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benefici che assorbiamo quando trascorriamo del tempo all’aria aperta sono ormai noti e molti studi lo dimostrano, ecco perchè nascono gli ospedali nei boschi.

Questo è stato il trampolino di lancio per sperimentare anche in spazi vicino agli ospedali delle qualità terapeutiche che la natura offre.

La rivoluzione degli ospedali Norvegesi

Questo è il caso degli ospedali norvegesi Oslo University Hospital e del Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

Progettati per conto della Fondazione Friluftssykehuset dallo studio di architettura Snøhetta, l’Outdoor Care Retreat è un rifugio in legno realizzato per alleggerire le lungo degenze.

ospedali nei boschi

Costruito in collaborazione con lo studio di architettura, Snøhetta , gli spazi offrono ai pazienti una gradita sospensione dai trattamenti rigorosi e dall’isolamento che spesso accompagnano il ricovero a lungo termine. Il termine friluftssykehuset deriva dal concetto norvegese di friluftsliv – l’importanza di trascorrere del tempo in natura – combinata con la parola “fro hospital”, sykehus . Il primo dei ritiri è nascosto nella lussureggiante foresta vicino a un torrente, a pochi passi dall’ingresso del più grande ospedale norvegese, l’Oslo University Hospital. La sorella costruisce un laghetto nei boschi decidui dall’ospedale Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

Le fasi preliminari che hanno portato alla realizzazione del progetto

Maren Østvold Lindheim, una psicologa infantile che lavora nel dipartimento per la salute mentale dell’infanzia e dell’ospedale di Oslo, e i suoi colleghi avevano portato per anni i pazienti nei boschi vicino all’ospedale universitario di Oslo. “È iniziato con pochi bambini alla volta”, scrive Guay “ed è proseguito con gruppi sempre più consistenti e li portavamo a costruire fuochi e canoe su un lago vicino”.

“Portare i pazienti fuori dall’ospedale li aiuta a rilassarsi e a trovare la forza per superare il loro trattamento”, dice Lindheim. “Essere nella natura dà loro la sensazione di possibilità: hanno più energia, più speranza e più creatività”.

Progettazione degli spazi esterni e interni

Gli spazi allestiti appositamente,  ricordano case sugli alberi e forti, le cabine sono accessibili agli utenti su sedia a rotelle e l’entrata a zigzag accattivante è abbastanza grande da lasciare spazio anche per i letti d’ospedale. Come Snøhetta li descrive, “le cabine luminose si formano come blocchi di legno distorti che si estendono nel paesaggio attraverso rami asimmetrici”. Gli interni sono rivestiti in legno di quercia, in armonia con l’ambiente circostante; gli esterni si affievoliranno diventando grigi e nel tempo si integreranno ancora di più con il paesaggio.

ospedali nei boschi

All’interno, c’è una stanza principale, una stanza più intima e un bagno. I cuscini colorati si trasformano da pezzi rilassanti a materiali da costruzione forti, o qualsiasi altra cosa venga in mente all’immaginazione.

“La natura offre una gioia spontanea e aiuta i pazienti a rilassarsi: stare in un ambiente naturale porta loro una rinnovata calma che possono portare con sé nell’ospedale, in questo senso l’Outdoor Care Retreat aiuta i pazienti a superare le cure e contribuisce a superare meglio le malattie “, afferma Lindheim.

Un lucernario circolare consente di osservare l’albero; e le grandi finestre di vetro possono essere spalancate, diminuendo la linea tra l’esterno e l’interno. Snøhetta nota che “In questo modo, i visitatori possono sbirciare nel bosco, sentire l’odore del suolo umido della foresta e ascoltare il suono dell’acqua che scorre anche se si è dentro la cabina. ”

Organizzazione e accoglienza delle cabine

Le cabine possono ospitare circa 10 persone alla volta, la maggior parte dei bambini gioca fuori intorno al pozzo del fuoco quando visita, anche in temperature gelide. I bambini possono anche essere trovati a pescare, tagliare la legna, tirare frecce e dipingere quadri , sicuramente non il classico protocollo ospedaliero ma qualcosa di innovativo con notevoli vantaggi psico-fisici.

