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Un fotografo argentino emergente ha deciso di realizzare un reportage di quelli davvero tosti. Come Davide contro Golia, i suoi nemici sono il glifosato e la Monsanto.


Il glifosato, uno degli erbicidi più usati al mondo in campo agricolo, ha effetti devastanti e drammatici sulla salute delle persone che sono costrette a vivere in suo contatto. Questa volta a sostenerlo non è un’organizzazione ambientalista o, meglio ancora, qualche agenzia che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità. Lo dimostra, con immagini e testimonianze, un reportage realizzato da Pablo Ernesto Piovano, un fotografo argentino che nel 2014 ha deciso di documentare la condizione della popolazione del suo paese che lavora o vive nei pressi dei campi coltivati a soia ogm dove si usano dosi massicce di diserbanti.

“Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini di chi si ciba di Vegetali a massacrare i propri simili. ” – Pitagora


Il nuovo futuro Joker del cinema, vegano dall’età di 3 anni, è uno degli attori più sensibili al tema della sofferenza animale e ora sfrutta i riflettori puntati sulla sua immagine per via del suo prossimo importante ruolo, per fare luce sullo specismo, forma di discriminazione secondo la quale tutte le altre specie animali diversa dalla nostra siano inferiori a quella umana.

Il primo gesto utile per salvare il pianeta dovrebbe essere la riduzione del consumo di carne. Ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

Sarà colpa di tanti vegani, che con il loro integralismo provocano stizza e quindi servono malissimo la loro stessa causa. Sarà colpa di una subcultura superficiale che considera l’abboffarsi di carne un gesto di ribellione contro il politicamente corretto. O forse è colpa di un increscioso equivoco machista, che scambia l’iperconsumo di bistecche con la virilità. Chissà.

Fatto sta che abbiamo tutti imparato a separare la plastica e a non buttare le cicche di sigaretta in mare, ma è pochissimo entrato nella coscienza comune un fatto banale: il primo gesto utile, se si vuol salvare il pianeta, è limitare drasticamente il proprio consumo di carne. Non è questione di animalismo, né tanto meno di “disneyzzazione” di vacche o maiali: è un dato di realtà, già emerso al primo Summit sulla Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992. Nello stesso anno usciva negli Stati Uniti il più completo e deciso atto d’accusa sugli effetti dell’industria massiva della carne: “Beyond Beef”, di Jeremy Rifkin, tradotto poi in italiano con il titolo “Ecocidio” (Mondadori 2001), dove si dimostravano i disastri ambientali e sociali causati dallo sfruttamento di milioni e milioni di ettari per la coltivazione di prodotti vegetali destinati agli allevamenti intensivi di bestiame.

Da allora la letteratura scientifica sul tema ha fatto grandi passi avanti, eppure pochi hanno ancora coscienza dell’impatto ambientale determinato da una dieta fortemente carnivora. Anzi: il consumo di carne cresce anche in Italia, fino a sfiorare gli 80 chili annui pro capite. Poco rispetto agli Stati Uniti – per fortuna – ma comunque troppo in un contesto di produzione alimentare che è diventato un’industria devastante: il 70 per cento della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello e per ogni chilo di manzo si produce una quota che arriva fino a 60 chili di CO2 equivalente (pari a oltre 20 litri di benzina bruciati da un’automobile di media cilindrata). Senza dire dello spreco di acqua dolce, dato che un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per gli allevamenti: ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

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Un’intera città dove è vietato l’uso e il consumo di carne perché la religione non permette il massacro di animali. Palitana, nello stato di Gujarat, in India è una cittadina dove il vegetarianesimo è stato imposto.

Dal lontano 2014 a Palitana, gli animali non vengono più macellati e sia la vendita che il consumo di carne e pesce, viene considerato illegale. Una decisione alla quale si è arrivati dopo che oltre 200 monaci avevano iniziato uno sciopero della fame, con la promessa di non fermarsi finché non si sarebbe optato per la fine del massacro degli animali.

La protesta dei monaci affonda le sue radici nel giainismo, una delle più antiche religioni del mondo, secondo cui nessun essere vivente deve essere maltrattato a tal punto che i Jain non solo non si cibano di animali, ma neanche di tutte quelle piante come cipolle, patate, carote, rape e bulbi, in cui viene estirpata interamente.

