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Ogni giorno siamo bombardati da messaggi, pubblicitari e non, che ci dicono come vestirci, cosa mangiare, cosa ci può rendere felici, cosa significa avere una vita di successo e quale tipo di relazione dobbiamo avere.

Amici? Tanti, per uscire fino a tarda mattina (dalla sera prima), per viaggiare in posti di tendenza. Conoscenze? Ancora di più, per fare numero su Facebook, su Instagram, e avere l’impressione di essere popolare, altrimenti non sei nessuno.

social

Ma quando hai semplicemente bisogno di fare una chiacchierata a cuore aperto, di berti un caffè in compagnia o di stare con qualcuno di fiducia, in mezzo a questi “settordici” mila persone non c’è nessuno.

Ovviamente, tutto questo non ci rende felice e ci spinge semplicemente a muovere verso l’aspetto affettivo una tendenza consumistica che ha già invaso il nostro quotidiano (e non c’è migliore consumatore di un consumatore profondamente infelice).

Nel consumismo relazionale, non amiamo più le persone: le usiamo

Stiamo proiettando le nostre abitudini consumistiche sulla sfera affettiva. Mentre compriamo tanto, sprechiamo tanto, buttiamo via tanto e se qualcosa non è perfetto, lo eliminiamo, facciamo la stessa cosa con le persone: ne incontriamo tante, usciamo con tante e appena qualcosa non va, le ignoriamo senza degnarle di una spiegazione. Sembra un’esagerazione ma l’aumento del ghosting ci dimostra che purtroppo non è così.

Non credo che sia colpa dei social quanto dell’uso che ne facciamo: alla fine dei conti siamo noi ad avere la responsabilità dell’uso degli strumenti che abbiamo tra le mani. Ciò che dà da pensare invece è la ragione che ci spinge a comportarci in questo modo. Cosa ci spinge ad avere delle relazioni “mordi e fuggi”?

consumismo relazionale

Le ragioni potrebbero essere molte ma ciò che ci vedo io (ed è solo un’ipotesi), è una ferita di fondo che si tenta di nascondere. Bisogna essere realisti, al tempo dei nostri nonni, quando le cose non si buttavano via ma si aggiustavano, loro riconoscevano forse meglio il valore delle cose e avevano un’idea concreta di come vivere nel mondo.

Ora, il mondo cambia talmente tanto velocemente che ci sfugge dalle mani. Siamo più insicuri rispetto al passato, non siamo nemmeno sicuri che, tra le tensioni internazionali, le crisi economiche e i problemi d’inquinamento, avremo un futuro. Ci sentiamo aggrediti dal mondo, ecco perché vogliamo proteggerci e rinchiuderci dentro l’unica cosa che ci sembra sicura: noi stessi.

Questa paura ci impedisce di aprirci al mondo, agli altri, per paura di soffrire, perché ci sentiamo già abbastanza precari e vulnerabili così, allora cerchiamo l’amicizia effimera purché ci tolga quei brutti pensieri dalla testa. Il problema è che oltre al mondo che non dà certezze, abbiamo anche paura della nostra ombra, di ciò che si nasconde sotto la nostra superficie ed è così che tentiamo di rimanere a galla e molliamo tutto ciò che potrebbe farci andare a fondo (dentro di noi), relazioni in primis.

La conseguenza del consumismo relazionale è l’immaturità affettiva

In mezzo a queste relazioni superficiali, perdiamo di vista la palette di dinamiche che si possono creare tra due persone, perdiamo i problemi, le crisi vere, il perdono, la capacità di vivere assieme, di riaggiustarsi facendo ognuno una dovuta introspezione.

Per esempio, se non m’impegno realmente in una relazione, rinuncio anche alla crescita che questa avrebbe potuto portarmi e rimango ad uno stadio egocentrico: la relazione esiste finché può apportarmi qualcosa di positivo, finché mi “nutre”; ma se emergono alcuni problemi, avrò tendenza a mollare la presa ancora prima di dover affrontare le difficoltà.

