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La mela è un frutto molto comune, ottimo anche per uno spuntino sano e ideale, nutriente e sugoso, fornisce anche poche calorie, provenienti quasi esclusivamente dal fruttosio, uno zucchero semplice, sono anche ricche di proprietà benefiche per il nostro intestino grazie alla sua capacità purificante e il suo contenuto di pectina in grado di combattere il colesterolo presente nel sangue.


La mela, un potente rimedio contro l’ansia e la fame e prezioso alleato del nostro intestino

Le mele contengono discrete quantità di vitamina C, sono una fonte di fibre, di vitamine A – C, minerali, micronutrienti e ricca d’acqua. Ne esistono molte varietà con caratteristiche diverse, ma tutte svolgono un’attività antiossidante, che protegge l’organismo dai danni dei radicali liberi. Svolgono un’azione drenante sulle vie polmonari e tonificanti per i bronchi.
La vitamina A favorisce la secrezione del muco intestinale, che contiene un enzima che ha azione distruttiva sui batteri infettivi dell’intestino, per questo la mela è considerata un rimedio naturale con azione di disinfettante intestinale.

La Mela e la vitamina C

La mela è ricca di vitamina C, che si concentra in maggior parte nella buccia del frutto maturo, da qui l’importanza di acquistare mele biologiche o comunque non trattate chimicamente, il contenuto della vitamina C della mela è di circa 10 mg ogni 100 grammi, una parte importante dell’apporto giornaliero. Tra i minerali della mela troviamo il potassio, che ha un ruolo importante nella contrazione muscolare. Contiene oligoelementi, tra cui il rame che contribuisce alla costituzione del sangue.

Le Mele sono in grado di combattere lo stato d’ansia

Un recente studio pubblicato dall’ American Journal of Alzheimer`s Disease and Other Dementias afferma che la mela sia in grado di migliorare quasi del 30% stati d’animo come il senso d’oppressione e l’ansia che si aggravano durante la progressione di omonima malattia, e che il solo consumo di un bicchiere di succo di mela giornaliero per la modesta durata di un mese combatta l’insorgere della demenza e simili patologie legate alla malattia.

 

La Mela nella dieta

E’ adatta alle diete anche perché da un senso di sazietà, consigliata nelle diete a base di frutta per prevenire ritenzione idrica, malattie renali e cardiache.
La mela è utile anche per il controllo del colesterolo grazie alla fibra solubile in essa contenuta, come ad esempio la pectina (utilizzato per produrre la marmellata), utile anche nel controllo del colesterolo nel sangue.

Le Mele secche nella nostra alimentazione

Gli esseri umani hanno mangiato mele fresche e mele secche sin dall’età della Pietra, amate dagli Egizi. Nel Medioevo le massaie per essiccarle le tagliavano a rondelle e poi le appendevano su dei graticci.
Le mele secche sono ricche di fibre, contengono un pò di ferro, ma hanno perso tutta la vitamina C.

 

Una piccola Curiosità sulla mela: contribuisce alla pulizia dei denti grazie all’azione della sua polpa granulosa e dei suoi componenti antiossidanti.

Gli usi della mela

La mela è usata molto in cucina per la produzione di dolci, marmellate, succhi di frutta, macedonie, il suo uso non mette limite alla fantasia in cucina. Viene utilizzata anche nell’ industria per produrre alcol, concentrati per succhi limpidi, e la conservazione di mele secche o di fette di mela in scatola per la produzione dolciaria.

Ricorda:

Una mela al giorno leva il medico di torno

Fonte

Avrete forse notato che Terence mangia le mele in molti dei suoi film.

Cosa si nasconde dietro questa scelta?

“Le mele nei miei film? Sono state una mia idea! Vado matto per le mele, le mangio spesso. Ho sempre una mela di scorta in tasca, sono molto salutari!”, spiega.

Ecco una carrellata di immagini con Terence nelle scene in cui è alle prese con le mele!

Cliccando qui trovate altre foto..

Fonte

Alla domanda “Gesù mangiava carne?”, rispondo assolutamente no!

Apparteneva agli Esseni ed era noto come Gesù il nazireo (e non nazareno come è stato poi fatto passare). Nazireo in quanto aveva fatto voto di Nazireato che comportava tra le altre cose quelle di non mangiare carne (il pesce è carne) e non toccare cadaveri considerati come impuri. Inoltre gli Esseni erano noti per il loro essere vegetariani*.