Vietato anche il miele e tutti quei frutti dove non è possibile separare dalla polpa i semi come il melograno e i kiwi, perché così facendo non si permette di compiere il ciclo di vita. Una visione estrema che è abbracciata da circa 5milioni di persone, il numero di fedeli che crede nello giainismo. Uno dei siti più sacri è proprio la Palitana, dove la carne è contro l’insegnamento della religione.

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Il 14 agosto del 2014, il governo del Gujarat ha quindi dichiarato la città una “zona senza carne”, istituendo il divieto assoluto sulla vendita di carne e uova e una legge contro il massacro di animali.

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Una decisione che tutt’oggi non mette d’accordo proprio tutti. Mentre i Jain esultano, per i musulmani e pescatori, la situazione è diversa. I primi rappresentano il 25% della popolazione che lamentano il fatto di essere stati obbligati a diventare vegetariani e si sentono violati dei loro diritti; i secondi hanno dovuto chiudere le loro attività e rimproverano il governo locale di aver creato una norma ad hoc che li ha penalizzati.

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L’uomo è ciò che mangia e in base a ciò che mangia pensa, e di conseguenza si comporta. Ciò che entra nel nostro organismo attraverso l’alimentazione, l’acqua, l’aria, il pensiero degli altri, i suoni ecc. costruisce il nostro organismo. Se ciò che forma il nostro corpo è povero di nutrienti, contaminato o impuro anche la mente, la coscienza e lo spirito ne subiranno gli effetti. C’è una profonda correlazione tra ciò che mangia l’individuo la sua salute, il suo pensiero, il suo carattere, la sua condotta, la sua sfera energetica, morale e spirituale, il suo relazionarsi con l’ambiente. Continua a leggere..


E’ il risultato di uno studio condotto in California.

(ANSA) – ROMA – Una cattiva salute mentale è legata a una cattiva qualità dell’alimentazione. Ciò vale a prescindere dalle caratteristiche personali come età, istruzione, età, reddito. E’ questo il risultato di uno studio condotto dalla Loma Linda University e pubblicato sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition.

Secondo la ricerca, che è stata svolta in California, coloro che consumavano più junk food avevano anche maggiori probabilità di riportare sintomi di stress psicologico moderato o grave rispetto ai loro coetanei che invece seguivano una dieta più sana. E’ stato riscontrato che l’aumento del consumo di zucchero è associato al disturbo bipolare e il consumo di cibi fritti o contenenti elevate quantità di zucchero e cereali trasformati è collegato alla depressione.

“E’ forse giunto il momento di dare uno sguardo più da vicino al ruolo della dieta nella salute mentale – spiega Jim E. Banta, autore principale dello studio – perché può essere che le scelte di una dieta sana contribuiscano alla salute mentale. Sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter rispondere in modo definitivo, ma le prove sembrano puntare in questa direzione”.

La ricerca ha esaminato i dati di una serie di sondaggi condotti in California tra il 2005 e il 2015 su più di 240mila persone. Lo studio ha rilevato che quasi il 17% degli adulti californiani rischiano di soffrire di malattie mentali: il 13,2% con moderato stress psicologico e il 3,7% con grave disagio psicologico. (ANSA).

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Lewis Hamilton è uno degli atleti più famosi nel mondo moderno dello sport. La nuova stagione di Formula 1 è alle porte e si è presentato ai microfoni di  tutto il mondo visibilmente in forma e anche cresciuto molto dal punto di vista muscolare. Ha svolto un allenamento specifico, anche grazie alle nuove norme tecniche che gli permettono di poter pesare di più rispetto al passato.

Il corridore britannico è un cinque volte campione mondiale di Formula 1 ed ha conquistato il suo ultimo titolo terminando la stagione 2018 in vetta conquistando la bandiera a scacchi al Gran Premio di Abu Dhabi a novembre.

Lewis è in continua evoluzione come atleta e pilota di F1, e ha anche cambiato la sua dieta nel 2017 all’età di 33 anni per seguire rigorosamente una dieta a base vegetale. Che tipo di cibo mangia il re vegan della pista?

La dieta giornaliera di Lewis Hamilton

La colazione preferita

Come molte persone, Hamilton fa colazione. Ma Hamilton segue rigorosamente una dieta a base vegetale, il che significa che non può mangiare cibi per la colazione come i pasticcini che potrebbero essere fatti con burro da latte.

