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Si tratta di un prima e un dopo la foto degli occhi di qualcuno. Si può vedere c’è una differenza sorprendente. Inizialmente può essere difficile da credere. Probabilmente ti stai chiedendo “Ma come cambiano colore?”

Gli occhi sono lo specchio dell’anima dicevano gli antichi. Quante volte ci è stato detto “Hai gli occhi spenti” oppure “I tuoi occhi sono scintillanti”, ma che cosa significa? Questa immagine è una foto reale di Carly Fraser che dopo 6 anni di dieta crudista ha scoperto che i suoi occhi avevano cambiato profondamente colore, diventando più chiari e luminosi.
Gli occhi sono anche un indicatore del vostro equilibrio e benessere interno secondo una disciplina di medicina alternativa conosciuta come IRIDOLOGIA.

L’iridologia è una tecnica millenaria che ha permesso ai medici e guaritori di comprendere lo stato di salute di una persona senza dover fare analisi del sangue, ecografie, ecc ma solo osservando gli occhi del paziente, in particolare la parte colorata (l’iride). E’ tuttora molto utilizzata dopo che negli ultimi anni alcuni medici sono riusciti a stabilire una mappa della corrispondenza tra organi e zone dell’iride. Le macchie, le conformazioni e il colore dell’iride rappresentano la nostra situazione sia fisica che mentale, per questo durante la nostra vita spesso cambiamo il colore degli occhi ed anche altro guardando attentamente. La chiarezza degli occhi esprime quanto siamo puliti dentro e la scomparsa delle lacune è il segno che gli organi sono ritornati a funzionare.

Prima di andare avanti, è importante capire alcune cose di base circa gli occhi stessi. Il colore degli occhi è un tratto genetico che è influenzato dalle caratteristiche genetiche dei nostri genitori, ma non necessariamente conforme agli schemi regolari della genetica. Il colore degli occhi di un bambino, di conseguenza, non può essere previsto con precisione prima della sua nascita. Il diaframma è il componente colorato dell’occhio. Questo colore è determinato dal pigmento ‘melanina‘. Come un bambino incomincia a crescere, il colore degli occhi è soggetto a modifiche. Questo perché la concentrazione di melanina nell’iride continua a cambiare durante gli anni di formazione del bambino. Ciò che è interessante notare è che il colore degli occhi è variabile in larga misura.

Se gli occhi di un bambino possono cambiare nel corso dei primi anni di vita, perché non possono quelli di un adulto?

Dalla struttura dell’iride è possibile capire lo stato di salute, infatti ecco alcuni indicatori:

  • Lacune: mancanza di fibre in alcune aree dell’iride, indicano debolezza
  • Cripte: lesioni dell’iride, generalmente sono l’evoluzione di una lacuna
  • Lunette di Gerontoxon: anelli biancastri attorno all’iride composti da un deposito di lipidi (tipico dell’età senile)
  • Raggi solari: facile intuirne la forma, indicano intossicazioni varie
  • Pigmenti: ovvero diversi tipi di macchie dovute alle tossine
  • Anelli nervosi: in relazione, ovviamente, col sistema nervoso, possono essere di forma rotonda o ad arco
  • Capelli: segni sull’iride simili a masse di capelli, sono collegati ad un’intensa attività del sistema neurovegetativo

Carly Fraser, i cui occhi sono quelli in foto, racconta la sua storia di come ha cambiato dieta e dice:

“Le tossine e cibi non salutari che spesso si mangiano, possono essere viste nel nostro corpo attraverso i nostri occhi. Quando ero più giovane e nella mia adolescenza ho mangiato un sacco di patatine, caramelle, dolci, pizza, pane, zucchero e un sacco di altro cibo spazzatura. Mia mamma ha sempre fatto pasti cucinati in casa, ma erano ricchi di grassi e non contenevano il livello di salute richiesto dal mio corpo. Ho avuto grandi problemi digestivi, e sono diventata sovrappeso all’età di 8 e fino a 15 anni di età.
La nostra salute comincia nel colon, e quando si consumano cibi che aumentano il carico tossico nel corpo, ti stai “pestando” per dirla senza mezzi termini. Quando le cose non si muovono in modo efficiente e si diventa stitici, le tossine si accumulano nel colon a causa di eliminazione non corretta, e i nostri occhi riflettono direttamente questo effetto.
Quando ho cambiato dieta tutti i miei problemi di salute sono scomparsi. Non solo il colore è cambiato, ma le fibre dell’iride sono cambiate, e la lacuna nel mio occhio è completamente scomparsa. Se qualcuno è sovrappeso e ha gli occhi azzurri non significa che sia necessariamente in buona salute. Non è solo il colore, ma la struttura delle fibre che va valutata. Alcune aree di un occhio possono contenere un rivestimento giallastro che può indicare i livelli di acido solforico nel corpo e il livello di acidità negli organi e ghiandole. Per alcune persone, questo colore giallo è in grado di coprire tutta l’iride, facendo apparire un occhio come marrone o nocciola, quando il vero colore sotto è verde o blu.”