La storia del Paradiso è stata quasi completamente fraintesa. La ‘’Mela’’ non è mai stato il cibo proibito per l’uomo, perché la Mela di fatto è la Regina di Tutti i frutti, il cibo divino paradisiaco, il vero “pane del cielo”. – Prof. Arnold Ehret

Nel 325 D.C. con il Concilio di Nicea viene deciso che il Cristianesimo diventi religione di stato ed è lì che inizia sia il sincretismo ( l’assimilazione di diversi culti che venivano praticati nell’impero, come per esempio il culto di Iside ) sia la mistificazione del cristianesimo originario. Basti pensare che i primi padri della chiesa erano tutti vegetariani, vedasi Tertulliano, S.Ambrogio, Crisostomo etc..

Inoltre in molti passi della Bibbia la parola ebraica che sta a designare la parola << Cibo >> è stata, il più delle volte, tradotta con la parola << Carne >>. Caso? Io personalmente ritengo di no.

Questo libro contiene citazioni da Scritture, da antiche regole, da Santi e note personalità che attestano il valore singolare della dieta vegetariana* nel cammino della conoscenza spirituale.

Molte sono le realtà del Cristianesimo delle origini che sono andate perdute e che oggi si stanno riscoprendo. Fra di esse la dieta Vegetariana *, che doveva costituire parte integrante del messaggio di Non violenza e di amore universale del Cristo, come sostengono vari studiosi, anche sulla base del recente ritrovamento di antichi testi aramaico, la lingua parlata di Gesù.

Nella Genesi trovate Tutto scritto:

“Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.”

 

Altro libro interessante è: Il Vangelo Esseno Della Pace

Ricordiamoci: IL QUINTO COMANDAMENTO: « Non uccidere » (Es 20,13).

Alla natura non importa quanto tu dici di rispettare e amare la vita: se si uccide lei si difende dando la morte, se si genera la vita lei dà la vita. Ciò che fai alla natura lo fai a te stesso.

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* il termine vegetariano in antichità voleva riferirsi a una dieta vegana.

 

ESTETA


“Il frutto dal volto umano” Miti, leggende, ricerche, testi sacri legati alla longevità

L’articolo che state per leggere è stato malinterpretato, modificato, frammentato e alterato da individui che vivono nell’anonimato, al fine di screditare chiunque si ponga domande sui benefici dell’alimentazione frugivora.
Troll_Based_On.pngDa chi? Da un sito (che non nominerò) che si occupa da anni di disinformare (consapevolmente o inconsapevolmente, gratuitamente o a pagamento non è dato sapere) ridicolizzando, o trattando con superficialità imbarazzante tematiche come veganismo, frugivorismo, OGM, scie chimiche, signoraggio bancario, false-flag, relazione acidosi-tumori, rischi/effetti collaterali dei vaccini, massoneria, oltre a molte altre tematiche alternative normalmente ridicolizzate o censurate in Tv.
Non so chi finanzi tali siti di disinformazione, ma tengo a precisare che mi dissocio dalle enormi sciocchezze e dalle falsità che hanno avuto il coraggio di estrapolare anche in questo caso.
Come ho affermato spesso durante i miei convegni, vi invito a usare sempre il vostro discernimento, ovviamente anche in rete: siate curiosi, diventate ricercatori, usate la vostra testa e mettete in discussione le varie versioni al fine di non cadere nella rete della disinformazione a banda larga.
Quando il sistema non riesce ad attaccare un’idea, usa strumenti imprevedibili per attaccare la persona o il gruppo di persone.
Personalmente ne esco rafforzato, convinto che probabilmente qualche anno fa alcune aziende non potevano ancora capire gli enormi benefici che avrebbe apportato la carpotecnia industriale.
Come prevedevo la consapevolezza cresce e diviene sempre più comune; qualcosa sta cambiando negli ultimi tempi e chi segue questo blog con frequenza ne sa qualcosa.
Grazie per l’attenzione amici. Ora vi lascio ad uno dei miei articoli che apprezzo di più.
Buona lettura.

Il frutto dal volto umano

La mela il frutto dal volto umano - Carlo SirtoriCarlo Sirtori, medico e scienziato di fama internazionale ha definito la mela “il frutto dal volto umano“.

Dalle analisicomparate con altri frutti ipotizzò che fosse l’unico frutto con biochimica massimamente idonea al corpo umano.

La sua analisi confermerebbe il rapporto di specie-specificità che si instaura tra una specie animale e una specie vegetale.

Ultimamente sto approfondendo studi sulle proprietà della mela: sto portando avanti sperimentazioni personali e sto approfondendo al tempo stesso simpatici racconti storici, leggendari e mitologici che correlano tale frutto alla tematica dell’immortalità, o meglio ancora, della longevità.

