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In arrivo le pitture 100% ecosostenibili, ricavate dagli scarti cacao, mais e arance frutto di due anni di ricerca e collaborazione tra il Gruppo Boero e l’Istituto di Tecnologia di Genova.

Si chiamano “Green Paints” e sono pitture ecosostenibili al 100%, ricavate dagli scarti di cacao, mais e arance che consentiranno di colorare le nostre case in maniera del tutto naturale. Alla loro base, le bioplastiche messe a punto da alcuni ricercatori italiani. Frutto di due anni di collaborazione tra l’Istituto di Tecnologia di Genova e Boero Group, ora queste vernici sono pronte per essere commercializzate sul mercato. Un esempio tutto italiano di eccellenza nell’economia circolare che permetterà di riutilizzare gli scarti provenienti dall’industria agroalimentare e contemporaneamente sostituire i pigmenti tradizionali utilizzati nella formulazione delle pitture per interni.

Per esempio, le micropraticelle derivanti da amido di mais, e quindi di colore bianco, sono state studiate come possibile alternativa al classico pigmento chiaro e opacizzante per la realizzazione di pitture neutre, poi tinteggiate con diverse colorazioni con la tradizionale tintometria. Invece, con le bioplastiche provenienti da scarti di arancia e cacao sono state create le pitture colorate come giallo e marrone, sfruttando i pigmenti naturali dello scarto vegetale di partenza.

Per realizzare 1 kg di prodotto verniciante occorrono 100 grammi di bioplastica derivata da residui vegetali essiccati. Facendo due calcoli: per 1 kg di prodotto serviranno le bucce di tre arance.

Considerando che ad oggi gli scarti alimentari di origine rappresentano un rifiuto con un alto costo di smaltimento e che le pitture tradizionali che utilizziamo non sono esattamente amiche dell’ambiente, speriamo di poter provare presto queste vernici sostenibili anche nelle nostre case!

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Certo, è molto importante lavarsi le mani. Ma il grosso problema, almeno in Occidente è che i genitori hanno deciso di prendere troppo sul serio questo problema per mantenere tutto molto pulito.

La scienza moderna mostra che liberarsi di piccoli organismi chiamati microbi con disinfettanti per le mani, saponi antibatterici e overdose di antibiotici sta causando un impatto terribilmente negativo sul sistema immunitario dei nostri bambini, afferma la microbiologa Marie-Claire Arrieta, co-autrice di un libro intitolato “Let Let Man Dirt: salvare i nostri bambini da un mondo obsoleto”.

Esperti ritengono che questa esagerazione nella pulizia contribuisca a una serie di condizioni croniche che vanno dalle allergie all’obesità. Marie-Claire Arrieta spiega che quando nasciamo, non abbiamo microbi.

Il nostro sistema immunitario è sottosviluppato. Ma non appena i microbi entrano in azione, attivano il nostro sistema immunitario che inizia a funzionare correttamente. Un’igiene eccessiva è un’ipotesi che spiega perché le allergie, l’obesità e le malattie infiammatorie sono malattie in crescita. Questa spiegazione, tuttavia, non è solo genetica, secondo Marie-Claire Arrieta.

La ricerca mostra costantemente che questa mancanza di esposizione ai microbi sta contribuendo alla comparsa di queste malattie. Gli scienziati ritengono che questa esposizione precoce delle nostre vite sia necessaria affinché il nostro sistema immunitario sia adeguatamente formato e alla fine per prevenire lo sviluppo di queste malattie.

Uno di questi dati mostra che i bambini che crescono in un ambiente rurale hanno meno probabilità di sviluppare asma, secondo le prove epidemiologiche. Ovviamente non si tratta solo di raccogliere le cose e andare a vivere in una fattoria, ma ciò che lo studio suggerisce è che vivere in un ambiente senza un eccesso di pulizia è in realtà migliore.

La stessa logica si applica al vantaggio di avere un animale domestico, in particolare un cane. Gli studi hanno anche dimostrato che la pulizia di tutto ciò che entra nella bocca del bambino aumenta le possibilità di asma. L’incidenza dell’asma diminuisce se il ciuccio viene pulito nella bocca dei genitori.