Il colore dell’occhio umano è determinato da un insieme di tre geni. Di questi tre, solo due sono chiaramente compresi dai genetisti. Il modo in cui i geni influenzano il colore occhio umano è molto più complesso di quanto si pensasse. I colori da soli non possono essere etichettati positivamente come dominanti o recessivi in ​​base alla loro saturazione e tonalità. Possibilità multiple sorgono quando due stringhe di DNA Ricombinante producono una nuova serie di geni unici per l’individuo. Ciò comporta che l’iride agisce come un’impronta digitale. Non ci sono due persone che condividono lo stesso modello.

Ecco come si suol dire che funziona: una dieta di cibi crudi è dimostrato migliori la circolazione, che a sua volta migliora la capacità del corpo di espellere le tossine dal corpo, e di conseguenza può cambiare la concentrazione di pigmento negli occhi. Tali effetti possono indurre la gente a sperimentare un cambiamento sorprendente nella loro visione, così come il colore degli occhi.

Uno studio dell’Università di Orebro, Svezia ha analizzato come gli occhi davvero siano lo specchio dell’anima. Gli scienziati svedesi, in un articolo pubblicato sulla rivista Biological Psychology, hanno infatti illustrato il modo in cui distinguere nevrotici, teneroni e impulsivi sulla base del loro iride.

I ricercatori hanno fotografato l’iride di 428 persone a cui è stato in seguito chiesto di riempire un questionario per determinare la loro personalità.  Gli studiosi hanno soprattutto guardato alle piccole lacune e cripte che si formano sull’iride quando la pupilla si dilata. Secondo i risultati dell’indagine, le persone con una prevalenza di cavità sarebbero più ‘calorose’ e tenere, quelle con una prevalenza di solchi più nevrotici, impulsivi e volubili. Gli scienziati hanno suggerito che il gene PAX6 – responsabile dello sviluppo dell’iride nell’embrione – potrebbe giocare un ruolo molto importante, in questo meccanismo. Infatti precedenti ricerche avevano mostrato che una mutazione in questo gene è legataall’impulsività e all’asocialità.

“Queste scoperte fanno capire che le persone con differenti iridi tendono a seguire diverse traiettorie caratteriali”

ha dichiarato Matt Larsson, che ha condotto lo studio “e differenze nell’iride potrebbero costituire biomarcatori della personalità“.

 

Il principale fautore di questo fenomeno è “Fully Raw Kristina“. Nel suo video spiega come i suoi occhi sono cambiati dal marrone al blu-verde grazie a una dieta vegan-crudista, con oltre 2 milioni di visualizzazioni.

 

 

Nel video di Kristina, è possibile vedere le foto di lei quando era una bambina e poi una giovane adulta con gli occhi marrone scuro. E poi … eccola, 8 anni dopo, con gli occhi nocciola, che stanno iniziando a diventare blu!

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di Laura Di Cintio


Per la dottoressa Silvia Goggi, co-autrice della pubblicazione, si tratta di “una pietra miliare in ambito scientifico”. Le linee guida aggiornate dicono “sì” alle diete a base vegetale nell’infanzia.

Una dieta vegana ben pianificata è adatta in tutte le fase della vita, anche nell’infanzia e soddisfa il fabbisogno di tutti i nutrienti: ad affermarlo ufficialmente arriva un articolo pubblicato in questi giorni sull’autorevole rivista scientifica Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics. La pubblicazione, che riprende le linee guida già stilate ne Il piatto Veg Junior a cura della dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), si presenta come una guida pratica per pianificare le diete a base vegetale (vegane e latto-ovo-vegetariane) nei bambini, dallo svezzamento all’adolescenza, ed è redatta da tre ricercatori italiani, tutti membri di SSNV:

  • la dottoressa Luciana Baroni, medico specialista in Neurologia e Geriatria con un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica e presidente SSNV;
  • la dottoressa Silvia Goggi, medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione;
  • il dottor Maurizio Battino, Professore Associato all’Università Politecnica delle Marche e direttore del Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana della medesima Università.