Tradizioni e miti: linguaggio universale dei nostri antenati

I miti e le leggende hanno a che fare con tutti i popoli della terra e li troviamo in ogni civiltà ed in ogni cultura del pianeta: dalla Mesopotamia al Messico, dai mari del nord Europa alle savane dell’Africa. La mitologia sembra essere immune al trascorrere del tempo e così ritroviamo gli stessi racconti confrontando i miti dei nostri antenati più primordiali con quelli dei nostri giorni. La mitologia e la leggenda rappresentano fondamentalmente un ‘linguaggio universale’ che i nostri antenati hanno utilizzato per trasmettere nel tempo importanti messaggi, evitando che andassero perduti.
Mi sono incuriosito ulteriormente scoprendo che la simbologia che ha a che fare con la mela è interminabile e coinvolge popoli lontani tra loro sia dal punto di vista geografico, che temporale. Ovviamente i miti non sono paragonabili ad una pubblicazione scientifica, ma è importante ricordare che dietro la mitologia spesso si celano punti di vista che fanno parte di una profonda saggezza popolare.
iStock_000019714794SmallProbabilmente non è un caso che nelle favole, nelle leggende e in molti testi sacri, da migliaia di anni venisse dato tutto questo interesse ad un frutto così umile. Ma ora riflettiamo sui tanti miti romani, greci, celtici e germanici che la citano.
Il “pomo della discordia” o mela della discordia è l’oggetto lanciato da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti. La dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo la frase “Alla più bella”, causando così una lite furibonda fra Era, Afrodite, e Atena.
pieter_paul_rubens_020_il_giudizio_di_paride_1639Ne l’Iliade Paride diede in premio ad Afrodite una mela d’oro poiché ella era, secondo lui, la più bella dea dell’Olimpo; la mela è presente anche nella leggenda svizzera con Guglielmo Tell; sarebbe interessante inoltre conoscere le origini archetipiche del famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Ma non finisce qui. Avalon, l’ “isola delle mele”, è l’isola mitica dove Artù fu curato da sua sorella Morgana, dopo la battaglia di Camlon. Sapete che proprio sotto un melo insegnava Mago Merlino? In unaleggenda celtica, il dio Lug porta in dono al gran re Cormac un ramo dell’Altro Mondo: è un ramo adorno di tre mele ed è l’insegna della regalità.

Testi sacri, longevità e scienza a confronto

Inoltre la mela è divenuta popolarmente il frutto di Adamo ed Eva, anche se alcuni studiosi escludono che l’albero della conoscenza del bene e del male (malum) possa essere associato al melo.
Mela_di_evaLe tradizioni ebraiche (Torah: Genesi, 5) parlarono dell’antico potenziale di vita appartenente ad Adamo ed Eva e ai patriarchi: nei testi sacri delle tre religioni monoteistela Genesi evidenzia i 365 anni di Enoch, i 777 di Lamech, i 895 di Maalaleèl, i 905 di Enos, i 910 di Kenan, i 912 di Set, i 930 di Adamo, i 950 di Noè, i 962 di Iared e i 969 di Matusalemme.

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Nella bibbia, secondo traduzioni dall’ebraico masoretico, il creatore pose nel paradiso alberi da frutto tra i quali senza dubbio “meli dai bei frutti”.
Solo dopo aver abbandonato il Paradiso terrestre (dal greco“giardino recintato di alberi da frutta”) Adamo ed Eva e i loro successori subirono una notevole e graduale riduzione della durata della vita (nella Genesi “Dio” stabilì un allontanamento dalle cosiddette pratiche dell’albero della vita, con conseguente riduzione della lunghezza della vita dell’uomo a 120 anni; Genesi, 6-3).
Inoltre, sempre secondo i testi antichi, non solo Adamo ed Eva arrivavano a superare i 900 anni, ma i cosiddetti Elhoim giungevano a 35000-40000 anni di vita.
A trasformare questi antichi racconti in un’ipotesi potenzialmente realizzabile è la stessa scienza: difatti a concepire una longevità maggiore rispetto a quella a cui siamo abituati oggi sono gli stessi scienziati che hanno compreso che tutelando il telomero e incrementando l’attività dell’enzima telomerasi si possono ottenere risultati importanti sulla longevità (studi scientifici: Studio 1Studio 2Altri studi).
Lo stesso Dott. Pier Giuseppe Pelicci, che vanta un curriculum di tutto rispetto (laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Perugia; specializzato in Biologia Molecolare; esperienze in Francia e negli Stati Uniti; Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dell’Istituto di Clinica Medica I presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Perugia; direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia a Milano, lo IEO), afferma che il nostro DNA è progettato per vivere 120 anni, ma che tale limite può essere abbondantemente superato, arrivando ad affermare «È stato dimostrato in laboratorio che la manipolazione del Dna consente di allungare la vita anche di 10 volte, ma rompere queste barriere genetiche non ha alcun senso se non si invecchia in buone condizioni».
Il Dott. Giuseppe Pelicci afferma inoltre che i geni dell’invecchiamento dipendono anche dal cibo che si mangia e si può tutelare il telomero anche mangiando il cibo giusto, ricco di antiossidanti.
Egli conclude “Negli ultimi dieci anni c’è stata una rivoluzione nella comprensione dei meccanismi molecolari alla base dell’invecchiamento. Oggi sappiamo che la durata della vita e l’incidenza delle malattie sono fortemente influenzati da alcuni geni. Su cui il cibo può agire.”

