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La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce fa il frutto e poi muore.
E noi dobbiamo ricomprarlo. In natura invece quel seme avremmo potuto ripiantarlo infinite volte e avremmo sempre avuto il frutto.

Questo porterà alla più grave perdita per l’umanità: la perdita della sovranità alimentare.

Ascoltate le parole di Erri De Luca intervistato a Indovina Chi Viene A Cena, Rai3

La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce fa il frutto e poi muore. E noi dobbiamo ricomprarlo. In natura invece quel seme avremmo potuto ripiantarlo infinite volte e avremmo sempre avuto il frutto. Questo porterà alla più grave perdita per l'umanità: la perdita della sovranità alimentare.Ascoltate le parole di Erri De Luca intervistato a Indovina Chi Viene A Cena, Rai3

Опубліковано Mirko Busto Четвер, 20 жовтня 2016 р.

 

I Millenial sono più sensibili verso gli animali e grazie a loro le abitudini alimentari stanno cambiando. In occasione del World Vegan Day, la LAV fa sapere che i nati tra il 1980 e il 2000 sono sempre più vegan e trascinano così un mercato alimentare in crescita esponenziale. Ecco cosa c’è da sapere.

In occasione del World Vegan Day 2018, che si celebra l’1 novembre, la LAV fa sapere che a guidare il cambiamento alimentare esponenziale sono i Millenial, cioè i nati tra il 1980 e il 2000, che, grazie ad una maggior conoscenza e cultura, sono sempre più sensibili alla sofferenza animale e alle loro scelte alimentari.

World Vegan Day. Il World Vegan Day si celebre l’1 novembre dal 1940, quando cioè è stata fondata la Vegan Society britannica e, in occasione di questa giornata, si promuove la scelta vegan, soprattutto nei suoi aspetti etici di rispetto e affermazione dei diritti di tutti gli animali. “Da allora il termine vegan è passato dall’essere un neologismo al definire l’ormai ampia categoria di persone che opta per alimentazione e stile di vita che non prevedono alcun genere di sfruttamento degli animali” spiegano dalla LAV.

Sempre più veg. In questi anni il numero di consumatori di alimenti veg è cresciuto esponenzialmente, così come quello dei prodotti di alternative vegetali alla carne che nel 2017 ha raggiunto quota 4 miliardi di dollari con un tasso di crescita previsto per il 2025 del 7,6%. In generale la vendita dei prodotti veg è aumentata del 20% rispetto all’anno scorso, del 50% se consideriamo i ‘formaggi’, burro, yogurt, gelati e panne vegan e del 9% parlando invece delle bevande veg.

Millenial più sensibili. “Il sensibile spostamento verso le alternative 100% veg è guidato dalla generazione dei Millennial che, cresciuta in un’epoca caratterizzata da informazione continua e sensibilizzazione su origine del cibo, aspetti etici relativi agli animali e impatto ambientale degli allevamenti (rispetto all’emissione di sostanze inquinanti e al massiccio assorbimento di risorse) sta imprimendo una svolta decisa alle abitudini a tavola, sia in casa che fuori” spiegano dalla LAV.

 

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La mela è un frutto molto comune, ottimo anche per uno spuntino sano e ideale, nutriente e sugoso, fornisce anche poche calorie, provenienti quasi esclusivamente dal fruttosio, uno zucchero semplice, sono anche ricche di proprietà benefiche per il nostro intestino grazie alla sua capacità purificante e il suo contenuto di pectina in grado di combattere il colesterolo presente nel sangue.


La mela, un potente rimedio contro l’ansia e la fame e prezioso alleato del nostro intestino

Le mele contengono discrete quantità di vitamina C, sono una fonte di fibre, di vitamine A – C, minerali, micronutrienti e ricca d’acqua. Ne esistono molte varietà con caratteristiche diverse, ma tutte svolgono un’attività antiossidante, che protegge l’organismo dai danni dei radicali liberi. Svolgono un’azione drenante sulle vie polmonari e tonificanti per i bronchi.
La vitamina A favorisce la secrezione del muco intestinale, che contiene un enzima che ha azione distruttiva sui batteri infettivi dell’intestino, per questo la mela è considerata un rimedio naturale con azione di disinfettante intestinale.

