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Il dott. Gaetano Baiunco è un cardiologo vegano ennese che oltre a spendersi con entusiasmo nella sua professione sviluppa passioni e idee veg. Ha fondato infatti un’azienda che si occupa di trasformazione di mandorle. E non solo: appena arriveranno tutte le autorizzazioni potrà produrre anche formaggi vegetali.

Dott. Baiunco, dove nasce il suo percorso personale vegano?

“Dalla constatazione che esiste un preponderante rapporto fra la tipologia di cibo che assumiamo, la sua quantità, la qualità e la galoppante incidenza di malattie degenerative che affliggono la popolazione. Anche dal fatto che nonostante i prodigiosi progressi della medicina, l’incidenza della mortalità è notevole nel Sud Italia. La gente nonostante sia trattata con decine di pillole al giorno se non cambia abitudini alimentari e soggetta a recidivanti eventi cardiovascolari e tumorali”.

Quindi la sua è una scelta prevalentemente salutistica e di prevenzione sanitaria, che certamente ha un substrato etico.

“Tutto il cibo proveniente dagli animali contiene una miriade di sostanze (ormoni grassi proteine etc..) intrinseche ad esso e spesso legate alla tipologia di allevamento intensivo e crudele. La quotidiana ingestione di questi alimenti comporta uno stimolo continuo verso il nostro organismo non fisiologico. Favorisce uno stato di acidosi metabolica quindi valori più bassi del ph del sangue. L’acidosi è l’anticamera delle malattie degenerative. Ma non basta evitare alimenti del genere; bisogna abolire il più possibile i grassi saturi e gli zuccheri semplici che nel quotidiano vengono proposti in varie preparazioni”.

Lei è un cardiologo e, facendo i dovuti distinguo, quanto beneficio trae il corpo di un vegano da chi consuma grassi anche se non in eccesso?

“Si, mi occupo di cardiologia clinica, tutti i giorni da decenni constato con mano quanto sia deleterio sul nostro corpo l’assunzione di grassi animali, anche in modica quantità, le arterie e gli organi bersaglio della malattia aterosclerotica, in maniera silenziosa o meglio priva di sintomi, degenerano e si posizionano in uno stato di malattia che facilmente viene documentata con la diagnostica strumentale a nostra disposizione. Inoltre i grassi e le proteine animali determinano un surplus di lavoro per il pancreas ed essi hanno portato, insieme alla spropositata ingestione di zuccheri, alla esplosione epidemica del diabete mellito. Il diabete rappresenta una ingravescente piaga dell’umanità”.

Al di là della sua professione lei ha avviato un’attività che riguarda la lavorazione e la trasformazione di mandorle e olio bio. Ci parli dell’idea, com’è nata e che riscontri ha avuto.

“La coscienza maturata nell’ultimo decennio ha fatto crescere la necessità di divulgare tali presupposti e cercare di togliere dagli occhi delle persone il tetro velo di ignoranza che le condanna ad una facile incidenza di malattie. La grande distribuzione del cibo e le mutate condizioni di socializzazione portano verso una erronea credenza di normalità delle pessime abitudini alimentari.Divulgare quanto siano sbagliate tali abitudini e cercare di cambiarle è il primum movens della mia attività di medico. La nostra terra da millenni ci ha offerto un habitat ideale per coltivare e produrre una miriade di alimenti ad alto potere salutistico. LA biodiversità, in Sicilia, è fra le più vaste al mondo. Diffondere un messaggio positivo alla gente e fornire, nel mio piccolo, prodotti che rappresentano una sorgente di salute incontrovertibile, è la motivazione verso la quale ho riposto le mie energie nella costituzione dell’azienda Casamandolio”.

Casa Mandolio, passione dal cuore della Sicilia

Altra idea quella di dare vita a un’azienda che possa produrre formaggi vegetali. Dove e quale sarà il suo progetto a proposito.

“Non nascondo il fatto che in passato uno degli alimenti da me preferiti è stato il formaggio, quasi onnipresente nelle tavole. Viene usato per legare insaporire ed esagerare il quantitativo di calorie ed i grassi introdotti con l’alimentazione. Le mutate attitudini mi hanno spinto a sviluppare la tecnologia produttiva per realizzare un prodotto che sia salutare e gustoso e che facilmente possa sostituire i prodotti industriali che anche se blasonati sono un attentato metabolico. Il laboratorio aziendale nasce con questa mission. Nel centro della Sicilia ormai diventata la zona di massima produzione di mandorle, risulta indispensabile chiudere la filiera, ossia trasformare il prodotto grezzo. La mandorla è un alimento ricco di calcio oligoelementi ed antiossidanti”.