Le cabine sono aperte ai bambini fino a 18 anni, con il permesso del medico, e i genitori possono venire durante le visite. Fortunatamente per i pazienti più anziani, le cabine non hanno limiti di età nei pomeriggi e nei fine settimana.

“Sebbene la cabina sia integrata nel campus dell’ospedale, la sua posizione isolata e l’estetica naturale permettono una percezione diversa, come se fosse un luogo a se stante, un luogo di magia, di silenzio “, osserva Snøhetta.

La natura è là fuori che aspetta pazientemente per aiutarci a guarire, perché non abbracciare l’aiuto?

Maggiori informazioni su Snøhetta e la Fondazione Friluftssykehuset .

Proprietà delle foto dal sito https://snohetta.com/projects/419-friluftssykehuset-the-outdoor-care-retreat

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Ogni anno nel mondo 11 milioni di persone muoiono per cause più o meno direttamente associate alla dieta. Società scientifiche e autorità sanitarie da anni ripetono che anche i medici devono fare la loro parte, ovvero spiegare ai pazienti l’importanza di una sana e corretta alimentazione. Eppure, se questi ultimi non lo fanno, o non sono sufficientemente efficaci, la colpa non è solo della loro mancanza di tempo o di volontà: è anche perché non sono formati a farlo e non dispongono  degli strumenti culturali adeguati per trasmettere le informazioni ai pazienti in modo utile e comprensibile. Per questo, se si vuole davvero che le persone si ammalino di meno a causa di ciò che mangiano, bisogna cambiare tutto.

Questa è la drastica conclusione a cui giunge una metanalisi molto interessante pubblicata su Lancet Planetary Health, nella quale i ricercatori della Griffith University australiana hanno preso in esame 24 studi condotti tra il 2012 e il 2018 e provenienti da tutto il mondo, cercando di capire che cosa si faccia nell’ambito della formazione dei medici in alimentazione. A tale scopo hanno valutato ricerche che avevano verificato le conoscenze di studenti e specializzandi, i curricula dei diversi corsi, la qualità di alcuni programmi integrativi specifici e in generale la percezione e le convinzioni dei medici di domani in materia di cibo.

Pur essendo spesso studi di scarsa qualità, e da considerare quindi con una certa cautela, il quadro che ne è emerso è omogeneo e abbastanza desolante. Praticamente nessuna università prevede come obbligatoria una formazione specifica strutturata e approfondita. Al massimo propone qualche corso complementare o qualche iniziativa sporadica, non di rado affidata a docenti di materie mediche e non a specialisti di nutrizione. Però tutti i giovani o quasi pensano che sarebbe necessaria, e che quanto viene loro offerto (quando ciò accade) sia di qualità e quantità del tutto insufficienti e insoddisfacenti.

Per questo gli autori chiedono con forza che l’insegnamento degli aspetti fondamentali della nutrizione diventi obbligatorio, e che venga proposto anche con sistemi innovativi sia dal punto di vista tecnico (per esempio con corsi online e con aggiornamenti continui anch’essi obbligatori) sia dal punto di vista culturale. Sarebbe necessario stabilire collaborazioni con dietologi e nutrizionisti affidando loro la gestione di queste materie, proponendo laboratori di cucina salutare e utilizzando  strumenti didattici non necessariamente convenzionali.

Per fare tutto questo ci vogliono molti fondi, ma i ricercatori pensano che la questione non sia prorogabile, e che ogni paese debba comunque trovare risorse, attribuendo uno status di priorità rispetto ad altre spese, viste le dimensioni delle patologie associate alla dieta.

Agnese Codignola  – giornalista scientifica

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Ormai è cosa nota: il contatto con la natura ha effetti positivi sia sul nostro corpo che sulla nostra mente. Non a caso, l’ortoterapia è sempre più utilizzata nella cura di alcune patologie o stati emotivi, in particolare lo stress, ovviamente come supporto ad altri tipi di trattamenti.

Chi a casa propria, in giardino o sul terrazzo, si prende cura di piante e fiori probabilmente conosce già i benefici dell’ortoterapia. Curare le piante, mettere le mani nella terra, ammirare la bellezza della vita che cresce, il profumo dei fiori, ecc. sono tutti sistemi economici e semplici che abbiamo a disposizione per sentirci meglio.

