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Come mai i bambini danesi sembrano essere sempre pervasi da una costante felicità e si dimostrano educati e gentili? La motivazione è più semplice di quanto si possa pensare: sono infatti da sempre abituati ad avere a che fare con l’empatia e restano ben distanti dal bullismo e dall’ansia. È proprio per questa serie di motivazioni che l’abbracciarsi diventa una vera e propria materia scolastica.

Jessica Joelle Alexander, giornalista e psicologa americana appassionata di studi sulle differenze fra le culture, nel suo libro Il nuovo metodo danese per educare i bambini alla felicità a scuola e in famiglia fornisce alcuni spunti interessanti che si pongono lo scopo di indirizzare i bambini verso una vita più felice.

Secondo l’autrice il modello scolastico ed educativo di molti Paesi è ristagnante, rimasto quindi indietro nei tempi e di conseguenza non può far fronte ai problemi d’attualità, primo fra tutti il bullismo. Nelle scuole danesi è interessante notare come l’abbracciarsi sia diventata una materia scolastica. L’abbraccio infatti aiuta ad aumentare l’empatia e la felicità senza la necessità di tenerli impegnati in molteplici attività.

Jessica Joelle Alexander inoltre sottolinea come alcuni nomignoli e divieti possano incidere in maniera negativa sulla positiva crescita del bambino. Inoltre dichiara che l’autostima, la consapevolezza e la felicità dipendono in maniera diretta dallo star bene, quindi incidono in maniera marginale gli applausi o i bei voti ricevuti nell’ambito scolastico.

Un altro esempio pratico si può ritrovare nella “Klassens tid”, ovvero è un insegnamento che riguarda l’empatia, in modo tale che i bambini possano comprendere a pieno ciò che sentono gli altri bambini, che sia un sentimento di gioia o di dolore. In quell’ora di lezione sono assenti sia la competizione che i voti: tutto è incentrato sugli abbracci e, alcune volte, anche sui massaggi. Alla fine dell’anno poi è previsto un test riguardo alla felicità perché, quest’ultima, viene prima di ogni altra cosa.

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di Laura Di Cintio


Per la dottoressa Silvia Goggi, co-autrice della pubblicazione, si tratta di “una pietra miliare in ambito scientifico”. Le linee guida aggiornate dicono “sì” alle diete a base vegetale nell’infanzia.

Una dieta vegana ben pianificata è adatta in tutte le fase della vita, anche nell’infanzia e soddisfa il fabbisogno di tutti i nutrienti: ad affermarlo ufficialmente arriva un articolo pubblicato in questi giorni sull’autorevole rivista scientifica Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics. La pubblicazione, che riprende le linee guida già stilate ne Il piatto Veg Junior a cura della dottoressa Luciana Baroni, presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV), si presenta come una guida pratica per pianificare le diete a base vegetale (vegane e latto-ovo-vegetariane) nei bambini, dallo svezzamento all’adolescenza, ed è redatta da tre ricercatori italiani, tutti membri di SSNV:

  • la dottoressa Luciana Baroni, medico specialista in Neurologia e Geriatria con un Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica e presidente SSNV;
  • la dottoressa Silvia Goggi, medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione;
  • il dottor Maurizio Battino, Professore Associato all’Università Politecnica delle Marche e direttore del Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana della medesima Università.

È interessante sottolineare come l’articolo sia open access, quindi fruibile gratuitamente da chiunque(professionisti e non), ma anche peer reviewed, ovvero validato attraverso una valutazione attenta da parte di altri esperti del settore, in modo da verificarne la veridicità del metodo e l’idoneità alla pubblicazione su riviste scientifiche specializzate. Si tratta di un articolo che incorpora le linee guida da seguire per la pianificazione delle diete plant based nell’infanzia e nell’adolescenza e che va ad aggiornare quelle del 2001, pubblicate sempre sulla stessa rivista.

Dieta vegan nei bambini: “Da adesso niente più scuse”

Una guida che dimostra come l’assunzione di tutti gli alimenti vegetali nell’ambito di una dieta equilibrata, adeguata alle diverse fasce d’età, consenta di raggiungere il fabbisogno di tutti i nutrienti indicato dai LARN, ovvero i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti indicati per la popolazione italiana dalla SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana). A questo si aggiunge che il calcolo delle quantità di alimenti necessarie è stato effettuato tenendo conto esclusivamente di alimenti vegetali, e ciò significa che uova e latticini sono considerati alimenti opzionali e non necessari.