Lei lavora a questi progetti alimentari da anni e anni

“Nel 2014 ho depositato la procedura per realizzare un prodotto che contiene solo la mandorla e poco altro. Le mie recenti conoscenze e sperimentazioni sono rivolte anche ai prodotti fermentati ma che avranno sempre la mandorla come protagonista. Ritengo che i prodotti vegetali al momento proposti sono un mix di grassi saturi di bassa qualità. Secondo la mia opinione sono tutt’altro che salutari”.

Lei vive a Enna, quale è stata la risposta del territorio di fronte all’alimentazione e allo stilo di vita vegano?

“Basta una parola per rispondere a questa domanda: alieno: oppure: “Ma che dice… senza carne senza proteine animali”. Insomma, mi sembra di predicare e combattere contro i mulini a vento. Ma i risultati sulle analisi di laboratorio e sui miglioramenti delle condizioni di salute sono dalla mia parte.
Faccio parte di un team di aziende Biologiche di Barrafranca che gestisce tre laboratori di trasformazione alimentare di assoluta qualità, ciò in relazione: all’assenza di ogni contaminazione chimica; all’attenzione di preservare le qualità salutistiche dei prodotti. Inoltre nel nostro team abbiamo depositato oltre 10 ricette e metodologie di preparazione proprietarie”.

Quali sono le aziende?

“L’ Azienda Agricola Elonora Cigna, l’Azienda Tartufo Siciliano, l’Azienda Balsi, l’Azienda Seminiamo ed un frantoio Ferreri di nuova generazione che permette il trattamento delle olive lo stesso giorno della raccolta, a freddo e cosa più importante solo due fasi di lavorazione ossia senza il separatore finale ad alta velocità che rompe le micelle di olio. Quindi la qualità del prodotto sia oleario che relativo agli altri trasformati e assoluta”.

La Sicilia che potenzialità potrà sviluppare da qui a qualche anno a proposito di veganismo? Parliamo di cibo ma anche di eccellenze intellettuali.

“La nostra isola ha infinite possibilità di diventare leader nella produzione di cibo di origine vegetale di alta qualità. Il nostro clima è unico per tale missione, la nostra biodiversità primeggia nel mondo. Faccio un esempio: in California (leader del mercato mondiale della mandorla) si producono solo due tipologie di mandorla nate da modificazioni genetiche. Esse sono prive del guscio duro quindi facilmente attaccabili dai parassiti. Pertanto le colture sono trattate continuamente con insetticidi che penetrano il frutto. Le coltivazioni sono irrigue pertanto il contenuto di oli vegetali è inferiore al 30% (la nostra mandorla supera il 55%). Il frutto è carico di aflatossine che rappresentano uno dei veleni di contaminazione alimentare più pericoloso. Diffondere queste notizie a chi si alimenta giornalmente con prodotti che trova presso la GDO è il primo passo verso una coscienza alimentare preventiva”.

Anche chi si occupa di sanità deve aggiornarsi con i tempi.

“Quasi la totalità degli operatori sanitari non ha ricevuto nozioni relative alla preparazione del cibo, conosce la sua composizione ma ignora la tecnologia preparativa e la mole di additivi chimici e quant’altro viene impiegato per un prodotto di massa. Non conosce la cultura vegana e spesso la considera come una privazione. La politica e chi gestisce i flussi di finanziamenti verso l’agricoltura è innanzitutto vittima delle multinazionali. E non ha le competenze per orientare verso una corretta alimentazione madre di tutte le malattie metaboliche degenerative e che favorisce il diffondersi delle malattie tumorali”.

Per provare a mutare questo stato di cose bisognerà faticare.

“La strada è fortemente in salita, ma passo dopo passo si otterrà sicuramente un lento ma inesorabile risultato. Il tritatutto del malcostume alimentare, delle comode abitudini di approvvigionamento del cibo è difficile da contrastare.
Il concetto Vegano = Diverso è difficile da demolire. Fornire dati epidemiologici e valide alternative alimentari è la strada giusta”.