È interessante sottolineare come l’articolo sia open access, quindi fruibile gratuitamente da chiunque(professionisti e non), ma anche peer reviewed, ovvero validato attraverso una valutazione attenta da parte di altri esperti del settore, in modo da verificarne la veridicità del metodo e l’idoneità alla pubblicazione su riviste scientifiche specializzate. Si tratta di un articolo che incorpora le linee guida da seguire per la pianificazione delle diete plant based nell’infanzia e nell’adolescenza e che va ad aggiornare quelle del 2001, pubblicate sempre sulla stessa rivista.

Dieta vegan nei bambini: “Da adesso niente più scuse”

Una guida che dimostra come l’assunzione di tutti gli alimenti vegetali nell’ambito di una dieta equilibrata, adeguata alle diverse fasce d’età, consenta di raggiungere il fabbisogno di tutti i nutrienti indicato dai LARN, ovvero i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti indicati per la popolazione italiana dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana). A questo si aggiunge che il calcolo delle quantità di alimenti necessarie è stato effettuato tenendo conto esclusivamente di alimenti vegetali, e ciò significa che uova e latticini sono considerati alimenti opzionali e non necessari.

Bisogna sottolineare, inoltre, che queste linee guida risultano già in uso da tutti i medici che fanno parte della Rete Famiglia Veg, – un insieme di professionisti della nutrizione sparsi sul territorio italiano, competenti anche in materia di alimentazione vegetale – nonché dai professionisti che lavorano nell’ambulatorio milanese Baby Green, che esiste ormai da più di due anni ed è pensato per assistere adeguatamente anche le mamme e i loro bambini vegetariani e vegani.

“A questo punto non ci sono più scuse – ha dichiarato ai nostri microfoni la dottoressa Silvia Goggi – perché queste linee guida dimostrano ufficialmente e inequivocabilmente (se ancora ce ne fosse bisogno!) come le diete a base vegetale siano adatte sin dall’infanzia. Insomma, si tratta di un traguardo importantissimo perché da oggi nessuno potrà più dire che nella dieta vegana non c’è ferro, non c’è calcio, non si sono proteine a sufficienza per un bambino in crescita. Se un medico afferma il contrario, significa semplicemente che le sue conoscenze non sono aggiornate“.

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Mangiare vegan è considerato sempre più un modo efficace per vivere in modo sostenibile e i pregiudizi cominciano a “cadere” un po’ dappertutto, anche nell’esercito!

Il nuovo menù vegan-friendly delle truppe

D’ora in poi alle truppe finlandesi saranno serviti, tra gli altri, anche pasti a base vegetale. Il maggiore Eija Pulkki annuncia infatti che le forze armate integreranno il loro menù con due giorni completamente vegetariani sia a pranzo che a cena ogni settimana.

A questa novità fissa si aggiunge l’introduzione di pasti vegani, prima del tutto assenti. Nei nuovi menù vegan-friendly la carne sarà quindi alternata a proteine ​​ricavate dalla soia e da prodotti veg sostitutivi. Il progetto è quello di andare avanti progressivamente nella sostituzione dei derivati animali.

Una scelta coerente

E così dopo essersi introdotti nei palazzi del potere e nelle scuole i menù vegan sono riusciti a fare breccia addirittura nelle caserme, luoghi dove troppo spesso impera ancora il culto della forza fisica legata al consumo di carne.

E se il veg sta entrando in caserma rimangono davvero pochi posti inaccessibili!

La nuova “strategie militare” in chiave veg è stata proprio pensata dai finlandesi sia per migliorare la salute dei soldati che per ridurre il devastante impatto della produzione di carne sull’ambiente.

Tutti hanno capito che mangiare vegan è importante

Varie iniziative dei governi di tutto il mondo stanno finalmente sostenendo il veganismo come un modo concreto per combattere il cambiamento climatico. Da ultimo, solo pochi mesi fa, il ministro dell’agricoltura olandese ha presentato un report in cui emerge l’esigenza di diminuire drasticamente l’inquinamento derivato dalla produzione di carne e derivati nel paese.

D’altronde lo studio pubblicato recentemente su Science, basato su 40 alimenti che insieme rappresentano il 90% del cibo consumato in tutto il mondo, ha evidenziato come quelli di origine animale forniscono solo il 18% delle calorie e il 37% delle proteine, ma utilizzano l’83% dei terreni e producono quasi il 60% dei gas serra e dell’ inquinamento di aria e acqua.

Passare a un’alimentazione senza carne e derivati risparmia sia agli animali che al nostro pianeta una sofferenza non necessaria.

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Secondo un nuovo rapporto, le aziende di carne e latticini sono sulla buona strada per ottenere il primato tra le cause del cambiamento climatico.