Bisogna sottolineare, inoltre, che queste linee guida risultano già in uso da tutti i medici che fanno parte della Rete Famiglia Veg, – un insieme di professionisti della nutrizione sparsi sul territorio italiano, competenti anche in materia di alimentazione vegetale – nonché dai professionisti che lavorano nell’ambulatorio milanese Baby Green, che esiste ormai da più di due anni ed è pensato per assistere adeguatamente anche le mamme e i loro bambini vegetariani e vegani.

“A questo punto non ci sono più scuse – ha dichiarato ai nostri microfoni la dottoressa Silvia Goggi – perché queste linee guida dimostrano ufficialmente e inequivocabilmente (se ancora ce ne fosse bisogno!) come le diete a base vegetale siano adatte sin dall’infanzia. Insomma, si tratta di un traguardo importantissimo perché da oggi nessuno potrà più dire che nella dieta vegana non c’è ferro, non c’è calcio, non si sono proteine a sufficienza per un bambino in crescita. Se un medico afferma il contrario, significa semplicemente che le sue conoscenze non sono aggiornate“.

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La scuola è uno strumento di potere nelle mani di chi comanda. Dietro il pretesto di diffondere la cultura, infatti, si nasconde un pericoloso e invisibile lavaggio del cervello, capace di amputare la creatività dalla psiche indifesa dei più piccini, per forgiare soldatini ubbidienti e remissivi, pronti a seguire le indicazioni di chi sta in cattedra.

Il passaggio alla scuola elementare rappresenta un momento traumatico per tutti i bambini che, da un giorno all’altro, sono costretti a stare seduti nel banco per molte ore, mantenendo costante la concentrazione su argomenti nuovi, difficili e, spesso, poco interessanti. Nel periodo della scuola materna, la socializzazione e il gioco sono al primo posto e i piccoli possono muoversi liberamente per la classe, divertendosi insieme agli altri bambini.

Ma, con l’ingresso nella scuola elementare, la musica cambia e il movimento, la fantasia, l’immaginazione e la condivisione, si riducono ai minimi termini per cedere il posto alle acquisizioni nozionistiche e mnemoniche.

In questo modo i nostri figli imparano che inventare, scoprire, costruire, creare, dialogare, aiutarsi, ascoltarsi e condividere, sono attività insignificanti, cui dedicare soltanto qualche sporadico ritaglio di tempo. La scuola afferma il valore della produttività. Una produttività: fondata sull’apparire, sul giudizio e sulla competizione.

In classe, infatti, bisogna rendere, distinguersi, diventare i primi, raggiungere il punteggio migliore!
Non copiare, non suggerire, non aiutarsi l’uno con l’altro, ma lasciare che ognuno risolva da solo le proprie difficoltà.
I semi dell’indifferenza e del cinismo vengono piantati già nelle prime classi della scuola elementare e troveranno l’humus necessario ad attecchire e svilupparsi, lungo tutto il percorso scolastico.

L’ubbidienza acritica e la sottomissione sono i requisiti principali di ogni bravo alunno. A scuola si deve sempre: rispettare gli insegnanti. Anche quando gli insegnanti non rispettano te. Il rispetto, infatti, non è un diritto dovuto a tutti, ma solo a chi detiene il potere.E il potere non è un bene al servizio della comunità, ma è una fonte di privilegi insindacabili, riservati a chi lo possiede. Il qualunquismo e l’insensibilità, purtroppo, affondano le radici nel terreno scolastico e nutrono l’irresponsabilità e la prepotenza che caratterizzano questo nostro periodo storico.

I valori di una pedagogia nera, incapace di accogliere la variegata espressività degli studenti, intrecciano tutto il percorso scolastico, finendo per penalizzare anche gli insegnanti migliori.
Quelli che credono davvero nella comunità, nella condivisione e nell’intelligenza emotiva, e che si sforzano di trasmettere un messaggio d’amore e solidarietà, nonostante la repressione insita nei programmi ministeriali.