Ovviamente l’igiene è essenziale per la nostra salute. Non dovremmo smettere di lavarci le mani. Ma la cosa giusta è farlo al momento che è efficace per la prevenzione delle malattie, cioè: mangiare e dopo usare il bagno. Qualunque cosa accada, non è necessario.

Quindi, se il tuo bambino è nel cortile a giocare con la sporcizia, non devi rimuovere quella sporcizia, avvertono gli scienziati. Ci deve essere un equilibrio tra prevenire l’infezione, che è ancora una minaccia reale nella società, ma anche promuovere questa esposizione microbica che, per gli studiosi, è salutare.

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“Portate un bambino nei boschi e lo renderete libero. Portate un adulto nei boschi ed egli ritroverà il bambino che è in lui”

Il bosco è un ambiente magico, sotto una miriade di punti di vista. Proprio per questa sua peculiarità dovremo frequentarlo spesso, quotidianamente se possibile, perché è un nutrimento eccezionale per l’anima di grandi e piccini.

Provate ad inoltrarvi in un bosco e vivere le sensazioni che vi smuove quest’esperienza. Innanzitutto ci rendiamo subito conto che non è l’uomo a comandare come nelle città ma la natura, i maestosi fratelli alberi che ci sovrastano, gli animali liberi di vivere come meglio credono. Regna il silenzio, la pace, l’apparente solitudine. Spesso il bosco spaventa proprio perché l’uomo non si sente padrone dell’ambiente, non sa cosa aspettarsi, non conosce i sentieri, non è a conoscenza delle leggi della natura.

Ci siamo smarriti in certezze di cemento, di rumori assordanti, di animali libertati nella loro libertà.

Ecco perché dobbiamo il più possibile frequentare i boschi, per riappropriarci delle nostre radici, del nostro rapporto con la natura, del nostro istinto. Pian piano diventeremo sempre più dipendenti dalla vita nel bosco: un segno importantissimo della nostra disintossicazione dal superfluo. C’è chi ad un certo punto della disintossicazione non riesce più a vivere nelle città e fugge nei boschi ma non dobbiamo arrivare a tanto per poter ritrovare noi stessi.

Vivere in paese, in una città o in campagna non è una cosa negativa ma tende ad estraniarci dal resto del mondo naturale. I nostri habitat sono ormai delle costruzioni fatte ad hoc per riproporre sporadicamente e solo in alcuni spazi (nemmeno tanti a volte!) luoghi naturali artificiali che nulla hanno a che vedere con la natura vera e propria: i parchi giochi per bambini, i campi arati, ordinati e delimitati, alberi piantati qua e là posizionati dall’uomo.

Tutto questo non è male, è un modo artificiale di vivere la natura (meglio di niente!) ma frequentare il bosco ci permette di entrare in contatto con la parte più primitiva di noi, con un mondo puro, non contaminato dall’uomo dove regna l’ordine naturale, dove gli alberi sono nati e cresciuti secondo un preciso volere divino, dove non esiste profitto, un secondo fine o una delimitazione dello spazio. Tutto è natura e l’uomo non può far altro che ammirarla, viverla, annusarla, ascoltarla e portarla dentro di se’.

Una passeggiata in un bosco porta innumerevoli benefici a livello fisico e mentale.

Portateci i vostri bambini, portateci per un pic-nic i vostri anziani, andateci appena potete (da soli è un’esperienza iniziatica memorabile): il richiamo del bosco è all’inizio flebile e pacato ma diventa sempre più urgente e pressante.

“Chi decide di camminare nel bosco è in cerca di una libertà diversa, interiore, che lo renda padrone della sua vita, capace di agire come gli alberi e gli uccelli che vivono al di sopra di tutto.” – Romano Battaglia

Quando avreste altrimenti la possibilità di ascoltare il silenzio? Quando l’occasione di udire lo scorrere di un ruscello? E di ammirare la danza dei maestosi alberi scossi dal vento? E quando la possibilità di vedere piccoli e grandi animali nel loro habitat naturale? Solo il bosco offre queste ed altre occasioni imperdibili!

