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Il primo cashmere vegan è stato lanciato da una start-up di Toronto. 100% cruelty-free, è realizzato con un mix di fibre naturali e sintetiche.

di LAURA DI CINTIO – 16 NOVEMBRE 2018


La morbidezza di un tessuto pregiato, realizzato però senza sfruttamento animale: questo è il cashmere vegan, l’obiettivo perseguito (e raggiunto) dalla start-up canadese Manon, con sede a Toronto, che realizza cappotti da donna 100% cruelty free.

I cappotti in cashmere vegan amici degli animali

Fondata da Katharine Bozek, Manon, l’azienda all’origine del cashmere vegan, ha investito oltre 100 mila dollari per creare questa nuova linea di abbigliamento, che comprende nove cappotti differenti tra modelli doppiopetto in stile vintage e altri in stile contemporaneo e minimal. Al dubbio che si tratti di abbigliamento outwear troppo leggero per i rigori invernali, l’azienda risponde spiegando che tutti i capi sono realizzati con un tessuto a tre strati: cashmere vegan realizzato con fibre naturali e sintetiche, uno strato isolante termico in Thinsulate e un rivestimento in raso isolante contro il vento.

«Per ispirare gli altri a seguire i loro sogni, come ho fatto io – dichiara la fondatrice di Manon – il nostro designer ricama un messaggio motivazionale su ogni cappotto, come I am beautiful (Sono bella), I am amazing (Sono fantastica) e Follow your joy(Segui la tua gioia)». Un risultato davvero notevole, anche se l’azienda non ha intenzione di fermarsi qui: è infatti attiva una raccolta fondi attraverso la piattaforma di crowdfunding Kickstarter per incrementare la produzione e, attualmente, sono in lavorazione quattro modelli di cappotti aggiuntivi per la prossima stagione, oltre a progetti riguardo a cappotti e parka da uomo con inserti in pelliccia 100% cruelty-free, con cinque strati di tessuto termico isolante. Un calda e soffice rivoluzione quella del cashmere vegan!

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I Millenial sono più sensibili verso gli animali e grazie a loro le abitudini alimentari stanno cambiando. In occasione del World Vegan Day, la LAV fa sapere che i nati tra il 1980 e il 2000 sono sempre più vegan e trascinano così un mercato alimentare in crescita esponenziale. Ecco cosa c’è da sapere.

In occasione del World Vegan Day 2018, che si celebra l’1 novembre, la LAV fa sapere che a guidare il cambiamento alimentare esponenziale sono i Millenial, cioè i nati tra il 1980 e il 2000, che, grazie ad una maggior conoscenza e cultura, sono sempre più sensibili alla sofferenza animale e alle loro scelte alimentari.

World Vegan Day. Il World Vegan Day si celebre l’1 novembre dal 1940, quando cioè è stata fondata la Vegan Society britannica e, in occasione di questa giornata, si promuove la scelta vegan, soprattutto nei suoi aspetti etici di rispetto e affermazione dei diritti di tutti gli animali. “Da allora il termine vegan è passato dall’essere un neologismo al definire l’ormai ampia categoria di persone che opta per alimentazione e stile di vita che non prevedono alcun genere di sfruttamento degli animali” spiegano dalla LAV.

Sempre più veg. In questi anni il numero di consumatori di alimenti veg è cresciuto esponenzialmente, così come quello dei prodotti di alternative vegetali alla carne che nel 2017 ha raggiunto quota 4 miliardi di dollari con un tasso di crescita previsto per il 2025 del 7,6%. In generale la vendita dei prodotti veg è aumentata del 20% rispetto all’anno scorso, del 50% se consideriamo i ‘formaggi’, burro, yogurt, gelati e panne vegan e del 9% parlando invece delle bevande veg.

Millenial più sensibili. “Il sensibile spostamento verso le alternative 100% veg è guidato dalla generazione dei Millennial che, cresciuta in un’epoca caratterizzata da informazione continua e sensibilizzazione su origine del cibo, aspetti etici relativi agli animali e impatto ambientale degli allevamenti (rispetto all’emissione di sostanze inquinanti e al massiccio assorbimento di risorse) sta imprimendo una svolta decisa alle abitudini a tavola, sia in casa che fuori” spiegano dalla LAV.