La verità è che si cresce anche grazie ai problemi: nel voler trovare una soluzione a delle dinamiche che non vanno per il verso giusto, sono obbligata ad osservare meglio come mi comporto, come si comporta l’altro, e cosa c’è tra di noi; è così che la relazione diventa più profonda, più matura. Anche se occorre interrompere la relazione per il bene di entrambi, dopo un esame di coscienza fatto da tutti i due, se ne capisce il motivo: l’errore diventa allora esperienza e conoscenza, e aiuterà a non ripetere gli stessi errori in una relazione futura.

Tuttavia, in questa società di consumismo relazionale dove vige il “mordi e fuggi”, siamo diventati affettivamente immaturi: ci fermiamo alla superficie delle relazioni senza andare in profondità; non ascoltiamo più l’altro, non cerchiamo di capire (e capirsi), non c’è posto per l’ascolto, per la comprensione, per la compassione, per guardarsi negli occhi. Nelle nostre relazioni, non c’è più posto per le persone, ma solo per ciò che sono in grado di darci.

E d’altronde, come potrebbe essere altrimenti se abbiamo un cerchio di amici di 20- 50 persone? Sarebbe umanamente impossibile tessere un rapporto profondo e sincero con ognuna di loro, ecco che per rispondere a questo bisogno imposto di apparire, siamo diventati quelli di un selfie e via e poi, tutti da soli a casa propria.

E se tornassimo alle relazioni analogiche? (Quelle da sviluppare)

Chi (come me) viene dalla generazione precedente, ricorderà che per vedere le foto scattate, bisognava portarle a farle sviluppare e aspettare. All’epoca, avevi a disposizione circa 24 scatti (se i miei ricordi sono buoni) quindi dovevi scegliere con cura cosa immortalare. Ora, solo nel cellulare possiamo tenere migliaia di foto, ma quante di loro finiscono in cornice?

La differenza tra il digitale e l’analogico è abissale: da una parte abbiamo tutto (quantità, filtri, alta risoluzione, ecc.) ma dall’altro, avevamo non la qualità ma il valore. Un valore che andava oltre le pose, oltre gli effetti visivi, oltre la bravura del fotografo di turno e che permetteva allo scatto di finire incorniciato e messo in bella mostra in salotto.

Forse non ci farebbe male tornare un po’ all’analogico, al poco ma buono. Non dico di tornare alle vecchie polaroid ma di usare meglio ciò che abbiamo tra le mani, di goderci il tempo che abbiamo, di investirlo in ciò che conta davvero per noi.

pic-nic

Perché la vera differenza tra il digitale e l’analogico è il tempo: nel mondo analogico, ogni cosa ha bisogno di tempo per svilupparsi mentre il digitale dà tutto subito. Tutto tranne l’essenziale.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it

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Un’intera città dove è vietato l’uso e il consumo di carne perché la religione non permette il massacro di animali. Palitana, nello stato di Gujarat, in India è una cittadina dove il vegetarianesimo è stato imposto.

Dal lontano 2014 a Palitana, gli animali non vengono più macellati e sia la vendita che il consumo di carne e pesce, viene considerato illegale. Una decisione alla quale si è arrivati dopo che oltre 200 monaci avevano iniziato uno sciopero della fame, con la promessa di non fermarsi finché non si sarebbe optato per la fine del massacro degli animali.

La protesta dei monaci affonda le sue radici nel giainismo, una delle più antiche religioni del mondo, secondo cui nessun essere vivente deve essere maltrattato a tal punto che i Jain non solo non si cibano di animali, ma neanche di tutte quelle piante come cipolle, patate, carote, rape e bulbi, in cui viene estirpata interamente.

Vietato anche il miele e tutti quei frutti dove non è possibile separare dalla polpa i semi come il melograno e i kiwi, perché così facendo non si permette di compiere il ciclo di vita. Una visione estrema che è abbracciata da circa 5milioni di persone, il numero di fedeli che crede nello giainismo. Uno dei siti più sacri è proprio la Palitana, dove la carne è contro l’insegnamento della religione.

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Il 14 agosto del 2014, il governo del Gujarat ha quindi dichiarato la città una “zona senza carne”, istituendo il divieto assoluto sulla vendita di carne e uova e una legge contro il massacro di animali.