L’hanno ormai capito anche diverse strutture e associazioni che si occupano di malati, tant’è che l’ortoterapia e i giardini terapeutici sono sempre più diffusi in tutto il mondo per sostenere diversi tipi di pazienti, quelli affetti da Alzheimer ma anche depressione, autismo o sindrome di Down.

Troviamo giardini di questo tipo, più o meno grandi e strutturati, in molti ospedali, hospice, case di riposo per anziani e istituti di vario genere.

Ortoterapia, benefici e a chi si rivolge

I vantaggi di mettere le mani nella terra, ma anche solo di essere circondati da piante e fiori o da alberi da frutto, sono molti: il contatto con la natura migliora l’umore, garantisce un maggiore benessere a 360° e aiuta la riabilitazione dei pazienti.

E’ un tipo di attività che può essere passiva o attiva. Nel primo caso gli utenti contemplano semplicemente la bellezza della natura, passeggiando o sedendosi all’interno del giardino (ad esempio in caso di pazienti su sedia a rotelle o oncologici gravi); nel secondo caso invece partecipano in prima persona alla realizzazione e alla cura dello spazio.

Nella maggior parte dei casi, i progetti di ortoterapia e i giardini terapeutici prevedono una partecipazione attiva dei pazienti che devono piantare, annaffiare, potare, ecc. insomma mettersi in gioco in prima persona per veder crescere il bello intorno a sé. Si tratta anche di un modo per rendersi utili, migliorare la propria autostima e, perché no, imparare un mestiere contribuendo al re-inserimento sociale di alcune tipologie di pazienti (in questo caso si parla di ortoterapia occupazionale).

ortoterapia1

Come ha spiegato Maria Cristina Cesana, docente di ortoterapia presso la Scuola Agraria del Parco di Monza:

“Il verde offre stimoli attivi e partecipativi e distrae il paziente da uno stato di sofferenza e di stress in cui si trova. Naturalmente non si tratta di una cura vera e propria, ma di un aiuto a liberare la mente e il corpo, a recuperare un contatto con se stessi, con gli altri e con il mondo. I benefici possono essere di vario tipo. Possono essere fisici, perché stare nella natura migliora le capacità motorie, respiratorie e cardiovascolari. Possono essere intellettuali, perché la cura di questi spazi consente di acquisire nuove competenze, abilità e conoscenze. Possono essere di tipo emotivo, sviluppando l’autostima e un maggiore autocontrollo su stati depressivi o aggressivi. E infine possono essere sociali, perché il giardino migliora la comunicazione fra i diversi soggetti presenti nello spazio terapeutico”.

Ad ogni paziente il suo giardino

In Italia sono nate negli anni alcune scuole che formano professionisti in grado di occuparsi di ortoterapia, guidando un gruppo di pazienti e collaborando efficacemente con l’équipe medica che si occupa degli altri tipi di trattamenti. Vi è ad esempio la Scuola Agraria del Parco di Monza che offre un corso per diventare operatore, costituito da una parte pratica e una teorica. Tra le competenze di un professionista del genere vi è anche la capacità di progettare un orto o un giardino a seconda del tipo di utenza a cui si rivolge.

Infatti, gli spazi verdi devono tenere conto delle caratteristiche e delle esigenze delle diverse tipologie di persone che ne dovranno usufruire che possono essere:

  • anziani
  • malati di Alzheimer o Parkinson
  • pazienti psichiatrici
  • persone affette da autismo
  • disabili
  • ragazzi in situazione di disagio sociale
  • persone affette da depressione o in situazione di burnout
  • pazienti oncologici

Come spiega Maria Cristina, in un centro anziani:

il giardino deve favorire una fisioterapia naturale e una stimolazione cognitiva e mnemonica. Ma devono essere presenti tante panchine per consentire alla persona di sostare dopo aver percorso anche un breve tratto, il bagno deve essere vicino e facilmente accessibile e non devono esserci da nessuna parte piante o frutti potenzialmente tossici”

giardini terapeutici

I giardini per i depressi o i malati psichiatrici non prevedono alcun tipo di pianta o oggetto con cui le persone potrebbero farsi del male, mentre quelli per chi è affetto da Alzheimer non devono utilizzare alcuni colori (in questa malattia vi è una compromissione visiva) e devono permettere la completa visuale dei pazienti agli operatori.