 

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Assegnato alle commissioni competenti al Senato il ddl volto a tutelare le scelte alimentari vegetariana e vegana. Multe salate a chi non offre menu veg nelle mense, scuole e ristoranti convenzionati con luoghi lavoro. Le novità e il testo di Lucia Izzo – Il “veg” da scelta etica ha assunto negli ultimi anni sempre più i contorni di una vera e propria “tendenza” in ambito sociale e culturale. Un fenomeno che ha cambiato lo stile di vita di molti consumatori i quali hanno riconosciuto alle produzioni vegetariane e vegane un maggior valore non solo etico, ma anche salutistico e qualitativo. Scelta vegana per 6 milioni di italiani.

Una crescita confermata dai dati statistici: secondo una ricerca Mintel che ha analizzato i mercati internazionali, nell’ultimo anno (luglio 2017 – giugno 2018) tra tutti gli alimentari e le bevande lanciati sui mercati, ben l’11% erano vegetariani e il 5% vegani, quest’ultimi quasi triplicati negli ultimi cinque anni con una crescita del +175%.

E l’Italia non è da meno: a partire dal 2002, il numero di vegetariani e vegani nel nostro paese è raddoppiato, passando da 3 a 6 milioni. Secondo il Rapporto Eurispes 2018, in Italia il 6,2% del campione analizzato si dichiara vegetariano, valore in crescita rispetto alla rilevazione del 2017 di 1,6 punti percentuali (erano il 6,5 per cento nel 2014; il 5,7 per cento nel 2015; il 7 per cento nel 2016 e il 4,6 per cento nel 2017).

Il ddl a tutela dell’alimentazione vegetariana e vegana.

Non sorprende, dunque, che la dieta “veg” sia diventata oggetto di un disegno di legge: il d.d.l. recante “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”, d’iniziativa della senatrice Gabriella Giammanco (FI-BP), presentato nei mesi scorsi è stato assegnato alle competenti commissioni al Senato per l’esame.

“Scegliere l’alimentazione vegetariana o vegana – si legge nella relazione introduttiva – rappresenta un importante passo per bandire dalla nostra vita la violenza verso miliardi di animali e verso l’ecosistema”.

Nonostante molti consumatori abbiano deciso di bandire dalla propria tavola gli alimenti di derivazione animale, nel rispetto non solo dei diritti degli animali, ma anche di protezione e tutela dell’ambiente, “le persone che abbracciano questo tipo di scelta, in particolar modo i vegani, incontrano molte difficoltà quando mangiano fuori casa e in particolare nelle mense”.

Secondo la senatrice Giammarco, le difficoltà che incontrano coloro che seguono una dieta vegetariana o vegana nel trovare pasti completi e bilanciati (senza carne, pesce o ingredienti di origine animale), contrastano con i princìpi di uguaglianza sanciti nella Costituzione, secondo cui lo Stato e la pubblica amministrazione devono garantire un medesimo trattamento a tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso, dalla religione e da ogni diverso tipo di orientamento.

Alimentazione vegana e vegetariana

Ed è qui che interviene il d.d.l., affinché possano essere garantite alternative alimentari vegetariane e vegane, promuovendo “la tutela della libertà di scelta relativa alla propria alimentazione”, un progetto sostenuto da migliaia di cittadini che avevano già firmato una petizione promossa e depositata nella XV legislatura sia al Senato che alla Camera.

Il provvedimento si compone di 8 articoli che si occupano di illustrare le finalità della legge, di definire i termini “vegetariano e vegano”, ma anche di individuare i luoghi che devono sempre assicurare l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e vegana.

In particolare, ai sensi della legge, si intenderebbe “vegetariana” l’alimentazione che esclude carne, pesce e altri alimenti derivati dall’uccisione di animali, mentre per “vegana” quella che esclude, oltre agli alimenti indicati in precedenza, anche latte e suoi derivati, uova, miele e qualsiasi altro alimentodi origine animale.