La Mela e la vitamina C

La mela è ricca di vitamina C, che si concentra in maggior parte nella buccia del frutto maturo, da qui l’importanza di acquistare mele biologiche o comunque non trattate chimicamente, il contenuto della vitamina C della mela è di circa 10 mg ogni 100 grammi, una parte importante dell’apporto giornaliero. Tra i minerali della mela troviamo il potassio, che ha un ruolo importante nella contrazione muscolare. Contiene oligoelementi, tra cui il rame che contribuisce alla costituzione del sangue.

Le Mele sono in grado di combattere lo stato d’ansia

Un recente studio pubblicato dall’ American Journal of Alzheimer`s Disease and Other Dementias afferma che la mela sia in grado di migliorare quasi del 30% stati d’animo come il senso d’oppressione e l’ansia che si aggravano durante la progressione di omonima malattia, e che il solo consumo di un bicchiere di succo di mela giornaliero per la modesta durata di un mese combatta l’insorgere della demenza e simili patologie legate alla malattia.

 

La Mela nella dieta

E’ adatta alle diete anche perché da un senso di sazietà, consigliata nelle diete a base di frutta per prevenire ritenzione idrica, malattie renali e cardiache.
La mela è utile anche per il controllo del colesterolo grazie alla fibra solubile in essa contenuta, come ad esempio la pectina (utilizzato per produrre la marmellata), utile anche nel controllo del colesterolo nel sangue.

Le Mele secche nella nostra alimentazione

Gli esseri umani hanno mangiato mele fresche e mele secche sin dall’età della Pietra, amate dagli Egizi. Nel Medioevo le massaie per essiccarle le tagliavano a rondelle e poi le appendevano su dei graticci.
Le mele secche sono ricche di fibre, contengono un pò di ferro, ma hanno perso tutta la vitamina C.

 

Una piccola Curiosità sulla mela: contribuisce alla pulizia dei denti grazie all’azione della sua polpa granulosa e dei suoi componenti antiossidanti.

Gli usi della mela

La mela è usata molto in cucina per la produzione di dolci, marmellate, succhi di frutta, macedonie, il suo uso non mette limite alla fantasia in cucina. Viene utilizzata anche nell’ industria per produrre alcol, concentrati per succhi limpidi, e la conservazione di mele secche o di fette di mela in scatola per la produzione dolciaria.

Ricorda:

Una mela al giorno leva il medico di torno

Fonte

L’ intestino umano è rivestito da oltre 100 milioni di cellule nervose: è praticamente un cervello a sé stante. E in effetti, l’intestino parla al cervello, rilasciando ormoni nel flusso sanguigno che, nel corso di circa 10 minuti, ci dicono “quanto sia affamato o che non avremmo dovuto mangiare un’intera pizza”. Ma un nuovo studio rivela che l’intestino ha una connessione molto più diretta con il cervello attraverso un circuito neurale che gli consente di trasmettere segnali in pochi secondi. 

Queste scoperte potrebbero portare a nuovi trattamenti per l’obesità, i disturbi alimentari e persino la depressione e l’autismo, tutti fattori collegati a un intestino malfunzionante.

Lo studio rivela “una nuova serie di percorsi che utilizzano le cellule intestinali per comunicare rapidamente con … il tronco cerebrale”, afferma Daniel Drucker, uno scienziato clinico che studia i disordini intestinali presso il Lunenfeld-Tanenbaum Research Institute di Toronto, in Canada, che non era coinvolto nel lavoro. Sebbene restino molte domande prima che le implicazioni cliniche diventino chiare, dice il ricercatore: “Questo è un nuovo fantastico pezzo del puzzle”.

Nel 2010, il neuroscienziato Diego Bohórquez della Duke University di Durham, nella Carolina del Nord, ha fatto una scoperta sorprendente guardando attraverso il suo microscopio elettronico. Le cellule enteroendocrine, che fissano il rivestimento dell’intestino e producono ormoni che stimolano la digestione e sopprimono la fame, hanno protrusioni che assomigliano alle sinapsi utilizzate dai neuroni per comunicare tra loro. Bohórquez sapeva che le cellule enteroendocrine potevano inviare messaggi ormonali al sistema nervoso centrale, ma si chiedeva anche se potevano “parlare” al cervello usando segnali elettrici, come fanno i neuroni. Se è così, le cellule endocrine dovrebbero inviare i segnali attraverso il nervo vago, che viaggia dall’intestino al tronco cerebrale.

