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E in questo, il contatto con gli elementi naturali riveste un’importanza fondamentale. “Il camminare – si legge in un passo del suo libro La mente del bambino – significa per il bimbo qualcosa di molto diverso da ciò che significa per noi”.

“Sono le cose interessanti che lo circondano a spingerlo avanti in passeggiate piene di scoperte interessanti, con l’istinto di muoversi passando da una scoperta all’altra. Tutti i bambini dovrebbero camminare così: guidati da ciò che li attrae”.

Esplorare, quindi, risulta una componente fondamentale per lo sviluppo fisico e intellettivo di un bambino. Chi lo educa, deve spingerlo a farlo, stimolando il suo coinvolgimento nelle cose che lo circondano.

Interesse e curiosità, quindi, saranno due caratteristiche che lo guideranno durante la vita, favorendo lo sviluppo di una coscienza critica, che sappia porsi domande e darsi risposte.

immagine: Wikipedia

Ma come possiamo favorire questo tipo di esperienze nei più piccoli? Cercando proprio di recuperare le relazioni dirette con terra e acqua. L’importanza di far toccare con mano da vicino ai bambini cosa significhi seminare, curare, far crescere, raccogliere e infine gustare appare, a tale scopo, basilare.

Affondare le mani nella terra significa, per tutti e per i bimbi in particolare, ristabilire un contatto primordiale. Curare i frutti che essa può darci con l’acqua, di conseguenza, può far capire loro come si origina la vita.

L’emozione e la meraviglia generate dal veder spuntare un pomodoro, una zucchina o una melanzana possono essere grandissime, per i più piccoli. Si ricorderanno per sempre delle loro “creature”, nate e cresciute grazie alle cure e alla dedizione.

Un po’ come avviene in molte circostanze della vita, per avere frutti è necessario impegnarsi. Educatori e pedagogisti, dunque, consigliano di far vivere al bambino l’esperienza dell’orto, proprio come metafora di sviluppo e arricchimento. Avere un piccolo pezzetto di terra, o anche solo un vaso, con piante da coltivare, significa far crescere meglio i nostri figli.

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Se ti senti più felice quando ti trovi di fronte al mare, se senti che in quel momento sei più felice, se il rumore delle onde provoca uno stato di pace mentale, probabilmente sai già ciò che è stato confermato dalla scienza: osservare il mare attiva uno stato di felicità nel cervello.

Un gruppo di ricercatori ha studiato la relazione tra il mare e la salute. I risultati hanno confermato ciò che già sapevamo: i rumori del mare stimolano la corteccia prefrontale, un’area del cervello responsabile delle nostre emozioni e della riflessione personale.

Secondo lo studio, il mare espande la capacità umana di auto-conoscenza, e produce anche benessere emotivo.

Stare a contatto col mare, quindi, ha un potere curativo. La sensazione di felicità che si genera osservando il mare regola i livelli di serotonina, un ormone che controlla e riduce l’ansia.

Non solo, il movimento e il suono delle onde ci ricordano quello dei battiti del cuore delle nostre madri, quando ci trovavamo ancora nel ventre materno, generando una sensazione di sicurezza e protezione.

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Le foreste delle Dolomiti pronte a rinascere dopo la terribile devastazione che le ha colpite lo scorso autunno, quando uno dei più importanti patrimoni boschivi italiani è stato sradicato dal vento. Circa 400 nuovi alberi di abeti e larici sono attualmente in cura, in attesa di essere piantumati tornando a colorare di verde gli splendidi monti del Trentino.

Mentre procedono i lavori di ripristino delle foreste, sui versanti a maggiore rischio di erosione è partita la messa a dimora dei nuovi alberi. Ne servono tanti, per questo la comunità di Fiemme si è rimboccata le maniche e si è messa al lavoro coltivando circa 400 mila piantine che attualmente sono in cura nella loro nuersery, il vivaio storico di Solaiolo e quello di Lagorai.

raccontare questa storia di rinascita è stato il giornalista Andrea Selva, che in un breve documentario dal titolo “La primavera delle foreste”, ha ricostruito il viaggio dei baby-alberi, dal seme alle foreste ferite.

Attualmente i due vivai (il primo in piena attività, il secondo riaperto in seguito alla tempesta Vaia) stanno crescendo circa 400 mila nuovi alberi di baby-conifere.