Come avrete capito, l’ortoterapia è una bellissima tecnica che consente una riabilitazione fisica ma anche psicologica di particolari categorie di persone che ne hanno bisogno. Ci auguriamo quindi che si diffonda sempre più capillarmente nelle strutture, ospedaliere e non, del nostro paese.

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Anche le Nazioni Unite esortano le persone a ridurre notevolmente il loro consumo di prodotti a base di carne e a indirizzarsi verso una dieta a base vegetale. Una delle principali ragioni è il consumo di acqua: se vuoi poter continuare a bere acqua, lascia stare la carne!

Cliccate qui per ascoltare in diretta RadioVeg.it

L’appello è stato fatto di recente con la campagna #SolveDifferent, con la quale l’organizzazione internazionale ha utilizzato le sue varie piattaforme di social media per condividere infografiche sulla quantità di acqua necessaria per creare un hamburger di manzo unico. Il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, fa sapere che per produrre un hamburger con pancetta e formaggio sono necessari circa 3.140 litri d’acqua. E’ doveroso anche per l’ambiente e la sopravvivenza futura prendere maggiormente in considerazione il cibo vegetale.

Secondo le Nazioni Unite, un burger vegano consuma dal 75 al 95% di acqua in meno rispetto alla carne di manzo, inoltre causa l’87% di emissioni in meno e utilizza fino al 95% di terreno in meno. Non è la prima volta che si  chiede ai consumatori di ridurre o eliminare il consumo di prodotti a base di carne. Solo pochi mesi fa, ha indicato l’industria della carne come uno dei “problemi più urgenti” al mondo.

Fanno sapere in alcune note che la maggior parte degli allevamenti commerciali di carni bovine, suine e polli si basa sulle importazioni di proteine ​​vegetali per l’alimentazione animale, il che significa gli Stati importano terreni agricoli da altre parti del mondo. I mangimi fatti con la soia, uno dei più grandi prodotti di esportazione dal Sud America, stanno portando alla deforestazione e allo sfollamento di agricoltori e popolazioni indigene in tutto il mondo. Eppure, c’è ancora poca consapevolezza e malgrado gli sforzi il consumo di carne non sta diminuendo. Non è sostenibile: bisogna agire ora!

RV / A. Bosani – Marzo 19
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Un’intera città dove è vietato l’uso e il consumo di carne perché la religione non permette il massacro di animali. Palitana, nello stato di Gujarat, in India è una cittadina dove il vegetarianesimo è stato imposto.

Dal lontano 2014 a Palitana, gli animali non vengono più macellati e sia la vendita che il consumo di carne e pesce, viene considerato illegale. Una decisione alla quale si è arrivati dopo che oltre 200 monaci avevano iniziato uno sciopero della fame, con la promessa di non fermarsi finché non si sarebbe optato per la fine del massacro degli animali.

La protesta dei monaci affonda le sue radici nel giainismo, una delle più antiche religioni del mondo, secondo cui nessun essere vivente deve essere maltrattato a tal punto che i Jain non solo non si cibano di animali, ma neanche di tutte quelle piante come cipolle, patate, carote, rape e bulbi, in cui viene estirpata interamente.

Vietato anche il miele e tutti quei frutti dove non è possibile separare dalla polpa i semi come il melograno e i kiwi, perché così facendo non si permette di compiere il ciclo di vita. Una visione estrema che è abbracciata da circa 5milioni di persone, il numero di fedeli che crede nello giainismo. Uno dei siti più sacri è proprio la Palitana, dove la carne è contro l’insegnamento della religione.

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Il 14 agosto del 2014, il governo del Gujarat ha quindi dichiarato la città una “zona senza carne”, istituendo il divieto assoluto sulla vendita di carne e uova e una legge contro il massacro di animali.

palitana vegetariani

Una decisione che tutt’oggi non mette d’accordo proprio tutti. Mentre i Jain esultano, per i musulmani e pescatori, la situazione è diversa. I primi rappresentano il 25% della popolazione che lamentano il fatto di essere stati obbligati a diventare vegetariani e si sentono violati dei loro diritti; i secondi hanno dovuto chiudere le loro attività e rimproverano il governo locale di aver creato una norma ad hoc che li ha penalizzati.