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Una decisione che tutt’oggi non mette d’accordo proprio tutti. Mentre i Jain esultano, per i musulmani e pescatori, la situazione è diversa. I primi rappresentano il 25% della popolazione che lamentano il fatto di essere stati obbligati a diventare vegetariani e si sentono violati dei loro diritti; i secondi hanno dovuto chiudere le loro attività e rimproverano il governo locale di aver creato una norma ad hoc che li ha penalizzati.

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Gli “Shinrin-yoku” (letteralmente “bagni nella foresta”) sono una pratica comune in Giappone e consistono in brevi visite nei boschi che permettono di respirare sostanze volatili capaci di migliorare l’intera funzione immunitaria.

Una camminata o escursione in un bosco corrisponde ad una pratica naturale di aromaterapia.

Evidenze scientifiche hanno dimostrato come questa possa ridurre in maniera significativa ansia, depressione e rabbia.

Grazie alla presenza di fragranze e profumi, in particolare modo quelli emanati dalle conifere (fitoncidi), comunemente noti come “oli essenziali legnosi”, il rischio di problemi psicosociali legati allo stress risulta essere inferiore negli individui che compiono regolarmente tali immersioni nei boschi come parte integrante del loro stile di vita.

Le resine prodotte dalle piante nelle foreste sono principalmente composte da terpeni, molecole lipidiche che ricoprono un ruolo chiave nei rimedi erboristici tradizionali (oltre che ad una varietà di scopi, da aromi per la cucina a profumi di detergenti).

La natura ci offre un’incredibile varietà di terpeni di immensa importanza per tutti noi.

Sono infatti più di 10.000 i terpeni individuati fino ad ora, diversi tra loro in struttura, aroma e funzione.

Alcuni esempi sono l’umulone, costituente del luppolo, responsabile del sapore amarognolo della birra; il mentolo, parte integrante di molti dentifrici; la citronella comunemente usata in detersivi liquidi; il geraniolo, presente negli spray anti-zanzare e la lavanda, per tisane serali…

Alcuni terpeni dimostrano proprietà anti-depressive e calmanti, con effetti ansiolitici.

Chiaramente, ad esclusione di specifiche allergie, questi terpeni sono sostanze ampiamente sicure e vengono perciò utilizzate in un’ampia gamma di attività umane.

Ciò nonostante, le potenzialità dei terpeni non vengono ancora prese con la giusta considerazione dalla maggior parte di psichiatri e psicologi.

Queste sostanze mostrano inoltre una grande biodisponibilità.

Questo significa che gli effetti positivi dei terpeni possono essere riscontrati anche a concentrazioni impercettibili nel siero, e che possono quindi essere assorbiti facilmente tanto attraverso la respirazione quando l’ingestione e l’assorbimento cutaneo.

Sapevi che sull’Alpe Cimbra ci sono più di 700.000 abeti?

Protetti dal disciplinare forestale nazionale ed inseriti nel catalogo European Trees, figurano anche due piante che si trovano sull’Alpe Cimbra.

Una è il famoso Avez del Prinzep, (abete bianco) oltre cinquantaquattro metri di altezza, circonferenza che supera i sei metri.

L’altro grande abete, per certi aspetti più originale, si trova a Lavarone in località Chiesa, nel parco di villa Zileri.

Il fusto di questo abete si alza a mò di calice, e alla parte centrale si attaccano ai lati altri dodici rami (alberi) che salgono a candelabro e svettano nel cielo. Una rarità, un albero straordinario.

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Le scuole primarie e secondarie di Aragona, in Spagna, includeranno nella loro griglia tematica la disciplina “rispetto per gli animali” che fa parte del programma Animal World.

Rispetto, amore e cura per gli animali è un argomento che sta diventando sempre più popolare nella nostra società. Le persone si stanno rendendo conto che condividiamo il mondo con questi animali e che non siamo superiori, siamo come loro e condividiamo tutti gli stessi diritti.

La mentalità che gli animali devono soffrire per la nostra convenienza è già stata superata da molti che ora stanno lottando per i loro diritti. E’ molto più interessante quando questo rinnovamento di pensiero viene dalla culla, quando i bambini nascono sapendo già che devono amare e rispettare gli animali e non hanno bisogno di diventare adulti per imparare la lezione.