Menù vegetariani e vegani nelle scuole e nelle mense

L’art. 3, in particolare, elenca una serie di luoghi nei quali dovrà essere sempre assicurata e pubblicizzata l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e di una vegana, strutturate in modo da assicurare un apporto bilanciato di tutti i nutrienti, in alternativa alle pietanze contenenti prodotti o ingredienti di origine animale previste dal menu convenzionale

Tali luoghi sarebbero, nel dettaglio: mense pubbliche, convenzionate, private o che svolgono in qualsiasi modo servizio pubblico; mense che svolgono servizio per le scuole di qualsiasi ordine e grado, compresi gli asili nido; mense universitarie; luoghi in cui i lavoratori consumano i propri pasti a causa dell’impossibilità di fare rientro per il pasto al proprio domicilio, quali bar e ristoranti convenzionati con i luoghi di lavoro.

Istituti alberghieri: arrivano le lezioni di gastronomia vegana

Il d.d.l. prevede anche che nei programmi didattici destinati agli istituti professionali alberghieri e agli istituti professionali per i servizi alberghieri e ristorativi debbano essere insegnate nozioni di nutrizione, gastronomia e ristorazione vegetariane e vegane.

Inoltre, gli studenti contrari alla violenza sugli esseri viventi potranno essere autorizzati dalle competenti autorità scolastiche ad essere esentati dalle lezioni didattiche pratiche su alimenti di origine animale.

Multe fino a 18mila euro per chi non prevede il menù veg

In caso di violazioni delle disposizioni del d.d.l., le sanzioni ipotizzate appaiono abbastanza severe: oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 a 18.000 euro, il trasgressore potrebbe vedersi sospesa la licenza di esercizio per la durata di trenta giorni lavorativi.

In caso di recidiva, la sanzione amministrativa pecuniaria sarebbe aumentata di un terzo e la licenza di esercizio revocata.

Autore: Lucia Izzo
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Si tratta di un prima e un dopo la foto degli occhi di qualcuno. Si può vedere c’è una differenza sorprendente. Inizialmente può essere difficile da credere. Probabilmente ti stai chiedendo “Ma come cambiano colore?”

Gli occhi sono lo specchio dell’anima dicevano gli antichi. Quante volte ci è stato detto “Hai gli occhi spenti” oppure “I tuoi occhi sono scintillanti”, ma che cosa significa? Questa immagine è una foto reale di Carly Fraser che dopo 6 anni di dieta crudista ha scoperto che i suoi occhi avevano cambiato profondamente colore, diventando più chiari e luminosi.
Gli occhi sono anche un indicatore del vostro equilibrio e benessere interno secondo una disciplina di medicina alternativa conosciuta come IRIDOLOGIA.

L’iridologia è una tecnica millenaria che ha permesso ai medici e guaritori di comprendere lo stato di salute di una persona senza dover fare analisi del sangue, ecografie, ecc ma solo osservando gli occhi del paziente, in particolare la parte colorata (l’iride). E’ tuttora molto utilizzata dopo che negli ultimi anni alcuni medici sono riusciti a stabilire una mappa della corrispondenza tra organi e zone dell’iride. Le macchie, le conformazioni e il colore dell’iride rappresentano la nostra situazione sia fisica che mentale, per questo durante la nostra vita spesso cambiamo il colore degli occhi ed anche altro guardando attentamente. La chiarezza degli occhi esprime quanto siamo puliti dentro e la scomparsa delle lacune è il segno che gli organi sono ritornati a funzionare.

Prima di andare avanti, è importante capire alcune cose di base circa gli occhi stessi. Il colore degli occhi è un tratto genetico che è influenzato dalle caratteristiche genetiche dei nostri genitori, ma non necessariamente conforme agli schemi regolari della genetica. Il colore degli occhi di un bambino, di conseguenza, non può essere previsto con precisione prima della sua nascita. Il diaframma è il componente colorato dell’occhio. Questo colore è determinato dal pigmento ‘melanina‘. Come un bambino incomincia a crescere, il colore degli occhi è soggetto a modifiche. Questo perché la concentrazione di melanina nell’iride continua a cambiare durante gli anni di formazione del bambino. Ciò che è interessante notare è che il colore degli occhi è variabile in larga misura.