Giovanni Finocchiaro

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Uno studio dell’autorevole “Lancet” dice che per impedire il collasso del pianeta dovremmo cambiare radicalmente dieta e sistemi di produzione alimentari, riducendo drasticamente i consumi di carne.

Salvare il pianeta si può. Cambiando drasticamente le nostre abitudini alimentari e i sistemi di produzione. Il consumo globale di frutta, verdura, noci e legumi dovrà raddoppiare, mentre il consumo di prodotti alimentari come la carne rossa e lo zucchero dovrà essere ridotto di oltre il 50 per cento. Ad affermarlo è uno dei più corposi studi scientifici mai realizzati e pubblicato oggi dalla commissione Eat-Lancet su cibo, pianeta e salute. La commissione, che riunisce 37 esperti provenienti da 16 paesi con competenze in materia di salute, nutrizione e sostenibilità ambientale, ha pubblicato la “Planetary Health Diet”, ovvero una dieta che, se applicata, porterebbe a ridurre le emissioni di gas serra a livelli compatibili con l’accordo di Parigi e a migliorare la salute dei 10 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050.

Il rapporto per la prima volta fornisce i target scientifici da perseguire per giungere ad un sistema di produzione alimentare sostenibile e ad una dieta sana all’interno dei confini del nostro pianeta. In questo senso lo studio fornisce quello che dovrebbe essere il regime alimentare giornaliero: il 35 per cento delle calorie (basato su un’assunzione di 2.500 kcal al giorno), dovrebbe provenire da cereali e tuberi, con 500 grammi di frutta e verdura al giorno; per quanto riguarda le fonti proteiche, queste dovrebbero essere principalmente vegetali, con la riscoperta dei legumi, ma con la possibilità di includere 100 grammi di carne rossa o di maiale la settimana (una porzione) e circa 200 grammi di pollame. Lo stesso dicasi per il pesce (200 grammi la settimana), mentre per i prodotti caseari il limite sarebbe di un bicchiere di latte al giorno.

“Questo rapporto non fa altro che confermare ciò che avevamo già indicato con l’Oms. Questa commissione ha rianalizzato i dati disponibili sul rapporto tra dieta e salute e conferma che una dieta a base di carboidrati, legumi, grassi insaturi è associata ad una minore mortalità, causata da malattie cardiovascolari e tumori”, afferma il dottor Francesco Branca, direttore del dipartimento della nutrizione per la salute e lo sviluppo dell’Oms. “Anzi si conferma che, se questa dieta venisse adottata a livello globale, si potrebbero salvare oltre 10 milioni di vite l’anno”. Una dieta equilibrata, molto simile a quella dei nostri nonni e genitori e praticata oggi in paesi come India, Indonesia o Centro America. “La novità di questo rapporto è indubbiamente il legame tra questo schema alimentare e l’impatto sull’ambiente. Le attuali tendenze di consumo non sono sostenibili. Bisogna cambiarle”, continua Branca. “Solo con un cambiamento dei nostri stili di vita potremmo affrontare il cambiamento climatico e le sfide ad esso legate”.

Le critiche, anche da parte del mondo scientifico, non mancano. Il professore di scienze e tecnologie alimentari Frédéric Leroy e il sociologo Martin Cohen in una lettera pubblicata sull’European food agency news, si chiedono se stia per partire una campagna globale contro la carne a favore di una dieta principalmente vegetariana. Nella lunga lettera si mostra come dietro a questa sorta di “movimento” si nascondano enormi interessi finanziari, che includono multinazionali del settore alimentare, enti di ricerca e famosi miliardari, concludendo che l’effetto della campagna Eat-Lancet “sembra non tanto promuovere il benessere degli animali quanto aprirsi ai nuovi e lucrosi mercati dell’industria agroalimentare” e “alimentare la fame dei governi per nuove tasse”. I due scienziati sono convinti che l’allevamento animale debba sì essere ottimizzato, ma che debba far parte della soluzione “per rendere i nostri ambienti e sistemi alimentari più sostenibili e le nostre popolazioni più sane”.

Dello stesso parere l’European dairy association che, con le parole del segretario generale Alexander Anton, conferma come latte e derivati offrano “una miscela unica di macro e micronutrienti, ricchi di calcio e vitamine essenziali. Le proteine del latte sono state riconosciute scientificamente e nella legislazione dell’Ue come la proteina più preziosa per il consumo umano”.