I ricercatori hanno iniettato un virus della rabbia fluorescente, che è stato trasmesso attraverso sinapsi neuronali, nei topi e hanno aspettato che le cellule enteroendocrine e i loro partner si accendessero. ” Questi partner si sono rivelati essere neuroni vagali“, riferiscono i ricercatori su ScienceIn una capsula di Petri, le cellule enteroendocrine raggiungevano i neuroni vagali e formavano connessioni sinaptiche l’una con l’altra. Le cellule emettevano persino glutammato, un neurotrasmettitore coinvolto nell’odore e nel gusto, che i neuroni vagali raccoglievano nell’arco di 100 millisecondi, più velocemente di un battito di ciglia.

“La velocità delle connessioni sinaptiche delle cellule enteroendocrine è molto più veloce di quanto gli ormoni possano viaggiare dall’intestino al cervello attraverso il flusso sanguigno”, dice Bohórquez.  “La lentezza degli ormoni può essere responsabile dei fallimenti di molti soppressori dell’appetito. Il passo successivo è studiare se questa segnalazione gut-brain fornisce al cervello informazioni importanti sui nutrienti e sul valore calorico del cibo che mangiamo”.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista Cell, rivela come le cellule sensoriali dell’intestino ci possano beneficiare ulteriormente. I ricercatori hanno utilizzato i laser per stimolare i neuroni sensoriali che innervano l’intestino nei topi, producendo sensazioni gratificanti che i roditori hanno lavorato duramente per ripetere. La stimolazione laser ha anche aumentato i livelli di un neurotrasmettitore stimolante l’umore chiamato dopamina nel cervello dei roditori.

“Combinate, le due ricerche aiutano a spiegare perché stimolare il nervo vago con la corrente elettrica può trattare una grave depressione nelle persone”, dice Ivan de Araujo, un neuroscienziato della Icahn School of Medicine del Monte Sinai a New York, che ha guidato lo studio. I risultati possono anche spiegare perché, a livello base, mangiare ci fa sentire bene. “Anche se questi neuroni sono al di fuori del cervello, si adattano perfettamente alla definizione di neuroni di ricompensa “che guidano la motivazione e aumentano il piacere”, dice il ricercatore.

Fonte: Science

Consumare più di 5 porzioni di frutta e verdura al giorno consente di ridurre dell’11% il rischio di contrarre questo tipo di cancro nelle donne: lo affermano i ricercadori di Harvard.

Mangiare sano premia sempre. Non è una novità. Oltre alle puntuali raccomandazioni dei nutrizionisti, anche i ricercatori dell’Università di Harvard hanno sottolineato l’importanza di una dieta corretta. Ebbene sì, aiuterebbe addirittura a ridurre il rischio di incorrere in alcune malattie. Tumore al seno in primis. Stando a quanto si legge sul Daily Mail, il loro studio (pubblicato sull’International Journal of Cancer) indicherebbe che alcuni alimenti, a tale proposito, sarebbero particolarmente benefici.

Tumore al seno: mangia più frutta e verdura

Analizzando i dati di 182.000 donne (in un arco di tempo pari a 37 anni) è emerso che, mangiando più di 5,5 porzioni di frutta e verdura al giorno, è possibile ridurre il rischio di tumore al seno dell’11% rispetto a chi, invece, ne consumava solo 2,5 porzioni. O anche meno. Soprattutto se i cibi in questione sono verdure della famiglia delle crucifere (broccoli) o di colore giallo o arancione. Come peperoni e carote
. Molte donne però fanno fatica a mangiare le dosi giornaliere (400 g) raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo studio

I partecipanti al Nurses’ Health Study e al Nurses’ Health Study II hanno compilato dei questionari relativi alla loro dieta ogni quattro anni. Questi hanno sottolineato che le donne che consumavano discrete quantità di tali alimenti avevano una delle basse probabilità di sviluppare il cancro al seno. Soprattutto tumori aggressivi come ER ed HER2. 

Gli scienziati, in passato, avevano già evidenziato che le fibre contenute in frutta e verdura fossero in grado di formare una sorta di protezione contro le cellule tumorali. La nuova ricerca ha scoperto che ciò è dovuto anche alla presenza (abbondante) di antiossidanti. Nonché di altri micronutrienti.