La situazione è così grave che se prese insieme, le cinque principali aziende di questi settori sono già responsabili di più emissioni di ExxonMobil, Shell o BP.

Le basi dello studio

Per arrivare a questa conclusione, le organizzazioni no-profit Institute for Agriculture and Trade Policy e GRAIN hanno condotto un’analisi delle 35 maggiori aziende di carne e latticini.

Tra tutte, solo quattro società forniscono emissioni complete e stime credibili. Gli autori della ricerca hanno inoltre esaminato i provvedimenti compiuti da queste aziende per ridurre le emissioni. È stato così rilevato che solo sei avevano fissato obiettivi che includessero l’intera filiera di approvvigionamento. Peccato che questa sia la parte della produzione che produce fino al 90% delle emissioni totali.

Tutto ciò è possibile anche perché fino ad ora il problema non è stato mai veramente affrontato. I settori dell’energia e dei trasporti hanno subito negli ultimi anni forti pressioni e dovrebbero ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi di Parigi. Le grandi aziende di carne e prodotti lattiero-caseari sono invece sfuggite al controllo globale del loro contributo al cambiamento climatico.

Il consumo di carne e latticini è concentrato in Cina, Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Brasile, Argentina, Australia e Nuova Zelanda. Queste aree sono collettivamente responsabili di oltre il 60% delle emissioni globali pro capite di carne e prodotti lattiero-caseari, circa il doppio del resto del mondo.

Una soluzione c’è

Rivolgendosi al grande pubblico, l’autore principale dello studio descrive l’alimentazione vegana come “il più grande modo per ridurre il vostro impatto sul pianeta Terra”.

Questa ricerca mette in luce il problema ecologico che carne e latticini causano al nostro pianeta, tema fino ad ora oscurato. Le aziende possono prendere provvedimenti, ma la domanda di carne e latticini rimane in costante aumento. Se si vuole davvero incidere sul problema, siamo noi consumatori a doverlo fare e possiamo farlo con le nostre scelte quotidiane.

 

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Il cristianesimo ai suoi albori nacque come minoranza religiosa monoteista in un contesto politeista. Perseguitata durante l’Impero Romano d’Occidente (più imperatori diedero ordine di uccidere o ridurre in schiavitù chiunque la seguisse, e di bruciare le scritture ritenute sacre) fino al raggiungimento di una tolleranza, in breve tempo questa religione si diffuse fra le persone di ogni ceto sociale. La presenza di un solo dio e il suo esser in stretto collegamento con gli umani appartenenti al “creato” anziché indifferente come gli altri dei conquistarono innumerevoli animi stravolti da corruzione e mancanza di fiducia nel futuro.

Quando il cristianesimo divenne culto tutelato, protetto ed imposto da imperatori e re non tardò il fiorire di nuove interpretazioni delle Scritture stesse.

Durante l’età di mezzo fra l’epoca classica e quella rinascimentale che gli storici chiamano Medioevo, furono tante le piccole ramificazioni cristiane che si formarono e si che si diffusero trovando molte adesioni nei territori dell’attuale Europa.

Una delle sette del cristianesimo fu sicuramente quella Catara.
I Catari, detti anche Albigesi, avevano un’idea tutta propria del mondo.
Secondo il loro pensiero, tutto si ergeva su un dualismo quotidiano fra Dio e Satana. Una continua dialettica del bene contro il male.
Il termine utilizzato per definire questo movimento proviene dal latino catharus, “puro”, che sta ad indicare proprio la loro indole: essere più puri possibile, evitando di commettere peccato.
I maestri Catari seguivano dunque delle regole ben precise: essi conducevano una vita austera di estrema povertà, facevano voto di castità astenendosi dunque dall’avere rapporti sessuali e predicavano la parola di Dio. Oltre a queste caratteristiche, che si possono ritrovare in altri ordini minori come quello di Francesco d’Assisi, i Catari si differenziavano dalla religione cristiana del papato di Roma per il rifiuto più totale di cibi animali o prodotti dal coito degli animali stessi: niente carne, niente pesce e nemmeno derivati animali come i formaggi.

Chi seguiva queste regole poteva definirsi puro. Coloro che rispettavano tale condotta di vita senza metterla in pratica macchiavano la loro anima, cadendo nell’obbligo di doversi reincarnare nuovamente.

Un pensiero alquanto affascinante, quello cataro. Così affascinante e coinvolgente che la sua diffusione destò preoccupazione a Roma.