A Solaiolo, c’è la nursery, un filare in cui dal terreno emergono piccoli germogli: sono i primi segni di vita dei semi appena piantati. Accanto a essa vi è “l’asilo nido”, che ospita le piantine più cresciute ma ancora troppo delicate per essere trasportate sui versanti delle Dolomiti:

“Quando i piccoli abeti, ma anche i larici, hanno un paio d’anni, arriva il momento di trapiantarli in un altro settore del vivaio, dove hanno più spazio e aria per crescere” spiega Ilario Cavada, tecnico forestale della Magnifica Comunità di Fiemme.

alberi trentino

A quel punto, una squadra con un’apparecchiatura studiata ad hoc si occuperà della messa a dimora delle nuove piantine. I tempi sono quelli della natura e non sono brevi. Saranno necessari quattro anni prima per avere piantine pronte e in grado di sopravvivere lungo i versanti ripuliti dagli alberi caduti a causa del vento e delle tempeste:

“In questi quattro anni gli alberi vengono seguiti praticamente ogni giorno nel periodo che va dalla primavera all’autunno. Ci sono enormi versanti scoperti e l’obiettivo è quello di piantumarli prima che l’erosione cambi il nostro territorio. Così i tempi sono molto più veloci rispetto a quella che sarebbe la rinnovazione naturale delle foreste” spiega ancora Cavada.

Fa impressione quanto sia indifeso un abete di due anni: basta qualche erbaccia per soffocarlo, figuriamoci che succede se da quelle parti passa un branco di cervi affamati. «Ecco perché bisogna dare una mano alle foreste in questo momento in cui sono in difficoltà»

Alacre il lavoro anche presso il vivaio forestale Lagorai, che sorge nei pressi di Lago di Tesero. Qui, nei decenni scorsi erabo stati curati migliaia di abeti rossi che oggi popolano le foreste trentine. Chiuso per anni, il vivario è stato riaperto a gennaio grazie alla Magnifica Comunità di Fiemme che l’ha già rimesso in attività.

“La stima dei nuovi alberi che stanno crescendo nei nostri vivai è di circa 400 mila. Naturalmente non saranno tutti pronti nello stesso momento, ma già prima di Vaia avevamo un buon numero di alberi tanto che in alcune zone dove i boscaioli hanno terminato il loro lavoro è già partita la piantumazione” spiega Cavada.

Ecco il documentario:

La foresta delle Dolomiti rinascerà grazie anche a questo contributo, di cui usufruiranno soprattutto le future generazioni.

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Piantare alberi fa bene alla salute. In un report tutti motivi per cui dovrebbe essere incluso nei finanziamenti pubblici

C’è un modo semplice ed economico per migliorare la salute delle persone: piantare alberi. Oltre ad essere belli e a rendere più gradevoli i nostri centri abitati, ci regalano infatti della preziosa aria pulita. Un report ci spiega perché la piantumazione di alberi dovrebbe essere inclusa nei finanziamenti per la salute pubblica.

Gli alberi abbelliscono le nostre città ma hanno anche il compito fondamentale di fornirci aria fresca e pulita che, come sappiamo, è qualcosa di cui abbiamo estremamente bisogno visti i picchi di inquinamento raggiunti negli ultimi anni soprattutto nei grandi centri abitati.

C’è chi ritiene per questo che dovremmo pensare agli alberi come ad una vera e propria infrastruttura di salute pubblica in grado di aiutare il benessere fisico e mentale dei cittadini. L’organizzazione americana Nature Conservancy si chiede perché piantare alberi non sia stato ancora incluso nei finanziamenti per la salute pubblica e ha prodotto un documento in cui spiega, dati alla mano, i motivi per cui questo dovrebbe essere fatto al più presto.

Nel paper si parla del piantare alberi come di una delle strategie più trascurate per migliorare la salute pubblica nelle nostre città. I benefici del verde nelle nostre città (e non solo), sono ben spiegati in questa infografica opera della stessa organizzazione americana.

benefici alberi

Tra l’altro c’è da considerare che, ogni anno, tra i 3 e i 4 milioni di persone in tutto il mondo muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico (asma, malattie cardiache, ictus, ecc. dovuti proprio all’aria tossica che si respira ogni giorno). D’estate, poi, migliaia di morti sono conseguenza delle ondate di caldo torrido che si verificano nelle aree urbane. Gli studi hanno dimostrato che gli alberi sono una soluzione economica per vincere entrambe queste sfide.

Per elaborare il documento “Funding Trees For Health” sono stati presi come esempio gli Stati Uniti dato che in questa nazione meno di un terzo del bilancio dei vari municipi viene speso per mantenere e piantare alberi. Di conseguenza, le città del Nord America perdono ben quattro milioni di alberi all’anno.