Alcune scuole in Spagna rappresentano già un buon esempio per gli studenti, incoraggiando una sana convivenza tra uomini e animali.

Le scuole primarie e secondarie di Aragona, in Spagna, includeranno nella loro griglia tematica la disciplina “rispetto per gli animali” che fa parte del programma Animal World.

La conoscenza degli animali sarà allineata con l’età degli studenti in modo che l’insegnamento sia più efficace. Gli studenti più giovani inizieranno ad apprendere “la fauna urbana nell’ambiente scolastico”, e dopo questa prima lezione comprenderanno di più le emozioni degli animali e quindi la vita animale.

Dopo aver passato tutte queste fasi, i bambini analizzeranno i sentimenti e il rispetto per questi esseri. Un modo molto intelligente per incoraggiare la conoscenza in anticipo.

L’idea di questo progetto è stata della Segreteria dell’Istruzione, Cultura e Sport dell’Aragona, che vuole che i bambini imparino che è possibile vivere in modo sano con gli altri esseri viventi.

Inoltre, desiderano incoraggiare un’assistenza responsabile sugli animali e promuovere l’empatia nelle loro vite.

Il Dipartimento dell’Istruzione ha assicurato che l’insegnamento per i bambini non includerà materie come la corrida, la caccia o la pesca, ma che ai bambini verrà insegnato a rispettare tutti gli animali.

Un’idea fantastica che aiuterà sicuramente a creare persone più interessate agli animali e attive nei loro diritti. Un investimento in una società più empatica e rispettosa. Che questo grande esempio si diffonda!

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Le persone vengono sempre nella tua vita per una ragione, per una stagione o per tutta la vita.
Quando saprai perchè, saprai anche cosa fare con quella persona.

Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno che hai espresso.
E’ venuto per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Può sembrare come un dono del cielo e lo è.
E’ lì per il motivo per cui tu hai bisogno che ci sia.

Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o nel momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.

Qualche volta se ne va. Qualche volta muore.
Qualche volta si comporta male e ti costringe a prendere una decisione.
Ciò che devi capire è che il tuo bisogno è stato soddisfatto, il tuo desiderio realizzato, il suo lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.

C’è chi resta nella tua vita per una stagione, perchè è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Ti porta un’esperienza di pace o ti fa semplicemente ridere.
Può insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Spesso ti dà un’incredibile quantità di gioia.

Credici, è vero. Ma è solo per una stagione!

Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere solide fondamenta emotive.
Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni o momenti della tua vita.

Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione, una stagione o tutta la vita.

 

Paulo Coelho

Sicuramente la tecnologia, le reti sociali e la messaggistica istantanea sono diventati un’eccellente risorsa per mantenerci connessi con il mondo, sopratutto con i nostri cari che non abbiamo la possibilità di avere vicini quando ne abbiamo bisogno. Tuttavia, ciò non deve assolutamente portarci all’isolamento in un mondo cibernetico, e farci dimenticare le cose importanti che alimentano l’anima.

Le visite inaspettate, gli abbracci, gli sguardi espressivi, la presenza, devono essere le cose che continuano a mantenere valore: nessuna emoticon, tag nelle foto o altre scorciatoie virtuali possono sostituirle. Le reti sociali si sono imposte quasi come alternativa alle esperienze reali, e ci stanno allontanando anche dai nostri affetti più cari.

E’ diventata sempre più comune l’immagine di persone in luoghi pubblici, vicine fisicamente ma che non comunicano ne si guardano negli occhi, concentrati sullo schermo del loro cellulare. Bisogna riprendere l’abitudine di dare affetto, ascoltare chi ci parla senza fare pause per controllare il cellulare.

E’ necessario vivere ogni momento e goderselo davvero, piuttosto che condividere dettagli con persone probabilmente disinteressate alla nostra vita. Dobbiamo imparare ad amarci e valorizzarci oltre il numero dei “mi piace”, smettere di vivere cercando l’approvazione degli altri per sentirci bene con noi stessi.

Non possiamo sostituire i baci, gli abbracci, le carezze con qualsiasi cosa che possa raggiungerci attraverso un dispositivo elettronico. La tecnologia è utile, ma non può e non deve sostituire la vita reale e la magia che solo la presenza fisica può offrire.

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