Ecco perché stanno per fortuna nascendo anche in Italia tante scuole nel bosco, quale maestro più prezioso del bosco stesso per i nostri bambini?

“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.” –  San Bernardo di Chiaravalle

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La gentilezza può davvero cambiare il mondo? Sì, almeno secondo Cristina Milani, studiosa di psicologia cognitiva comportamentale e di comunicazione, che ha recentemente pubblicato La forza nascosta della gentilezza (Sperling & Kupfer, 2017). Obiettivo del libro è mostrare come anche i piccoli gesti abbiano il potere di cambiare il mondo, a partire dalla nostra felicità.

Secondo la studiosa, la chiave di volta è l’impegno dei singoli: quando decidiamo di cambiare le cose, di rendere un po’ più felice il nostro angolo di mondo, ecco che scateniamo un effetto domino, capace di travolgere chi ci sta intorno.

La gentilezza è la vera rivoluzione -silenziosa-  del terzo millennio: essere gentili significa essere attenti agli altri; significa mettere al primo posto un vissuto sociale di qualità. In altre parole: la gentilezza è la vera chiave per evitare che l’egoismo e la competizione (che pure sono naturali e alle volte utili) rovinino le nostre relazioni, rendendoci infelici.

Cristina Milani, dopo alcuni anni di carriera aziendale, ha deciso di lasciare tutto, per dedicarsi a quella che riteneva essere la sua strada: studiare e promuovere la gentilezza. A scuola, a casa e specialmente in azienda, ci dimentichiamo spesso di essere gentili. A volte basta davvero poco: un sorriso, una stretta di mano, una busta passata con gentilezza. Attualmente, la troviamo alla presidenza di Gentletude, associazione elvetica che si occupa di promuovere le pratiche gentili, ma anche vicepresidente del Movimento Mondiale della Gentilezza.

GENTILEZZA E NEUROPSICOLOGIA: ECCO COSA DICE LA SCIENZA

Anche la neuropsicologia si sta occupando da tempo della gentilezza, con risultati sorprendenti. Candace Beebe Pert, neuroscienziata statunitense, ha provato che sorridere attiva il rilascio di speciali neurotrasmettitori che combattono lo stress e ci rendono felici (Repubblica, 2017).

Se questi studi dovessero essere confermati e corroborati, avremmo le prove scientifiche che l’educazione alla gentilezza non è soltanto un ideale sociale, ma un tassello fondamentale nella promozione del benessere psicofisico individuale. Sarebbe un sostegno forte a tutti coloro che, noi compresi, ritengono che l’educazione alla gentilezza dovrebbe essere obiettivo prioritario della scuola e della vita in famiglia.

COACHING CREATIVO: DESIDERIAMO LA GENTILEZZA?

Lo spunto di oggi non è operativo, ma serve a fare chiarezza tra i nostri pensieri. Prima del “buon proposito” di essere gentili (sì, i buoni propositi nel 90% dei casi non vanno mai oltre il proposito!) è necessario domandarci se noi crediamo davvero nella gentilezza.

  • Siamo convinti che la gentilezza possa cambiare il mondo?
  • Che possa rendere migliori le nostre vite e quelle dei bambini?
  • Siamo disposti a qualche piccolo sacrificio per promuovere e praticare la gentilezza?

Prima di praticare atti di gentilezza a casaccio (cit.), come quelli che abbiamo proposto nell’articolo “Educhiamo alla gentilezza” è necessario desiderare ardentemente una vita all’insegna della gentilezza. Quindi, proviamo a rispondere alle tre domande qui sopra, prendendoci del tempo, se necessario. Cominciamo a meditare sulla qualità della nostra vita e, soprattutto, delle nostre relazioni con gli altri.