Se gli occhi di un bambino possono cambiare nel corso dei primi anni di vita, perché non possono quelli di un adulto?

Dalla struttura dell’iride è possibile capire lo stato di salute, infatti ecco alcuni indicatori:

  • Lacune: mancanza di fibre in alcune aree dell’iride, indicano debolezza
  • Cripte: lesioni dell’iride, generalmente sono l’evoluzione di una lacuna
  • Lunette di Gerontoxon: anelli biancastri attorno all’iride composti da un deposito di lipidi (tipico dell’età senile)
  • Raggi solari: facile intuirne la forma, indicano intossicazioni varie
  • Pigmenti: ovvero diversi tipi di macchie dovute alle tossine
  • Anelli nervosi: in relazione, ovviamente, col sistema nervoso, possono essere di forma rotonda o ad arco
  • Capelli: segni sull’iride simili a masse di capelli, sono collegati ad un’intensa attività del sistema neurovegetativo

Carly Fraser, i cui occhi sono quelli in foto, racconta la sua storia di come ha cambiato dieta e dice:

“Le tossine e cibi non salutari che spesso si mangiano, possono essere viste nel nostro corpo attraverso i nostri occhi. Quando ero più giovane e nella mia adolescenza ho mangiato un sacco di patatine, caramelle, dolci, pizza, pane, zucchero e un sacco di altro cibo spazzatura. Mia mamma ha sempre fatto pasti cucinati in casa, ma erano ricchi di grassi e non contenevano il livello di salute richiesto dal mio corpo. Ho avuto grandi problemi digestivi, e sono diventata sovrappeso all’età di 8 e fino a 15 anni di età.
La nostra salute comincia nel colon, e quando si consumano cibi che aumentano il carico tossico nel corpo, ti stai “pestando” per dirla senza mezzi termini. Quando le cose non si muovono in modo efficiente e si diventa stitici, le tossine si accumulano nel colon a causa di eliminazione non corretta, e i nostri occhi riflettono direttamente questo effetto.
Quando ho cambiato dieta tutti i miei problemi di salute sono scomparsi. Non solo il colore è cambiato, ma le fibre dell’iride sono cambiate, e la lacuna nel mio occhio è completamente scomparsa. Se qualcuno è sovrappeso e ha gli occhi azzurri non significa che sia necessariamente in buona salute. Non è solo il colore, ma la struttura delle fibre che va valutata. Alcune aree di un occhio possono contenere un rivestimento giallastro che può indicare i livelli di acido solforico nel corpo e il livello di acidità negli organi e ghiandole. Per alcune persone, questo colore giallo è in grado di coprire tutta l’iride, facendo apparire un occhio come marrone o nocciola, quando il vero colore sotto è verde o blu.”

Il colore dell’occhio umano è determinato da un insieme di tre geni. Di questi tre, solo due sono chiaramente compresi dai genetisti. Il modo in cui i geni influenzano il colore occhio umano è molto più complesso di quanto si pensasse. I colori da soli non possono essere etichettati positivamente come dominanti o recessivi in ​​base alla loro saturazione e tonalità. Possibilità multiple sorgono quando due stringhe di DNA Ricombinante producono una nuova serie di geni unici per l’individuo. Ciò comporta che l’iride agisce come un’impronta digitale. Non ci sono due persone che condividono lo stesso modello.

Ecco come si suol dire che funziona: una dieta di cibi crudi è dimostrato migliori la circolazione, che a sua volta migliora la capacità del corpo di espellere le tossine dal corpo, e di conseguenza può cambiare la concentrazione di pigmento negli occhi. Tali effetti possono indurre la gente a sperimentare un cambiamento sorprendente nella loro visione, così come il colore degli occhi.

Uno studio dell’Università di Orebro, Svezia ha analizzato come gli occhi davvero siano lo specchio dell’anima. Gli scienziati svedesi, in un articolo pubblicato sulla rivista Biological Psychology, hanno infatti illustrato il modo in cui distinguere nevrotici, teneroni e impulsivi sulla base del loro iride.