Hamilton ha detto che mangia regolarmente il porridge per colazione. Il Porridge, è una voce di menu comune per molti piloti di Formula 1, ma ogni tanto Hamilton si concede qualcosa di più sostanzioso, come i fagioli sul pane tostato.

Il pancake è il piatto preferito di Hamilton a colazione

Prima di diventare vegano, Hamilton ha anche apprezzato le uova con avocado su pane tostato, un pasto che potrebbe ancora gustare senza l’uovo poiché l’avocado è ricco di grassi sani.

Secondo il Dr. Rob Child, un biochimico della performance che ha lavorato in Formula 1 con la McLaren e la Ferrari, gli atleti vegani potrebbero avere livelli ridotti di testosterone a meno che non pianifichino attentamente le loro diete. “Infatti Lewis, probabilmente, sta assumendo un sacco di grasso sano per essere in grado di produrre testosterone“, ha detto.

I prodotti e surrogati vegetali

Andando ai prodotti vegetali, a volte a Hamilton mancano certi cibi che era solito mangiare. “Non è per tutti”, ha detto recentemente. “Mi manca la Nutella, mi mancano i dolci ma ora so cosa c’è in quella roba, ed è disgustoso.”

Una cosa che Hamilton non si nega è un pancake. “Adoro i pancake vegani“, disse una volta. Ha anche detto che sarebbe andato per le sue vacanze estive o invernali e molto spesso ha una “pila di pancake” quando è arrivato al mattino. “Adoro i pancake“, ha detto. Beh, non è così per tutti?

Hamilton ama anche gli hamburger e, anche se ha trovato difficile trovare una versione gustosa del suo cheat food quando è passato dalla carne, pesce e latticini a una dieta puramente vegana , alla fine ci è riuscito. Parlando del suo tour mondiale durante la stagione di F1, ha dichiarato: “Ho trovato un hamburger vegano a Hong Kong e mi hanno mandato degli hamburger in Giappone, dove li ho mangiati tutti i giorni“.

Il pranzo vegano di Lewis Hamilton

Durante un’intervista del 2017 con Men’s Health, Hamilton ha parlato di un pranzo a base di petto di pollo, salsa di pomodoro, verdure e un bicchiere d’acqua. Ma un anno dopo, la nutrizionista Tara Ostrowe ha detto alla CNN che il pranzo per il pilota vegano ora consisterebbe in cose come i panini con falafel, un peperoncino vegano o una scodella di quinoa.

Le cene vegane di Lewis

Tara Ostrowe suggerisce che la pasta integrale, il tempeh e la patata dolce al forno siano tutte ottime cene nutrienti per Hamilton, poiché la pasta può essere mescolata con verdure e pesto vegano, e il tempeh può essere servito con un carb come i ravioli e la patata dolce andrebbe bene con un tortino di quinoa e cavolo fresco.
Uno dei piatti era una “zucchina a cottura lenta con pinoli tostati insieme a un’insalata di cous cous, melograno, uva passa e scorza d’arancia“, e tra gli altri anche anche “orzo con fagioli verdi al vapore e pomodori secchi, con  guacamole, un mix di grano germogliato e hummus con crudité di verdure. “

Le bevande

Una cosa che non causa tanti problemi quando si passa a una dieta vegana,è cosa bere. Hamilton beve prevalentemente acqua e, come ambasciatore pubblicitario di una nota marca di energy drink, ha a disposizione anche un sacco di bevande energetiche.
Naturalmente, la dieta di un pilota di Formula 1 non è completa senza lo Champagne della vittoria, qualcosa che i piloti sorseggiano con gioia quando vincono le gare. Per Hamilton, 5 volte campione di F1, significa aver bevuto molto champagne. Alla salute!
Mentre la transizione potrebbe essere stata una sfida per le sue papille gustative in un primo momento, ha constatato che essere passato alla dieta vegana è una delle “migliori decisioni” che avrebbe potuto fare, secondo solo al trasferimento al team Mercedes. “Sento il meglio che abbia mai provato fisicamente e mentalmente“, ha affermato recentemente. “Tutto l’anno mi sono sentito molto forte mentalmente, ma penso che fisicamente sto facendo anche un grande passo e questo è anche merito della decisione che ho preso per cambiare la mia dieta”.

Fonte : PlantBasedNews