Nel 1208 Papa Innocenzo III (Lotario dei Conti da Segni, 1198 – 1216) avviò una crociata contro i Catari, che vivevano piccoli villaggi prevalentemente nel sud della Francia.
Tutti coloro che ne facevano parte vennero giudicati eretici e massacrati dal nascente Tribunale dell’Inquisizione, che a partire da quel secolo portava avanti indagini autonomamente.

Una forma di pensiero messa a tacere dunque con violenza e morte.

Perché riportare alla mente questi fatti?
Perché è per me spontaneo ricollegarmi a questo capitolo della storia umana ogni qualvolta sento dirmi che il veganismo è una moda del XXI secolo costretta a morire.

Sebbene non si abbiano documentazioni sul concreto motivo che spinse tale collettività ad abbandonare il consumo di animali e derivati, sappiamo grazie a fonti scritte che essa viveva con una dieta a base vegetale, e che ciò fu uno dei motivi che spinsero la Chiesa a mettere a tacere tale interpretazione. Il consumo di animali rientrava dunque fra i “peccati” dai quali astenersi. Probabilmente i maestri, nel più totale rifiuto del sesso, non accettavano l’idea di alimentarsi con corpi nati proprio da tale unione.

Circa sette secoli dopo, nel 1944, il rifiuto dei corpi animali e dei loro derivati come cibo ha fatto il suo ingresso fra le tendenze umane grazie a Donald Watson, fondatore di The Vegan Society. Watson affermò che le altre specie non solo non dovevano esser viste come cibo, ma che esse non avevano l’obbligo di fungere da macchinari di produzione (latte, uova, miele) per il genere umano. Tale idea generò una scissione nel gruppo di appartenenza, la Vegetarian Society inglese già esistente da almeno un secolo.

Se il pensiero filovegano cataro fu ostacolato e represso con violenza e morte, fortunatamente quello watsiano è giunto fino a noi, dando origine ad un cambiamento profondo dell’intera umanità appena cominciato e tutt’oggi in atto.

Quando qualcuno dirà in vostra presenza che il veganismo è frutto di vizi e capricci di noi figli del secondo millennio, invitatelo cortesemente a divorare un libro di storia, soprattutto quella medievale.

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L’attore, impegnato nella salvaguardia ambientale, ha investito nella start-up Beyond Meat, che produce alimenti “alternativi” alla carne.

Beyond meat, start-up che produce alimenti 100% vegetali che ricordano per sapore e consistenza la carne animale ma senza il suo impatto disastroso sull’ambiente, ha fin da subito attratto su di sé l’attenzione e il sostegno economico di grandi nomi. Dopo Bill Gates e i fondatori di Twitter, ora è la volta di Leonardo DiCaprio, celebre attore e regista statunitense da tempo impegnato nella causa ambientalista, che ha condiviso la notizia sul proprio profilo Twitter.

Come ricorderete non sono mancati gli investimenti cospicui per la salvaguardia ambientale da parte dell’attore, che lo scorso anno ha anche prodotto e interpretato “Before the flood”, documentario sul surriscaldamento globale e ha dato il suo contributo per rendere disponibile sulla piattaforma Netflix il documentario Cowspiracy, che denuncia le organizzazioni ambientaliste che non prendono posizione netta contro gli allevamenti intensivi.

Ora l’attore pare aver preso una posizione più netta contro il consumo di carne e gli allevamenti intensivi, che sappiamo essere un disastro a livello ambientale: basti pensare che, da soli, questi ultimi sono responsabili dell’emissione del 51% di tutti i gas serra prodotti dall’uomo, oltre che del consumo di enormi quantità di acqua e terreno – spesso sottratto alle foreste, “polmoni verdi” del pianeta – per fare spazio alle colture destinate a foraggiare gli animali. “L’allevamento del bestiame dà un importante contributo alle emissioni di carbonio”- ha infatti dichiarato l’attore.

Il passaggio dalla carne animale alle carni vegetali sviluppato da Beyond Meat è una delle misure più potenti che si possa adottare per ridurre l’impatto sul clima. La capacità dell’azienda di creare carni appetitose e salubri direttamente dalle piante avrà un ruolo molto importante per aiutare i consumatori a ridurre il proprio il proprio contributo al cambiamento climatico”

Certo, la mossa di DiCaprio non è vantaggiosa solo per l’ambiente, ma anche dal punto di vista strettamente economico: il settore degli alimenti “alternativi” alla carne e derivati è infatti in continua espansione, tanto che pare che sarà valutato globalmente oltre 5,2 miliardi di dollari entro il 2020. Considerando che l’industria della carne vale circa 1 trilione di dollari, c’è un’incredibile possibilità per le aziende e gli investitori “alternativi” di contribuire a creare un futuro diverso per la nostra alimentazione.

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