In molti casi, non faticheremo ad individuare tensioni che, abbracciando la gentilezza, potrebbero essere facilmente risolte. Senza però dimenticare di l’assertività: la gentilezza dovrebbe nascere dal cuore, ma senza trascurare i nostri bisogni! A volte, è il caso di dirlo, è bene ritagliarci dei momenti “solo per noi”, chiudendo la porta agli altri.

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Camminare a piedi nudi, detto anche “barefooting”, è una pratica antica che favorisce lo sviluppo cerebrale e sensoriale specialmente nei bambini.

Per milioni di anni l’uomo ha camminato scalzo e fino a qualche decennio fa era ancora possibile vedere qualcuno che andava senza scarpe. Oggi la tendenza di stare a piedi nudi è di nuovo in auge grazie ad un crescente numero di ricerche e benefici dimostrati.

Non c’è nulla di più meraviglioso che guardare con stupore i bambini mentre iniziano ad imparare ed esplorare il mondo in cui vivono. Con l’innocenza che contraddistingue l’infanzia, le novità che sperimentano consentono una profonda connessione all’interno e all’esterno di se stessi.

Camminare a piedi nudi sviluppa i centri cerebrali superiori

Il sistema sensoriale è il sistema primario che pone le fondamenta per lo sviluppo dei centri cerebrali superiori. Conosciamo i cinque sensi di base: tatto, gusto, visione, udito e olfatto. È attraverso questi percorsi di base che i bambini creano connessioni neurologiche e percepiscono la vita al di fuori dell’utero.

Due sistemi sensoriali ugualmente importanti, che non sono così comunemente riconosciuti, iniziano ad assumere un ruolo dominante quando i bambini iniziano a coordinare i movimenti e hanno maggiori interazioni con il mondo. Questi due sistemi sono noti come sistema propriocettivo e sistema vestibolare.

La propriocezione è la capacità di percepire il movimento e la posizione dei nostri corpi nello spazio ed è generata da recettori localizzati nelle nostre articolazioni, nel tessuto connettivo e nei muscoli. Quando vengono attivati ​​dalla pressione e dal movimento, i propriocettori inviano segnali diretti al cervello che indicano l’orientamento del corpo.

Il sistema vestibolare contribuisce alla creazione di equilibrio e coordinazione nel centro di gravità, nella postura e nello spostamento della posizione della testa. Quando i bambini acquisiscono consapevolezza attraverso i cinque sensi primari, iniziano a generare movimenti deliberati e gradualmente imparano a sollevare la testa, rotolare, sedersi, gattonare e infine iniziano a camminare.



I piedi sono la chiave di volta del cervello

Incoraggiare attività piacevoli che stimolino i sensi di base è, ovviamente, importante, ma non possiamo sottovalutare il valore nel sostenere le attività propriocettive e vestibolari. Uno dei modi più semplici per motivare lo sviluppo propriocettivo e vestibolare è quello di permettere ai nostri bambini di camminare scalzi il più possibile!

piedi sono una delle parti più sensoriali del corpo umano. Le piante dei piedi sono estremamente sensibili al tatto e sono presenti grandi concentrazioni di propriocettori nelle loro articolazioni e muscoli. In realtà, i piedi da soli hanno tanti propriocettori come l’intera colonna vertebrale!

Creare forti connessioni neurologiche camminando a piedi nudi

Questa è una notizia eccitante, ma viviamo in una cultura in cui indossare scarpe per gran parte della giornata è la norma e, quindi, inibiamo la creazione di forti percorsi neurologici e connessioni. I genitori mettono spesso le scarpe ai loro bambini ancor prima che i piccoli inizino a camminare, la vita ci impone l’uso costante di calzature che spesso pregiudica lo sviluppo naturale del piede, che come potrete immaginare è parte fondamentale del nostro corpo.

Quando i bambini inizieranno a camminare, saranno abituati ad avere movimenti limitati e una barriera tra le suole sensibili dei loro piedi e il terreno. Ai propriocettori non è permesso di essere stimolati in modo ottimale e l’ingresso vestibolare è inibito in quanto i piccoli muscoli e le articolazioni dei piedi non possono adattarsi al terreno mutevole della superficie su cui camminano.