I ricercatori hanno fotografato l’iride di 428 persone a cui è stato in seguito chiesto di riempire un questionario per determinare la loro personalità.  Gli studiosi hanno soprattutto guardato alle piccole lacune e cripte che si formano sull’iride quando la pupilla si dilata. Secondo i risultati dell’indagine, le persone con una prevalenza di cavità sarebbero più ‘calorose’ e tenere, quelle con una prevalenza di solchi più nevrotici, impulsivi e volubili. Gli scienziati hanno suggerito che il gene PAX6 – responsabile dello sviluppo dell’iride nell’embrione – potrebbe giocare un ruolo molto importante, in questo meccanismo. Infatti precedenti ricerche avevano mostrato che una mutazione in questo gene è legataall’impulsività e all’asocialità.

“Queste scoperte fanno capire che le persone con differenti iridi tendono a seguire diverse traiettorie caratteriali”

ha dichiarato Matt Larsson, che ha condotto lo studio “e differenze nell’iride potrebbero costituire biomarcatori della personalità“.

 

Il principale fautore di questo fenomeno è “Fully Raw Kristina“. Nel suo video spiega come i suoi occhi sono cambiati dal marrone al blu-verde grazie a una dieta vegan-crudista, con oltre 2 milioni di visualizzazioni.

 

 

Nel video di Kristina, è possibile vedere le foto di lei quando era una bambina e poi una giovane adulta con gli occhi marrone scuro. E poi … eccola, 8 anni dopo, con gli occhi nocciola, che stanno iniziando a diventare blu!

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Intervista andata in onda sulla Rai:


Eccomi finalmente a scrivere la storia. Sono stata sempre anemica, ricordo gli integratori che tutti gli anni in primavera il dottore mi prescriveva.

A 23 anni avevo tutti i valori: ferro, sodio, calcio, potassio a meno della metà, ho scoperto la CELIACHIA e pensavo che con l’alimentazione senza glutine, una volta ricostruiti i villi, avrei finalmente risolto anche l’anemia.

Ma così non è stato nonostante abbia preso integratori di ferro in pasticca, flebo e punture ed abbia mangiato molta carne, specie di cavallo, sempre su indicazione medica. Mi ritrovavo sempre punto e a capo con l’anemia.

A 38 ho deciso di non mangiare più carne e di fare immediatamente le analisi in modo da non attribuire eventuali carenze di ferro alla nuova alimentazione vegetariana e per vedere le differenze. Chiaramente avevo il ferro basso e la ferritina a 4 (valore minimo = 10), la dottoressa decide di prescrivermi l’ennesimo integratore e davanti alle mie resistenze opta per qualcosa di naturale: l’acqua ferrosa. Me ne prescrive almeno due scatole, da ripetere il mese successivo.

Ne compro una sola e sulla scatola è scritto che mentre la vitamina C aiuta l’assorbimento del ferro; the, caffè, cioccolato, latte e latticini RIDUCONO l’assorbimento del ferro. Decido di usare solo quella scatola e di passare direttamente ad una dieta vegana. (Il mio pensiero è stato: se queste sostanze riducono l’assorbimento del ferro che noi dovremmo avere in una certa quantità, non sono sostanze previste per la nostra alimentazione).

Ripeto le analisi dopo 2 mesi e la ferritina è già salita a 6, dopo 11 mesi è a 24!!! Un valore che non ricordo di aver mai avuto! 🙂

Il ferro contenuto nella verdura cruda, nei semi ma anche nella frutta non ha rivali, tanto più se si eliminano quelle sostanze che riducono l’assorbimento del ferro.

Chiaramente questo parlando solo dell’anemia ed escludento tutti gli altri benefici.

Sono riportati di seguito i risultati delle 3 analisi effettuate.
  • 1° analisi effettuata il 14/10/2009 Ferritina = 4 ng/mL
  • 2° analisi effettuata il 16/12/2009 Ferritina = 6 ng/mL (2 mesi dopo)
  • 3° analisi effettuata il 14/09/2010 Ferritina = 24 μg/L (11 mesi dopo)

(Fonte)