“La carne fornisce una nutrizione senza pari ed è una parte importante di una dieta equilibrata”, sottoliena Jean-Luc Meriaux segretario generale della Uecbv (l’industria europea della carne). Una dieta equilibrata che includa carne rossa assicura, senza bisogno di integratori, un apporto naturale adeguato di sostanze nutritive essenziali tra cui ferro, zinco e vitamine del gruppo B”.

A guardare bene lo studio non evoca un vegetarianesimo universale. Piuttosto “richiama all’importanza di un riequilibrio dei consumi animali. Lo scopo di questo rapporto è proprio di aprire un dibattito pubblico su questioni fondamentali”, conclude Branca. “E anzi riconosce l’importanza dei prodotti di origine animale, sopratutto in certe fasi della vita, sottolineando come ci siano ancora parti del mondo dove questi consumi siano ancora insufficienti”.

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Consumare più di 5 porzioni di frutta e verdura al giorno consente di ridurre dell’11% il rischio di contrarre questo tipo di cancro nelle donne: lo affermano i ricercadori di Harvard.

Mangiare sano premia sempre. Non è una novità. Oltre alle puntuali raccomandazioni dei nutrizionisti, anche i ricercatori dell’Università di Harvard hanno sottolineato l’importanza di una dieta corretta. Ebbene sì, aiuterebbe addirittura a ridurre il rischio di incorrere in alcune malattie. Tumore al seno in primis. Stando a quanto si legge sul Daily Mail, il loro studio (pubblicato sull’International Journal of Cancer) indicherebbe che alcuni alimenti, a tale proposito, sarebbero particolarmente benefici.

Tumore al seno: mangia più frutta e verdura

Analizzando i dati di 182.000 donne (in un arco di tempo pari a 37 anni) è emerso che, mangiando più di 5,5 porzioni di frutta e verdura al giorno, è possibile ridurre il rischio di tumore al seno dell’11% rispetto a chi, invece, ne consumava solo 2,5 porzioni. O anche meno. Soprattutto se i cibi in questione sono verdure della famiglia delle crucifere (broccoli) o di colore giallo o arancione. Come peperoni e carote
. Molte donne però fanno fatica a mangiare le dosi giornaliere (400 g) raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo studio

I partecipanti al Nurses’ Health Study e al Nurses’ Health Study II hanno compilato dei questionari relativi alla loro dieta ogni quattro anni. Questi hanno sottolineato che le donne che consumavano discrete quantità di tali alimenti avevano una delle basse probabilità di sviluppare il cancro al seno. Soprattutto tumori aggressivi come ER ed HER2. 

Gli scienziati, in passato, avevano già evidenziato che le fibre contenute in frutta e verdura fossero in grado di formare una sorta di protezione contro le cellule tumorali. La nuova ricerca ha scoperto che ciò è dovuto anche alla presenza (abbondante) di antiossidanti. Nonché di altri micronutrienti.

“I nostri risultati potrebbero fornire uno stimolo in più alle donne per aumentare i quantitativi di frutta e verdura da introdurre nella propria alimentazione” – ha precisato la Dott.ssa Heather Eliassen, coautore dello studio.

 

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Ecco perchè coltivarti il cibo è l’atto più rivoluzionario che tu possa compiere in un sistema politico marcio e corrotto.

Di Flavio Troisi


In USA è attivo un movimento di coltivatori urbani denominato Propaganda Gardening, un incrocio di guerrilla gardening e protesta, che si propone di risvegliare la coscienza politica attraverso il ritorno alla coltivazione su piccola scala. Farsi l’orto diventa così un atto politico, oltre che di salvaguardia personale. Il che non mi suona affatto strano. La permacultura è stata definita: “Rivoluzione travestita da giardinaggio.” Il punto non è votare per uno o l’altro, ma riportare il controllo della propria vita nelle mani di chi coltiva per se stesso e per la sua comunità.

Oggi voglio condividere con voi questo testo scritto da Alex Pietrowski, un artista e scrittore che si occupa di come preservare la salute e la libertà di avere uno stile di vita sano.