Ipotesi più accreditate sulle pratiche dell’albero della vita

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Poichè l’Adam aveva un DNA meno puro del creatore potrebbero essere stati necessari “accorgimenti” più numerosi per portarlo alla longevità di cui si parla nei testi sacri.
Sarebbe interessante capire se tali “pratiche dell’albero della vita” avessero a che fare anche con particolari stili di vita. Tra questi potremmo ipotizzare:

– L’alimentazione biocompatibile un’alimentazione a basso introito proteico e ricca di acqua organicata riduce le scorie, pulisce la cellula e tutela massimamente il telomero incrementando l’attività dell’enzima telomerasi (“studio 1” pubblicato a Gennaio 2016 sulla rivista “Aging” evidenzia la relazione tra sana alimentazione e integrità del telomero; “studio 2″ pubblicato su The Lancet evidenzia che un sano stile di vita può incidere sull’incremento dell’enzima telomerasi).
Genesi 1,29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.

Alcuni studiosi, tra i quali anche un noto biblista e medico israeliano, Amos Luzzatto (1928), affermano che quando nei testi sacri si parla di ‘albero della conoscenza del bene e del male’, il significato di male sarebbe da riferirsi alla fisiopatologia del corpo umano.

 
Non a caso successivamente alla cacciata dal paradiso e quindi all’allontanamento dal proprio ecosistema elettivo e dal proprio cibo elettivo, furono date indicazioni diverse dal creatore:
Genesi, 3-18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

– Tecniche alchemiche e sistemi esoterici

– Utilizzo di metalli nobili (oro e argento in primis) sia sottoforma di abbigliamento, o di arredo, sia sottoforma di liquido colloidale potabile.

– La pratica della ritenzione seminale (pratica che secondo antichi racconti sembra prolungasse la vita e la cui conoscenza era tramandata solo ai faraoni Egizi e a pochi loro sottoposti).

– … le pratiche utilizzate potrebbero esser state molteplici; qui possiamo citarne solo alcune delle più probabili.

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Storia antica, longevità e mele

Una leggenda narra che Alessandro Magno alla ricerca dell’”Acqua della Vita”, tra le tante scoperte che fece individuò in India delle mele che prolungavano la vita dei sacerdoti fino a 400 anni (così recitano alcuni testi on-line che narrano dei suoi viaggi: sito 1 sito 2 sito 3 sito 4). Curiosando in alcuni siti ho trovato inoltre una simpatica notizia: per lui esistevano 2 tipi di mele, la mela della vita e della longevità e la mela che portava alla comune morte, che secondo lui era quella dorata.
GrowApplesTropicsMiniChissà perchè lungo la vallata del Nilo il faraone Ramsete II (XIII secolo a.C.) diede ordine di coltivare enormi distese di meleti? (Fonte: “Foods that Changed History: How Foods Shaped Civilization from the Ancient” di Christopher Cumo)
Il faraone a quel tempo era privilegiato nell’avere accesso ad insegnamenti e conoscenze scientifiche avanzatissime anche per i giorni nostri.
Tra l’altro i dubbi sollevati da coloro che ritenevano impossibile crescere le mele in ambienti tropicali sono fugati dalle ultime ricerche universitarie che confermano che applicando tecniche specifiche possono maturare mele succose e dolcissime anche ai tropici.

Caratteristiche della mela e sperimentazioni personali

Ora vi parlerò della mia esperienza personale e di un gruppo di ricercatori vicini a me, ma vi invito a confrontarvi con un medico o nutrizionista prima di modificare in qualunque modo l’alimentazione. Le diete fai da te non sono mai consigliabili.
Da sperimentazioni personali e di un gruppo di studio amicale la mela rossa sembra essere capace di mantenere inalterato il pH urinario di chi tende al frugivorismo sostenibile a 7,4. Ciò è evidente dopo aver fatto una graduale e lenta transizione vegan-fruttariana.