“I nostri risultati potrebbero fornire uno stimolo in più alle donne per aumentare i quantitativi di frutta e verdura da introdurre nella propria alimentazione” – ha precisato la Dott.ssa Heather Eliassen, coautore dello studio.

 

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Codacons contro il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sul tema dei vaccini. L’associazione che tutela l’ambiente e i diritti dei consumatori, ha reso pubblici oggi alcuni documenti che mettono luce sulla reazione avverse dei vaccini su un numero elevato di pazienti. Per questo avrebbe depositato presso le istituzioni di riferimento una denuncia penale per omissioni di atti d’ufficio.

Il documento è redatto dall’Aifa (associazione italiana del farmaco) e mostra i dati raccolti negli anni che vanno dal 2014 al 2016. L’accusa al ministro è di omissione d’atti d’ufficio. Il Codacons si chiede se Lorenzin abbia illustrato i dati Aifa agli altri ministri, prima dell’approvazione del controverso decreto che aumenta il numero delle vaccinazioni obbligatorie e le rende necessarie per l’iscrizione dei bambini nelle scuole. Il decreto include anche il giudizio sopra la potestà genitoriale per i genitori che non si allineano a questi nuovi obblighi di legge.
Codacons sui vaccini: «Serve trasparenza»

I documenti dell’AIFA, i cui risultati possono essere letti qui nella loro interezzamostrano le segnalazioni di reazioni pericolose legate ad alcuni vaccini. \\>> (In caso il link non funzionare cliccare qui per scaricare documenti)

In particolare, le segnalazioni riguardano il farmaco che è indicato con il nome commerciale di Infarinx Hexa (1892 segnalazioni nel 2014 e 992 nel 2015, e 702 casi per il farmaco) e che tutti conoscono come vaccino esavalente. Il dato significativo è che messi a confronti con i dati OSMED ( Osservatorio Medico sull’impiego dei medicinali ) i dati crescono in maniera esorbitante: parliamo di 8182 casi nel 2014e 7892 nel 2015.
All’interno del documento ci sono due tabelle che mostrano la percentuale di manifestazione di alcune patologie a seguito della somministrazione dei vaccini. Questa vanno da patologie del sistema nervoso, gastrointestinali, vascolari, del metabolismo, cardiache, del sistema muscolo scheletrico, immunitario, fino alle renali e urinarie.

Il documento svela anche cinque morti causate da reazioni gravi ai vaccini, avvenute in Piemonte, Basilicata, e Lombardia. Coinvolti sono neonati tra le 9 e le 11 settimane di vita. Anche se alcuni studi riportati nel documento, dimostrano che non esiste una relazione causale tra l’esposizione ai vaccini e la morte prematura, SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante), è chiaro che il nesso temporale è talmente evidente che la “scienza” può mettere in campo tutte le sue scoperte senza fugare tutti i ragionevoli dubbi che crea questa situazione.

Vaccini: i danni li pagano i contribuenti

Durante la presentazione del rapporto in conferenza stampa quest’oggi, Il Codacons ha anche messo sul tavolo alcuni spunti di riflessione. Come l’indennizzo della case farmaceutiche. In USA, una famosa marca di shampoo ha pagato un indennizzo di 70 milioni per una neoplasia.

Mentre le case farmaceutiche non pagano i danneggiati italiani, che sono rimborsati da noi contribuenti. ( sin dai tempi del Presidente della Repubblica Scognamiglio ).

Si sono tratte quindi anche conclusioni su come mai le case farmaceutiche avrebbero scelto proprio l’Italia come campo d’avanguardia per la sperimentazione vaccinale a livello mondiale. e la risposta è molto semplice: da noi se le aziende sbagliano e forniscono alle ASL un prodotto pericolo che danneggia la salute pubblica, a rimetterci non sono le stesse aziende ma il Ministero della Salute, e in via indiretta, tutti noi contribuenti!
Il Codacons ha terminato il suo intervento con un appello al Presidente Mattarella affinché non firmi il decreto legge.

Dopotutto, ricorda l’associazione, lo stesso Mattarella da Presidente della Corte Costituzionale ha creato una serie di precedenti giuridici nei quali venivano riconosciuti gli stessi danni dei vaccini.

Fonte – Tratto da: terrarealtime