PERCHÉ COLTIVARTI IL CIBO È L’ATTO DI MAGGIORE IMPATTO CHE TU POSSA COMPIERE IN UN SISTEMA POLITICO CORROTTO
DI ALEX PIETROWSKI

Gli innovatori sociali più efficaci della nostra era non stanno aspettando che un nuovo presidente gli migliori la vita, stanno invece seminando, letteralmente, e attraverso l’atto rivoluzionario del giardinaggio, stanno ricostruendo le loro comunità mentre coltivano la propria indipendenza.

Ogni quattro anni in USA milioni di persone si appassionano intorno a come creare un mondo migliore all’interno di un contesto sempre più corrotto e assurdo. E se invece quell’energia venisse investita in qualcosa di meglio, qualcosa che migliori la vita direttamente e immediatamente, sia nella comunità che nel mondo in generale?

Il semplice atto di coltivarsi il cibo sfida la matrice del controllo in svariati modi, che è poi la ragione per cui alcune delle persone più consapevoli e determinate stanno prendendo le vanghe e cominciando a coltivare. Farlo è diventato una affermazione politica molto più significativa che sostenere un partito o un candidato.

Il Propaganda Gardening, una combinazione di guerrilla gardening e protesta politica, consiste nello sviluppare l’autosufficienza facendo una semplice, ma coraggiosa, affermazione riguardo al mondo che condividiamo, e le scelte di vita che compiamo.

Prendete ad esempio, Ron Finley, il guerrilla gardener di Los Angeles che inspira il mondo con verità paradossali su come il sistema alimentare industriale ci schiavizzi.

“Vivo in una prigione alimentare. È stata progettata nei minimi dettagli, come le carceri. Ma sono stanco di essere un detenuto. Così, mi sono detto, fatemi cambiare questo paradigma, fatemi coltivare il mio cibo. Posso farlo per scappare da questa vita predestinata cui sono stato abbonato contro la mia volontà.” – Ron Finley

COLTIVARTI IL CIBO SFIDA LO STATUS QUO IN TANTI DI QUEI MODI.

riduce la dipendenza da un sistema alimentare industriale inquinato accresce la salute e il benessere facendoti fare esercizio fisico e producendo cibo nutriente, ci libera dalla dipendenza da alcune medicine mina alla base Monsanto e l’industria agrochimica che sta inquinando il pianeta e provocando un ecocidio globale evidenzia che ci sono problemi di controllo burocratico/politico su chi vuole coltivare il proprio cibo
aiuta a costruire e guarire la comunità procurando luoghi in cui valga la pena di riunirsi e svolgere attività ci aiuta a rimediare ai danni che stiamo facendo all’ambiente con lo stile di vita consumistico ci protegge dall’insicurezza e dalla scarsità di cibo facilita un più vasto risveglio, dando un esempio da seguire ad altre persone.

Quando ci uniamo, consapevolezza e azione creano il tipo di cambiamento che un sistema di controllo rigido non può tollerare […]. Questa è azione reale, efficace, e se diventa sempre più normale fare orti nel proprio cortile o nell’isolato, assisteremo al ritorno di una società che non creeremo mai se ci limiteremo ad agire secondo i dettami del sistema. Che succede quando ti connetti con la Natura? Cosa succede quando di conseguenza trasformi la tuacomunità unendo i tuoi vicini con l’obiettivo di dare a tutti qualcosa di immenso valore?

 

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Questo articolo è stato in orgine pubblicato da Waking Times con licenza Creative Commons.

Tratto da: www.flaviotroisi.com


La Francia ha trovato la soluzione al problema degli sprechi alimentari nei supermercati e tutto il mondo dovrebbe imitarla. E’ tutto merito di Arash Derambarsh, un assessore che con la propria campagna contro gli sprechi alimentari ha portato alla nascita di una legge che costringe i supermercati francesi a donare il cibo avanzato in beneficenza.

Ora la sua speranza è che una legge analoga venga approvata a livello internazionale. Secondo Arash Derambarsh è scandaloso e assurdo che il cibo venga sprecato e in alcuni casi volutamente rovinato mentre i senzatetto, i poveri e i disoccupati muoiono letteralmente di fame o comunque faticano a procurarsi da mangiare.
Arash Derambarsh è un consigliere comunale di Courbevoie, a nord-ovest di Parigi. Per diffondere la propria campagna contro gli sprechi alimentari ha lanciato una petizione che in poco tempo ha raccolto 200 mila firme.