downloadIl pH del succo della mela rossa inizialmente è 3.9-4.9 a seconda del grado di maturazione; una volta entrato nel corpo, a seguito di innumerevoli reazioni biochimiche ed enzimatiche, in sinergia con l’acido malico, la buccia (alcalinizzante e ricchissima di antiossidanti), il basso rapporto glucosio/fruttosio, l’altissima concentrazione di antiossidanti, sali minerali, vitamine, sembrerebbe garantire un pH urinario che tende ad avvicinarsi in modo più stabile durante la giornata al valore di 7,4.
Normalmente ogni cibo che ingeriamo modifica il pH urinario (il pH del sangue subisce oscillazioni millesimali, andando incontro ad acidemia temporanea) in maniera più o meno evidente. Da personali esperimenti sembra che la mela rossa (più ricca di antocianine) oltre a mantenere pressochè stabile il pH urinario offra enormi vantaggi di risparmio energetico e una riduzione dei fabbisogni indotti grazie ad un basso rapporto Glucosio/Fruttosio. Già solo questo elemento la potrebbe classificare come il cibo elettivo per l’uomo (il più biocompatibile tra tutti i frutti). Le mele gialle e verdi, meno delicate nei confronti di denti e gengive, non sono paragonabili perchè hanno diverse concentrazioni di acido citrico, glucosio, antiossidanti. La mela rossa ha altre caratteristiche importanti: l’acido malico è autodetergente per i denti e normalmente non è aggressivo per le gengive.
Altri dati interessanti: la mela possiede circa l’85% di acqua (la quantità di acqua contenuta nel corpo di un neonato), la massima concentrazione di polifenoli e pectine, alte quantità di carotene e retinolo ed è l’unico frutto che stimola la peristalsi attiva intestinale.

Dubbi e domande sul cibo più idoneo all’uomo: la frutta?

10264854705_536a7afeb0_bPuò l’uomo considerarsi principalmente frugivoro per costituzione anatomica?
Sembrerebbe l’uomo sia strutturato anatomo-fisiologicamente per mangiare frutta, ma riesce certamente ad adattarsi a tutte le condizioni con chiare ripercussioni sulla sua salute.
Studiando l’effetto che hanno certi cibi su denti, gengive, ossa, muscoli, intestino, stomaco, potremmo chiederci quale sia il cibo più adatto a noi.

A questa domanda la scienza sembra aver già risposto tramite la fisiologia comparata e l’anatomia comparata: la frutta.
Dopotutto la nostra dentatura bunodonte (buno=collina, arrotondata) sembra essere idonea a masticare la frutta. La dentatura degli erbivori è seledonte (selenio=luna).
La dentatura dei carnivori è secodonte (sega).

10264806163_4f1b9bef85_bDalla mia sperimentazione e dai racconti di un gruppo di collaboratori ho notato che una delle migliori disintossicazioni (breve periodo depurante) avviene con la mela rossa: i fastidiosi sintomi tipici di altre forme di disintossicazione piu’ intense, come il digiuno o le diete liquide, sono minori e ludicità e forza sono maggiori.

Ciò non vuol dire che l’uomo debba vivere di solo mele, ma dai miei approfondimenti e dalle mie sperimentazioni in una dieta tendente al fruttarismo i risultati sono stati migliori ponendo al centro dell’attenzione la mela rossa prima di altri frutti (non in senso esclusivo).

Dopo aver sperimentato il fruttarismo e gradualmente diversi brevi periodi con abbondanza di mele ed una sana attività fisica, posso dire la mia. Effettivamente i risultati ottenuti non erano paragonabili: fastidi della disintossicazione eliminati del tutto, peso forma stabile, incrementata rapidità di cicatrizzazione, minore sudorazione, maggiore elasticità di tessuti e articolazioni, incrementata resistenza allo sforzo, solo per fare degli esempi.
Ho potuto notare che un buono stato mentale, fisico, emozionale, bassi livelli di stress e una sana gradualità sono fondamentali per un percorso verso la salute e il benessere.

Ora possiamo porci una domanda in più, che ci può spronare a studiare l’uomo e il suo vero potenziale con maggiore passione.images-11.jpeg
Quale tipo di frutto non dovremmo farci mancare tra i tanti? Per quale motivo?
Queste sono domande lecite che ogni ricercatore della salute dotrebbe porsi.Continuiamo a ricercare e sperimentare con la massima umiltà tenendo sempre a mente l’importanza della tolleranza e dell’amore nei confronti di chi abbiamo a fianco, a prescindere dal tipo di percorso che ha deciso di fare.