Permettere ai bambini di sperimentare l’orientamento spaziale nella totalità dei sensi

Quando a un bambino viene permesso di stare scalzo, i suoi percorsi tattili toccano la superficie del terreno, i propriocettori reagiscono alla pressione e il terreno crea lievi squilibri che creano forza neuromuscolare, orientamento spaziale, equilibrio e coordinazione.



È ovvio che quando i nostri piccoli giocano in ambienti freddi, vogliamo proteggerli e tenerli al sicuro, ma ponendo la giusta attenzione e scegliendo un terreno morbido o erboso, con terra e foglie bagnate, incoraggerete i bambini a scoprire quanto sia bello calpestare il suolo con i piedi nudi! Di conseguenza, consentirai al tuo bambino di sviluppare il centro superiore del cervello, i centri responsabili del controllo emotivo, del problem solving, del linguaggio, delle abilità sociali e della sicurezza di sé.

Ritornare alla percezione del proprio corpo

Camminare scalzi tiene la mente concentrata sul presente e amplifica la consapevolezza della coscienza. Mentre i piccoli cuscinetti dei piedi dei bambini si muovono e si bilanciano sulla superficie che stanno esplorando, le informazioni inviate al cervello dai percorsi tattili, propriocettivi e vestibolari attenuano o inibiscono altri input sensoriali estranei. Favorendo la concentrazione e la consapevolezza di camminare e muoversi nell’ambiente circostante.

Questo è un messaggio importante anche per gli adulti! Non è mai troppo tardi per incoraggiare i sistemi propriocettivi e vestibolari nel nostro corpo mentre continuiamo a coltivare nuove connessioni neurali. Spesso, i sistemi propriocettivi e vestibolari vengono inibiti da adulti. Perdiamo l’equilibrio e la concentrazione nei nostri corpi e nelle nostre vite e, di conseguenza, possiamo perdere profonde connessioni con il nostro ambiente, noi stessi e le altre persone.

Rae Pica, autrice di numerosi manuali ed esperta di educazione, afferma:

“I bambini usano scarpe da ginnastica per fare attività fisica da così tanto tempo che sembra abbiano dimenticato che i piedi hanno proprietà senzienti. Determinano forza ed equilibrio, e le loro diverse parti (dita dei piedi, pianta, tallone) possono essere più facilmente percepite camminando scalzi. Inoltre, ci sono studi che indicano che camminare a piedi nudi rafforza i piedi e migliora l’allineamento del corpo. I bambini piccoli scoprono un’affinità naturale con il terreno che può essere migliorata rimuovendo tutte le barriere tra esso e i piedi.”
“I piedi sono le parti più ricche di nervi del corpo umano, il che significa che contribuiscono alla costruzione di percorsi neurologici nel cervello. Costringerli nelle scarpe, quindi, significa che stiamo eliminando ogni tipo di opportunità per i cervelli dei bambini di coltivare nuove connessioni neurali”.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei tolto le scarpe e hai camminato a piedi nudi nella terra, nell’erba o in una pozza d’acqua? Incoraggia te stesso insieme ai tuoi bambini a esplorare, giocare ed essere libero di lasciare che il mondo solletichi i tuoi sensi! Non solo è meraviglioso entrare intimamente in contatto con la terra sotto i tuoi piedi, ma camminare a piedi nudi può riportarti alla tua infanzia, dove puoi rivivere il mondo come un luogo nuovo ed esilarante… Proprio come i bambini!

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Felix Finkbeiner, ha 21 anni, e da quando ne ha 9 ha iniziato quella che è la sua passione più grande, salvare il pianeta piantando alberi, e riforestando la terra.