La sua proposta è stata accolta come emendamento all’interno di una legge più ampia, chiamata Loi Macron, che sta per essere approvata dall’Assemblea Nazionale francese. La legge vieterà ai supermercati di gettare il cibo che si avvicina alla data di scadenza e di utilizzare la candeggina per avvelenare il cibo da gettare, con lo scopo di allontanare le persone che si avvicinano ai bidoni dei rifiuti alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Ora Derambarsh vuole convincere i Paesi europei e il resto del mondo ad adottare divieti simili, dato che il cibo è alla base della nostra vita, un fattore essenziale della nostra esistenza. Ha iniziato la sua campagna per la raccolta e la distribuzione del cibo indesiderato a partire dal suo supermercato locale.
L’idea era quella di aiutare almeno 100 persone ogni giorno, a partire dalle madri con più figli, dai pensionati, dalle persone che percepiscono uno stipendio molto basso fino ai disoccupati e ai senzatetto, comprese le persone che vivono per strada e nei dormitori. La sua speranza è che il tema degli sprechi alimentari arrivi fino al COP21, la conferenza sul clima e sull’ambiente in programma a Parigi per dicembre 2015.

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fonte foto: theguardian.com

Ogni anno in Francia finiscono tra i rifiuti 7,1 milioni di tonnellate di cibo. La responsabilità non è soltanto dei consumatori e degli sprechi domestici, ma anche di ristoranti, aziende e supermercati. Se ogni supermercato donasse in beneficenza il cibo fresco avanzato o che è ancora commestibile nonostante la scadenza otterremmo una importante riduzione degli sprechi alimentari, intesi come rifiuti, e più persone in difficoltà avrebbero a disposizione pasti gratis. E’ davvero giunto il momento di cambiare le regole del gioco.

Marta Albè



Gli davano pochi mesi di vita, ma nell’arco di un anno il mondo di Giovanni Agnello, 83enne santacrocese, si è ribaltato. Dall’ultima tac, effettuata il 20 ottobre, il cancro risulta sparito. La metastasi polmonare, che negli ultimi tempi lo aveva anche immobilizzato a letto, non c’è più. A spiegare l’incredibile scoperta è la figlia Maria, ospite a Be4Eat 2014, che di mestiere fa la biologa nutrizionista. Ed è proprio il nuovo regime di dieta somministrato ad Agnello il vero responsabile di questo “miracolo”: “La tac di un anno fa, oltre ai danni polmonari, indicava una possibile invasione del canale midollare con tutte le conseguenze devastanti del caso – spiega Maria -. Invece l’ultimo responso medico è stato eccezionale: signora, mi ha detto l’oncologo, suo padre può morire di tutto, ma certo non di cancro”.

Schermata-2014-11-06-a-09.24.52Ma cosa è cambiato negli ultimi mesi? “In febbraio, stanche e affrante di vederlo soffrire in questo modo senza avere di fatto altre possibilità di cure (gli è stata prescritta solo una radioterapia mirata alle vertebre per rallentare l’avanzata del tumore), io e mia madre ci siamo messe d’impegno. Gli abbiamo fatto seguire una dieta totalmente vegetale e integrale, come quella consigliata dal prof. Campbell nei suoi studi, eliminando anche quel poco di alimenti di origine animale che si era tenuto stretti. Gli abbiamo somministrato dei succhi verdi, intramezzati tra i pasti. E ho continuato a sostenere il suo stato fisico con l’ausilio dei funghi. Era un tentativo di addolcirgli la vita che gli rimaneva, di dargli un po’ di forze e di togliergli se possibile qualche disturbo”.

Il cambio alimentare era avvenuto negli ultimi 3-4 anni ma si è intensificato dal novembre dell’anno scorso, quando i medici avevano sentenziato che non c’era più nulla da fare. Poi, da una nuova tac effettuata per scrupolo, è arrivata la notizia più lieta: “Si registra il 90 per cento di regressione della massa tumorale.

Vedevo che mio padre stava meglio e che il suo corpo rispondeva bene – racconta Maria -. Ma mai avrei pensato ad un risultato così forte e così veloce in una situazione tanto complicata e soprattutto così avanzata. Onestamente non posso affermare con assoluta certezza quale elemento abbia fatto la differenza. Quel che certo è che l’unica cosa che è stata cambiata nella sua terapia è stata l’alimentazione che si è fatta più rigorosa e dettagliata”.


Qui sotto trovate le due Tac prima e dopo:

tac-1

tac-2

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