PER APPROFONDIMENTI:

LA RETE DELLA DISINFORMAZIONE A BANDA LARGA

ALAN WALKER (Antropologo) “I NOSTRI ANTENATI ERANO FRUGIVORI”

MONOFAGISMO ELETTIVO, O RELAZIONE SPECIE-SPECIFICA

ARMANDO D’ELIA, UNO DI NOI

ARNOLD EHRET, UNO DI NOI

FABBISOGNI INDOTTI, QUESTI SCONOSCIUTI

POTENZIALE ANTITUMORALE DEGLI OLIGOSACCARIDI

RITORNO ALL’EDEN (Parte I)

RITORNO ALL’EDEN (Parte II)

IL MELO: UN ALBERO TROPICALE

>FRUTTARISMO BIOCOMPATIBILE O SCONSIDERATO?

Fonte


Scopre che bucce e torsi assorbono al 100 per cento il petrolio disperso negli oceani: “Ma con gli scarti faccio anche ecopelle, pannelli, piastrelle”


Lo scrittore Cesare Marchi lo chiamava «il frutto dal volto umano», con riferimento al cedimento di Eva nell’Eden. Dopo aver conosciuto Alberto Volcan, nomen omen, inventore bolzanino che erutta idee come fossero lapilli, sono giunto alla conclusione che la mela abbia assunto sembianze extraterrestri. Che sia una golden delicious o una stark, una gala o una fuji, una granny smith o una pink lady, un’annurca o una renetta, ecco in rapida sintesi che cosa riesce a fare, questo ingegnere di 79 anni, con bucce e torsi: ecopelle per scarpe, borse e abbigliamento; carta per stampanti; carta igienica; rotoloni asciugatutto; colla; pannelli per l’edilizia; piastrelle isolanti; mangimi; fertilizzanti; persino biscotti.

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Pensate che l’ecopelle in mela puzzi? Errore: è inodore. Che sia poco robusta? Errore: ha una resistenza pari a 90 chili per millimetro quadrato. Che sia poco confortevole? Errore: ha superato 12.800 cicli di prova, rimanendo impermeabile. Che non riscaldi? Errore: si conforma in pochi minuti alla temperatura corporea e la mantiene. «Diciamo che se i nostri soldati avessero avuto gli scarponi in Melokraft, il Duce non avrebbe perso la campagna di Russia», sintetizza Volcan, sedicente «ricercatore ecologico e imprenditore vocazionale» che fin dal 2006 ha protetto la sua invenzione con un brevetto internazionale Pct ed è già stato oggetto di ben quattro tesi di laurea discusse nelle Università di Trento e Bolzano e alla Cattolica di Milano.

Ma la scoperta più stupefacente riguarda le proprietà degli scarti di mela essiccati e ridotti in polvere: inseriti nelle barriere di contenimento che vengono posate in mare per circoscrivere gli sversamenti accidentali di petrolio, sono in grado di assorbire al 100 per cento gli idrocarburi, lasciando le acque perfettamente pulite. Tenuto conto che soltanto dall’inizio del terzo millennio vi sono stati 30 disastri ambientali – l’ultimo, a maggio, ha ammorbato le spiagge di Santa Barbara in California – e che il greggio disperso negli oceani ammonta a circa 4 milioni di tonnellate l’anno, Volcan si candida a salvatore del pianeta.

Di cognome farebbe Volkan. In seguito agli accordi del 1939 fra Adolf Hitler e Benito Mussolini, i suoi genitori, contadini, optarono per l’italianizzazione, non volendo diventare cittadini del Terzo Reich. Più che tedesco, si sente turco: «I kan erano dignitari di Solimano il Magnifico giunti da queste parti con l’esercito ottomano che assediò Vienna nel 1529». Perito elettronico, dal 1955 al 1978 ha lavorato all’Iveco come addetto alla riparazione dei forni di fusione: «Arrivano fino a 1.800 gradi per cui due volte l’anno va rifatta la base. Ho vissuto più in fonderia che a casa». Era diventato un mago del settore, girava tutta l’Europa, ma lo chiamavano anche in Russia, Canada, Israele, Guinea. Aveva già 54 anni quando sentì il bisogno di laurearsi in ingegneria elettrotecnica all’Università di Gratz e di specializzarsi allo Joanneum, rinomato istituto di ricerca applicata che ha sede nella città austriaca.

La sua prima invenzione è il bruciatore volumetrico, che ricava energia dagli scarti degli olii combusti. Negli Stati Uniti, dove Volcan è andato di persona a montare la linea di produzione, lo utilizzano sia sugli aerei che superano la velocità del suono sia per spegnere le fiammelle sui pozzi di petrolio. Nel 1985 l’altoatesino diventa consulente dell’Olivetti. Lo mandano in Cina, a Kunming, a piantare la fabbrica da cui uscirà l’M24, il primo computer italiano che fa concorrenza all’Ibm. «Ho avuto modo di conoscere Bill Gates agli esordi. A Ivrea, dove veniva a proporci il sistema operativo Ms-Dos della sua Microsoft, lo snobbavano tutti. Per Elserino Piol e Bartolomeo Bertarione, padri del pc tricolore, era semplicemente “l’americano”, un intruso da cacciare. In America a quest’ora sarei miliardario come lui».