Nel rapporto si descrive il problema, le sue cause, le criticità e le soluzioni per combatterlo. Si stima che con 8 dollari a persona all’anno, in media, si potrebbe prevenire la perdita di alberi e sarebbe anche possibile aumentare l’uso dei benefici che questi “polmoni verdi” ci assicurano. Il documento sostiene poi che, al momento, le città stanno spendendo meno nella cura o nella piantumazione di nuovi alberi rispetto ai decenni precedenti.

La mancanza o la presenza di alberi è spesso legata al reddito medio del quartiere dove si trovano e questo concretamente significa che vi è un’enorme disuguaglianza rispetto alle salute delle persone. Negli Stati Uniti, la differenza nelle aspettative di vita tra quartieri vicini può arrivare a variare addirittura di un decennio. I ricercatori sostengono infatti che gli abitanti dei quartieri dove si trovano meno alberi hanno maggiori problemi di salute rispetto a coloro che abitano in zone più verdi.

Che cosa fare?

Il documento propone una serie di suggerimenti che possono essere utilizzati da istituzioni ma anche da privati cittadini per favorire la piantumazione:

  • Attuare politiche che incoraggino i privati cittadini a piantare alberi
  • Collegare il finanziamento di alberi e parchi a obiettivi sanitari
  • Facilitare la collaborazione di agenzie di salute pubblica e agenzie ambientali
  • Educare la popolazione sui benefici della salute pubblica del piantare alberi così come sull’impatto economico delle zone verdi

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Gli “Shinrin-yoku” (letteralmente “bagni nella foresta”) sono una pratica comune in Giappone e consistono in brevi visite nei boschi che permettono di respirare sostanze volatili capaci di migliorare l’intera funzione immunitaria.

Una camminata o escursione in un bosco corrisponde ad una pratica naturale di aromaterapia.

Evidenze scientifiche hanno dimostrato come questa possa ridurre in maniera significativa ansia, depressione e rabbia.

Grazie alla presenza di fragranze e profumi, in particolare modo quelli emanati dalle conifere (fitoncidi), comunemente noti come “oli essenziali legnosi”, il rischio di problemi psicosociali legati allo stress risulta essere inferiore negli individui che compiono regolarmente tali immersioni nei boschi come parte integrante del loro stile di vita.

Le resine prodotte dalle piante nelle foreste sono principalmente composte da terpeni, molecole lipidiche che ricoprono un ruolo chiave nei rimedi erboristici tradizionali (oltre che ad una varietà di scopi, da aromi per la cucina a profumi di detergenti).

La natura ci offre un’incredibile varietà di terpeni di immensa importanza per tutti noi.

Sono infatti più di 10.000 i terpeni individuati fino ad ora, diversi tra loro in struttura, aroma e funzione.

Alcuni esempi sono l’umulone, costituente del luppolo, responsabile del sapore amarognolo della birra; il mentolo, parte integrante di molti dentifrici; la citronella comunemente usata in detersivi liquidi; il geraniolo, presente negli spray anti-zanzare e la lavanda, per tisane serali…

Alcuni terpeni dimostrano proprietà anti-depressive e calmanti, con effetti ansiolitici.

Chiaramente, ad esclusione di specifiche allergie, questi terpeni sono sostanze ampiamente sicure e vengono perciò utilizzate in un’ampia gamma di attività umane.

Ciò nonostante, le potenzialità dei terpeni non vengono ancora prese con la giusta considerazione dalla maggior parte di psichiatri e psicologi.

Queste sostanze mostrano inoltre una grande biodisponibilità.

Questo significa che gli effetti positivi dei terpeni possono essere riscontrati anche a concentrazioni impercettibili nel siero, e che possono quindi essere assorbiti facilmente tanto attraverso la respirazione quando l’ingestione e l’assorbimento cutaneo.

Sapevi che sull’Alpe Cimbra ci sono più di 700.000 abeti?

Protetti dal disciplinare forestale nazionale ed inseriti nel catalogo European Trees, figurano anche due piante che si trovano sull’Alpe Cimbra.

Una è il famoso Avez del Prinzep, (abete bianco) oltre cinquantaquattro metri di altezza, circonferenza che supera i sei metri.

L’altro grande abete, per certi aspetti più originale, si trova a Lavarone in località Chiesa, nel parco di villa Zileri.

Il fusto di questo abete si alza a mò di calice, e alla parte centrale si attaccano ai lati altri dodici rami (alberi) che salgono a candelabro e svettano nel cielo. Una rarità, un albero straordinario.