Inizia tutto in 4 elementare, quando la maestra assegna a tutti il compito di fare una ricerca sul cambiamento climatico, Felix passa tutto il weekend a fare ricerche e resta particolarmente scosso, fino a che si imbatte nel progetto di riforestazione globale dell’ambientalista e vincitrice del premio Nobel per la Pace Wangari Muta Maathai, che aveva contribuito a piantare 30 milioni di alberi in Kenya in 30 anni

A soli 9 anni Felix parla alla sua classe, poi al preside e alla sua scuola,

“Dobbiamo piantare anche noi 30 milioni di alberi in ogni paese del mondo”

dopo poche settimane la scuola decise di assecondare il progetto del ragazzo, e piantare il primo albero, da li altri istituti coinvolti nel progetto decisero di entrare a farne parte, creando un progetto cittadino di cui molte scuole diventano sostenitrici

“Era il 2007, e dopo solo un anno ne avevamo piantati 50 mila. Nel 2011 abbiamo sfondato quota 1 milione, rimanendo solo in Germania“

Così Felix fonda l’associazione Plant for the Planet una Ong per tutelare e rafforzare le foreste della terra, e che un albero alla volta, in più di 10 anni ha riforestato la terra piantando 15 miliardi di alberi e punta e piantarne un trilione nei prossimi anni.

dalle donazioni private, agli eventi pubblici, il coinvolgimento di grandi imprese e multinazionali, autorità politiche l’associazione inizia a farsi conoscere e Feliz si ritrova, a poco più che 10 anni a parlare del suo progetto di fronte al Parlamento Europeo e a prendere parte al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Felix Finkbeiner alle Nazioni Unite

poi le Plant-for-the-Planet Academies eventi organizzati in molte parti del mondo per con 67 mila persone che hanno partecipato per studiare e trovare soluzioni al cambiamenti climatico.

Intanto Felix porta avanti sia i suoi studi, che la vita da attivista, fondatore di un movimento globale per la riforestazione del pianeta, ha preso una laurea in Relazioni internazionali a Londra, Felix sta continuando i suoi studi in Svizzera, con un Phd a Zurigo in Ecologia e scienze ambientali

Mentre in veste di fondatore di Plant for the Planet ha appena preso al 9° forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato il 27 e 28 novembre dal Barilla Center for Food & Nutrition

Felix ha raccontato che un albero è in grado di assorbire tra i 10 e i 20 kg di Co2 all’anno, dato l’elevato livello di inquinamento prodotto dall’uomo a livello globale il progetto non poteva rimanere chiuso nei confini tedeschi, doveva diventare un progetto mondiale,

e così è stato, e un progetto nato a scuola dall’impegno di un bambino di 9 anni, si è trasformato in un movimento globale, ma siamo solo all’inizio

quest’anno Felix ha lanciato la sfida più grande, è la “Trillion tree campaign” partita quest’anno, che punta a piantare un trilione di alberi nei prossimi 30 anni per riforestare il pianeta.

Un numero che ha dietro una precisa logica, corrisponde alla quantità massima di alberi che possono essere piantati ancora sulla Terra facendo riferimento al lavoro pubblicato su Nature dal Dr. Tom Crowther dell’Università di Yale.

“Se noi piantiamo questi alberi, non risolviamo certo di colpo la crisi climatica. Ma possiamo contribuire all’eliminazione di un quarto delle emissioni inquinanti prodotte dall’uomo.”

Piantare nuovi alberi servirà anche a combattere la desertificazione, a rendere l’agricoltura più efficace grazie all’agroforestazione. Inoltre, questi regolano il ciclo dell’acqua e rendono il suolo più produttivo, proteggendo anche la nostra biodiversità”

Spiega Felix che intanto entro la fine dell’anno, lancerà una piattaforma web in cui tutte le organizzazioni che combattono la deforestazione del mondo, potranno condividere dati, ricerche e mostrare il proprio lavoro, i propri obiettivi ed unirsi per combattere contro la desertificazione del nostro pianeta.

Insomma, si parla spesso di giovani un pò spenti e senza tante idee, Felix Finkbeiner dimostra come ci sono ancora tanti casi di millennials pieni di voglia di fare, e che portano avanti progetti che possono veramente salvare il mondo.

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Fonti : Businessinsider.com