E invece?

«Per dare corpo ai miei sogni, ci ho solo rimesso 600.000 euro».

È troppo in anticipo sui tempi.

«Nel 1999 ho brevettato la prima lavastoviglie al mondo che funziona senz’acqua, senza detersivo e senza brillantante».

Ha detto senz’acqua?

«Sì. Un mio amico gestiva un rifugio a 3.000 metri sul Catinaccio. Per pulire le stoviglie, doveva sciogliere la neve. O usare la minerale in bottiglia. Consideri che solo per riportare a valle i rifiuti con l’elicottero spendeva 30 euro al chilo. Chiese il mio aiuto. Un giorno caddi su una biglia di vetro. Per punire la maledetta, la infilai in un forno a 500 gradi. Ma, anziché sciogliersi, ne uscì perfettamente ripulita. Ripetei l’esperimento con i piatti sporchi di ragù: stesso risultati, sterilizzati».

E allora com’è che a casa mia si usa ancora il Finish?

«Ho proposto la lavastoviglie, brevettata nel 1999, ai maggiori produttori di elettrodomestici. Mi rispondevano: “A che serve? Ce n’è tanta, di acqua”. Adesso, dopo 16 anni, si sono accorti che le risorse idriche scarseggiano e dalla Cina si è fatta viva l’Electrolux. Dalla Cina! Per questo le dico che in America avrei fatto fortuna. Bill Gates andava in banca con il suo bel progetto, la banca lo sottoponeva all’esame di qualche università e poi gli chiedeva: “Quanti soldi le servono?”. E sganciava».

Non sarà che i suoi progetti sembrano irrealizzabili?

«Irrealizzabili? Senta, nel 1997 ho creato per Andrea Merloni il primo scooter Benelli in Pet, costruito con 660 bottiglie di acqua minerale. Per anni ho prodotto gli orologi per l’Arma dei carabinieri con lo stesso materiale. I giganti della plastica, Montedison in testa, mi hanno azzannato. Oggi tutti inneggiano al riciclo».

Per il recupero degli scarti delle mele da che cosa ha preso spunto?

«Dal cimitero».

Prego?

«I miei genitori sono sepolti a Bronzolo. Lì vicino c’è una fabbrica che produce succhi di frutta: 70 tonnellate di scorie l’anno, una puzza infame. Mi sono fatto consegnare una quintalata di quella robaccia e l’ho essiccata nel forno di un mio amico a Rovigo. Poi l’ho macinata e ho portato la polvere a Paolo Bonaguro, amministratore della cartiera Favini di Rossano Veneto, che già aveva fatto la carta con le alghe della laguna di Venezia e con la farina di smog ottenuta dai fumi di combustione della fabbrica. È risultato che la polvere dei pomi conteneva il 70 per cento di cellulosa. Così è nata Cartamela, utilizzata come carta da lettera ufficiale dalla Provincia autonoma di Bolzano. L’aveva adottata anche monsignor Wilhelm Emil Egger, riposi in pace».

Il cappuccino che fu vescovo di Bolzano e Bressanone fino al 2008?

«Proprio lui. E sa che cosa mi diceva sempre? “Volcan, un motivo deve pur esserci se abbiamo identificato la mela con il frutto che cresceva nel Giardino dell’Eden”. Dopodiché ricevetti le diffide da quattro avvocati di Steve Jobs. Sostenevano che non potevo usare il simbolo della mela in quanto era il logo della Apple».

Che pretesa assurda.

«Ci siamo chiariti dopo 14 anni di scaramucce legali. Anzi, stiamo per diventare soci. È venuto a trovarmi Daniel Ku, proprietario della Iwi green plus di Taiwan, che collabora con Tim Cock, l’erede di Jobs. Produrremo le custodie in ecopelle Melokraft per cellulari e tablet della Apple».

L’ecopelle si fa soltanto con la mela?

«E altri vegetali. Penso ai carciofi. E ai pompelmi, che hanno una scorza di 1,5 centimetri. Oro puro. Si sono già fatti vivi gli iraniani, che bevono solo succhi di frutta e non hanno più deserti dove gettare gli scarti. Non che l’Alto Adige sia messo meglio: 500.000 tonnellate l’anno fra bucce e torsoli di mele, spesso destinati a impianti di biogas che però rendono appena l’1 per cento ed emettono diossina».

Brutta roba.