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Felix Finkbeiner, ha 21 anni, e da quando ne ha 9 ha iniziato quella che è la sua passione più grande, salvare il pianeta piantando alberi, e riforestando la terra.

Inizia tutto in 4 elementare, quando la maestra assegna a tutti il compito di fare una ricerca sul cambiamento climatico, Felix passa tutto il weekend a fare ricerche e resta particolarmente scosso, fino a che si imbatte nel progetto di riforestazione globale dell’ambientalista e vincitrice del premio Nobel per la Pace Wangari Muta Maathai, che aveva contribuito a piantare 30 milioni di alberi in Kenya in 30 anni

A soli 9 anni Felix parla alla sua classe, poi al preside e alla sua scuola,

“Dobbiamo piantare anche noi 30 milioni di alberi in ogni paese del mondo”

dopo poche settimane la scuola decise di assecondare il progetto del ragazzo, e piantare il primo albero, da li altri istituti coinvolti nel progetto decisero di entrare a farne parte, creando un progetto cittadino di cui molte scuole diventano sostenitrici

“Era il 2007, e dopo solo un anno ne avevamo piantati 50 mila. Nel 2011 abbiamo sfondato quota 1 milione, rimanendo solo in Germania“

Così Felix fonda l’associazione Plant for the Planet una Ong per tutelare e rafforzare le foreste della terra, e che un albero alla volta, in più di 10 anni ha riforestato la terra piantando 15 miliardi di alberi e punta e piantarne un trilione nei prossimi anni.

dalle donazioni private, agli eventi pubblici, il coinvolgimento di grandi imprese e multinazionali, autorità politiche l’associazione inizia a farsi conoscere e Feliz si ritrova, a poco più che 10 anni a parlare del suo progetto di fronte al Parlamento Europeo e a prendere parte al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Felix Finkbeiner alle Nazioni Unite

poi le Plant-for-the-Planet Academies eventi organizzati in molte parti del mondo per con 67 mila persone che hanno partecipato per studiare e trovare soluzioni al cambiamenti climatico.

Intanto Felix porta avanti sia i suoi studi, che la vita da attivista, fondatore di un movimento globale per la riforestazione del pianeta, ha preso una laurea in Relazioni internazionali a Londra, Felix sta continuando i suoi studi in Svizzera, con un Phd a Zurigo in Ecologia e scienze ambientali

Mentre in veste di fondatore di Plant for the Planet ha appena preso al 9° forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato il 27 e 28 novembre dal Barilla Center for Food & Nutrition

Felix ha raccontato che un albero è in grado di assorbire tra i 10 e i 20 kg di Co2 all’anno, dato l’elevato livello di inquinamento prodotto dall’uomo a livello globale il progetto non poteva rimanere chiuso nei confini tedeschi, doveva diventare un progetto mondiale,

e così è stato, e un progetto nato a scuola dall’impegno di un bambino di 9 anni, si è trasformato in un movimento globale, ma siamo solo all’inizio

quest’anno Felix ha lanciato la sfida più grande, è la “Trillion tree campaign” partita quest’anno, che punta a piantare un trilione di alberi nei prossimi 30 anni per riforestare il pianeta.

Un numero che ha dietro una precisa logica, corrisponde alla quantità massima di alberi che possono essere piantati ancora sulla Terra facendo riferimento al lavoro pubblicato su Nature dal Dr. Tom Crowther dell’Università di Yale.

“Se noi piantiamo questi alberi, non risolviamo certo di colpo la crisi climatica. Ma possiamo contribuire all’eliminazione di un quarto delle emissioni inquinanti prodotte dall’uomo.”

Piantare nuovi alberi servirà anche a combattere la desertificazione, a rendere l’agricoltura più efficace grazie all’agroforestazione. Inoltre, questi regolano il ciclo dell’acqua e rendono il suolo più produttivo, proteggendo anche la nostra biodiversità”

Spiega Felix che intanto entro la fine dell’anno, lancerà una piattaforma web in cui tutte le organizzazioni che combattono la deforestazione del mondo, potranno condividere dati, ricerche e mostrare il proprio lavoro, i propri obiettivi ed unirsi per combattere contro la desertificazione del nostro pianeta.

Insomma, si parla spesso di giovani un pò spenti e senza tante idee, Felix Finkbeiner dimostra come ci sono ancora tanti casi di millennials pieni di voglia di fare, e che portano avanti progetti che possono veramente salvare il mondo.

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Fonti : Businessinsider.com