Per insegnare, infatti, non è richiesta alcuna competenza psicologica, proprio perché l’ascolto e la comprensione dei vissuti interiori sono considerati irrilevanti ai fini dell’apprendimento, e l’unica cosa che conta è un sapere arido di sensibilità. Chi insegna, perciò, è costretto a portare avanti un programma basato esclusivamente su conoscenze cognitive, e privo di attenzione per la delicata fase di crescita che gli alunni stanno attraversando.

Così, quei docenti che, nonostante tutto, non riescono a ignorare le esigenze psicologiche dei loro allievi e si sforzano di dedicare tempo alla scoperta e alla condivisione del mondo interiore, devono fare i conti con i regolamenti, e spesso non sono ben visti né dai colleghi né dai genitori, spaventati all’idea che i loro figli restino indietro nella lotta per raggiungere il successo. A scuola si deve STUDIARE! E studiare significa: immagazzinare nozioni da ripetere a comando. Maggiore è l’erudizione, e più grande sarà il consenso che l’organizzazione scolastica attribuirà agli studenti.

Non sorprende che, una volta completato l’iter di studio, della creatività, dell’entusiasmo e della solidarietà, non rimanga più nemmeno il ricordo.

La scuola premia l’individualismo e la sopportazione paziente e rassegnata. Risorse indispensabili per la vita lavorativa e sociale che attende i nostri giovani alla fine degli studi. Tanti geniali innovatori, scienziati, artisti e maestri nell’indagare le profondità della vita e dell’animo umano, ricordano, nelle loro biografie, di non aver avuto nessun successo scolastico ma anzi! Di essere stati sottovalutati e criticati.

Proprio perché l’originalità e la solidarietà non sono ben viste in quella sorta di carcere formativo che chiamiamo scuola e che prepara le nuove generazioni ad affrontare la vita. L’allenamento all’ubbidienza è uno dei valori fondamentali. A scuola si deve essere: disciplinati, arrendevoli e subordinati.

Indipendenti, autonomi, curiosi, fantasiosi, intraprendenti, creativi… sono aggettivi poco adatti a definire lo studente ideale. L’alunno perfetto deve essere: rispettoso, capace di integrarsi e pronto a seguire le direttive di chi ha più esperienza. Cioè: dipendente, acritico, omologato, passivo e sottomesso. Chi incarna le caratteristiche del modello avrà un successo garantito, dalle elementari all’università, e, una volta conclusi gli studi, sarà pronto a seguire le regole di una società che premia l’individualismo e la competizione, irridendo la fratellanza, la sensibilità e la genialità.

Per tutelare i propri bambini, molti genitori, sensibili e illuminati, hanno dato vita a un movimento chiamato homeschooling e basato sull’educazione parentale. 

Si tratta di un’istruzione impartita dai genitori, o da altre persone scelte dalla famiglia, ai propri figli. Nell’ambito dell’homeschooling le possibilità sono molto ampie, ci sono famiglie che preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, e altre che desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, gli interessi e capacità dei piccoli, in veste di aiutanti e guide. Ma sempre queste persone istruiscono i propri figli con amore e dedizione, e il loro lavoro è parificato a quello svolto dagli insegnanti nelle scuole.

La scelta dell’homeschooling è volta a promuovere lo sviluppo della personalità nella sua totalità, senza trascurare gli aspetti affettivi, espressivi e creativi. Per questo è una soluzione che trova sempre più sostenitori. In Italia, le famiglie che rifiutano la scuola sono all’incirca un migliaio, e si tratta di un numero in costante aumento.  Molti genitori, infatti, si rendono conto dei danni che l’organizzazione scolastica provoca sulla salute psicologica e fisica dei loro figli e, per questo, la scelta di opportunità alternative è sempre più gettonata.

La pedagogia nera, con il suo corollario di punizioni e abusi di potere, ha intriso la struttura della scuola, creando un meccanismo perverso di sottomissione e autoritarismo, traumatico per i bambini e funzionale alla supremazia di pochi privilegiati su un numero sempre crescente di creature disponibili, remissive e sottomesse.

Riconoscere l’abuso e la crudeltà, nascoste dietro la normalità dell’istruzione scolastica, è il primo passo per cambiare un mondo basato sull’indifferenza e sulla prevaricazione. Un passo indispensabile.
Per mettere fine alla violenza e costruire una società capace di accogliere la creatività, la sensibilità e il valore di ogni essere vivente.

Carla Sale Musio (Fonte)

Il cordone non si taglia; crostifica e si stacca naturalmente.