«Gli scarti delle mele dopo due giorni si ossidano e sviluppano aflatossine, fra le peggiori sostanze tossiche e cancerogene. Purtroppo ci sono allevatori che li danno da mangiare alle mucche e ai maiali. Una follia. Intendiamoci, anche mia nonna Emilia lo faceva, ma solo dopo averli bolliti. Sapienza contadina».

Come si fabbrica l’ecopelle?

«Mi sono rivolto ad Anzio Storci, divenuto primo costruttore al mondo di macchine per la pasta perché da giovane aiutò Pietro Barilla a portare due valigie fino in stazione e fu preso a benvolere dall’imprenditore. Ho montato nella sua fabbrica di Collecchio un impianto modificato che miscela acqua, farina di mela e un collante alimentare che la Henkel ha messo a punto per me. Invece della sfoglia per gli spaghetti esce un nastro di ecopelle, 6 millimetri di spessore. Lei consideri che una pelle di vacca misura 70 centimetri per 80. Io posso produrre una striscia di lunghezza infinita e larga anche 3 metri. I cinesi la useranno per farci i rivestimenti delle camere e delle cucine. In collaborazione con Giuseppe Tecco, un imprenditore di Cuneo che macina prodotti vegetali, sto creando un’ecopelle bianca ricavata dai tutoli del mais, cioè la parte interna delle pannocchie».

Immagino che sia biodegradabile.

«Altroché. Se la sotterri, viene attaccata dai microrganismi e si distrugge. La pelle normale no, perché è impregnata dal cloro e dai solventi della concia».

 

Come ha scoperto che gli scarti di mela polverizzati debellano gli inquinamenti da petrolio?

«Merito dell’insonnia. Mi alzo alle 3, mangio una delle mie cinque mele quotidiane, e comincio a lavorare. Una notte m’è saltato in mente di rubare una calza di nylon a mia moglie, di riempirla con 150 grammi di farina di mela e di metterla a bagno in un mastello. Il giorno dopo il recipiente era asciutto e la calza pesava 2,5 chili. Allora ho preparato una seconda calza e ho versato nell’acqua 1 litro di gasolio. Ebbene, ha assorbito la nafta e lasciato l’acqua perfettamente pulita».

Com’è possibile?

«Non me lo chieda: lo ignoro. La chiami evoluzione della specie o come diavolo vuole. So soltanto che 1 chilo di mele essiccate assorbe 5 litri di petrolio. Luis Durnwalder, all’epoca presidente della Provincia autonoma di Bolzano, mi ha messo a disposizione Protezione civile e vigili del fuoco per sei mesi di test. Tutti coronati da successo».

Sta lavorando ad altre idee?

«Sempre. Il professor Fernando Alemanno, specializzato in anestesia e rianimazione, mi ha illustrato il problema del tubo che s’infila in bocca ai pazienti addormentati sul tavolo operatorio. L’anidride carbonica così aspirata è filtrata da un prodotto chimico che viene 15 euro al chilo. Ma, quel che è peggio, smaltire questa schifezza costa 20 volte tanto, 300 euro al chilo. “Studiami qualcosa di alternativo”, mi ha chiesto Alemanno. Detto fatto: l’alito può essere assorbito da pezzetti di calce solidificata con un procedimento di mia invenzione. E alla fine si danno da mangiare alle galline che se ne servono per fare i gusci delle uova».

Le uova all’alito fanno un po’ schifo.

«Scusi, eh, ma lei ha mai visto che cosa beccolano le galline? Se ne sta interessando anche la Marina per i militari chiusi dentro i sommergibili».

Abbiamo finito?

«Non ancora. Dopo un lustro di ricerche, mi sono procurato in un lago tedesco delle alghe che 2.000 anni fa erano batteri, diatomee per la precisione. Ho scoperto che 1 etto di esse assorbe 1,5 litri di pipì. Adesso sto collaborando con il colosso svedese Tena per la produzione di pannoloni e pannolini. La polvere delle diatomee, impastata con l’acqua, diventa una specie di tessuto con 2 micron di spessore. Ed è anche alimentare». (Ne piglia una presa da un sacchettino e la inghiotte). «Per cui i pannoloni finiranno in discarica con l’umido. Quelli in vendita oggi sono fatti invece di polimeri sintetici. Inceneriti a 250 gradi, sviluppano diossina. Ha idea di quanti se ne bruciano ogni giorno in questo mondo fatto di plastica e di vecchi?».

Pensa di arricchirsi con le sue invenzioni?

«È la povertà la ricchezza del mondo. Nel benessere non s’inventa nulla di nuovo. La crisi economica si sta rivelando una benedizione, perché solo nelle difficoltà gli uomini danno il meglio. I soldi non sono mai stati un problema, per me. Vado ancora in giro a riparare forni e ho persino 2.000 euro di pensione. Posso permettermi di continuare a cercare».

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