Per il neonato è molto più che un trauma fisiologico momentaneo, perchè quel cordone sta continuando a trasportare nutrimenti dalla placenta e usa la placenta stessa come sacca di scarto anche dopo, durante i primi giorni d’allattamento.

Cerca di capire questo dottorato costituito dai cosiddetti “esperti”, non sono altro che dei ripetitori di questa sotto-cultura universitaria demenziata e pilotata a livelli spaventosi.

Per saperne di più: http://fuoridimatrix.blogspot.it/2012/11/taglio-del-cordone-ombelicaleun-rituale.html

Altra informazione molto importante riguarda la posizione del parto.. quella di norma è sbagliata, ecco quella giusta: http://www.paradisefruit.altervista.org/mamme-la-posizione-giusta-parto/

“I bambini non vaccinati sono più sani”. A sostenerlo non sono pseudo-guaritori, maghi o fattucchieri. Ma oltre 120 medici che, dopo settimane di dibattiti e polemiche sul tema, escono allo scoperto con una lettera aperta all’Istituto superiore di sanità. Primo firmatario il cardiologo Roberto Gava, membro della ‘Società medicina centrata sulla persona’ di Bologna, appoggiato da oltre una ventina di professionisti emiliano-romagnoli e marchigiani. Il corposo documento prende le mosse dalle affermazioni del presidente dell’Istituto, il professor Gualtiero Ricciardi, che ha recentemente sostenuto la sicurezza dei vaccini pediatrici: “Su 19 milioni di vaccinazioni ci sono stati soli 5 casi di reazioni gravi, peraltro non mortali”.

Non è esattamente così per i firmatari della missiva che rivelano l’esistenza di “reazioni avverse che ammontano a migliaia di rilievi all’anno”.
Non per questo vogliono essere classificati come i fautori del no, senza se e senza ma. E infatti nella premessa mettono in chiaro che, oggigiorno, un qualsiasi medico dotato “di buon senso” e di “un minimo di conoscenza scientifica” non può essere “contro le vaccinazioni pediatriche”.
Ma poi mettono sul tavolo la loro esperienza sul campo. E cioè “pratica medica specializzata” accanto al bambino malato, non “frettolosa ma fatta di osservazione e ascolto, di considerazione di quello che lui ci comunica e subliminale e di quello che i genitori raccontano”. E tutto ciò “ci ha aperto gli occhi”.
La conclusione è destinata a suscitare scalpore: “I bambini non vaccinati appaiono indubbiamente e globalmente più sani, meno soggetti alle patologie infettive, specie delle vie aeree, meno soggetti ai disturbi intestinali e alle patologie croniche, meno soggetti a patologie neurologiche e comportamentali e scarsi consumatori di farmaci e di interventi sanitari”.

E per dimostrare quanto asseriscono sono pronti a partecipare a un’indagine organizzata dall’Istituto superiore della sanità che confronti “nel modo più rigoroso” lo stato di salute dei piccoli completamente vaccinati con quella dei bimbi mai vaccinati.
Illustrano poi la loro dettagliata proposta articolata in quattordici punti. Spazia dalla richiesta di personalizzazione dei trattamenti ai tempi di somministrazione, dai compiti che il pediatra deve assolvere alla necessità di superare l’obbligo vaccinale.

“Se vogliamo servire la verità abbiamo solo una possibilità – concludono -: unirci tutti attorno ad un tavolo scientifico e discutere l’argomento con cuore aperto e libero da conflitti di interesse. Questo è il bene della Medicina, il resto è coercizione cieca e scontro frontale che prima o poi si rivelerà contro tutti noi”.

di LUCA SOLIANI

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Non si tratta di un’immagine inventata, ma della reale lista di “Compiti per le vacanze” assegnata ai propri alunni dal professor Fabrizio Loffredo, il cui nome è diventato molto popolare sul web negli ultimi giorni.

“Se tutti fossero come lui, il mondo sarebbe un posto migliore. Un applauso al Prof. Fabrizio Loffredo.”

E’ così che i suoi alunni lo hanno ringraziato, una in particolare Sara M., della quale non sappiamo se possiamo pubblicare il nome completo, che ha fatto una foto alla sua lista di compiti e l’ha pubblicata sul profilo Facebook, permettendogli di diventare in assoluto il miglior professore che sia mai esistito nella storia dei social.

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