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Il vecchio proverbio “una mela al giorno toglie il medico di torno” è perfettamente giustificato e sempre più confermato dai numerosi studi scientifici effettuati su questo meraviglioso frutto.


“La storia del Paradiso è stata quasi completamente fraintesa. La ‘’Mela’’ non è mai stato il cibo proibito per l’uomo, perché la Mela di fatto è la Regina di Tutti i frutti, il cibo divino paradisiaco, il vero “pane del cielo” ”.

Non è certamente un caso se la mela viene menzionata regolarmente, illustrata per fare riferimento ad uno stile di vita, dieta, regime alimentare e salute.

La mela è un frutto molto vecchio sulla nostra terra e sembra essersi evoluto sul piano genetico per sopravvivere ad una catastrofe che ha fatto estinguere numerose specie, secondo recenti ricerche.

La mela ha 17 cromosomi, mentre altri frutti della stessa specie, come la pesca, il lampone e la fragola, hanno tra 7 e 9 cromosomi.

I ricercatori stimano che questa duplicazione del genoma risale tra i 50 e i 65 milioni di anni e sarebbe una reazione di sopravvivenza ad un avvenimento che ha causato la distruzione massiccia di altre specie, particolarmente dei dinosauri.

UNA GRANDE VARIETÀ

A secondo dei paesi e delle regioni possiamo trovare diverse varietà di mela: McIntosh, Fuji, Red Delicious, Golden Delicious, Spartan,Imperatore, Gala, il Cortland, il Granny Smith, ecc.

La mela offre numerosi elementi nutritivi come un’elevata quantità di sali minerali, vitamine ed altre sostanze importanti. Contiene potassio, carbonato di sodio, bromo, calce, arsenico, silicio, magnesio, cloro, ossido di alluminio, ossido di ferro, inoltre contiene gli acidi: fosforico, gallotannico, formico e caproico.

La mela contiene vitamina C, ma in quantità relativamente modesta rispetto ad altri frutti. Gli studi hanno dimostrato che l’attività antiossidante corrispondente a 100 grammi di mela è equivalente all’effetto antiossidante di 1500 mg di vitamina C. Tuttavia, 100 g di mela contiene in media solo 5,7 mg di vitamina C. Evidentemente, l’attività antiossidante della mela proviene da altri elementi, quali la quercetina, le catechine, la florizina e l’acido clorogenico.

Il famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” è relativamente esatto, poiché l’ideale sarebbero “due mele al giorno”, questo è convalidato da una moltitudine di ricerche e di studi scientifici.

ALCUNE PROPRIETÀ DELLA MELA

Salute intestinale. Due tipi di fibre aiutano a regolarizzare il transito intestinale. Le fibre insolubili e le fibre solubili. La mela è particolarmente ricca in pectina, una fibra solubile che permette di fissare grandi quantità di acqua. Questo, perché la mela, terapeuticamente, ha sempre dato ottimi risultati in certe malattie intestinali, come la dissenteria e la diarrea infantile, aiuta, inoltre, a ridurre la stipsi.

Le fibre insolubili agiscono come veri agenti di pulizia intestinale. Le fibre solubili ed insolubili della mela agiscono insieme per eliminare dall’organismo i numerosi agenti tossici, compreso il mercurio ed il piombo e hanno un ruolo di protezione contro certi tumori. La pectina estratta dalle mele (es. nel succo del frutto) non ha gli stessi benefici come mangiarne una intera.

Protezione cardiovascolare e colesterolo. La quercetina è una delle sostanze antiossidanti contenute nella mela. Questo elemento impedisce alle molecole di ossigeno di attaccare le cellule dell’organismo. Un ventennio di ricerche ha dimostrato che le persone che consumano più quercetina, presentano un rischio di malattie cardiovascolari inferiore del 20% rispetto ai non consumatori. Le mele abbassano il tasso di “cattivo” colesterolo nel sangue ed aumentano quello “buono”, ossia, quello che protegge le nostre arterie e i nostri vasi sanguigni dalle malattie cardiovascolari.

Diabete e complicazioni. Le mele sono benefiche anche per i diabetici poiché, nonostante il loro contenuto di zuccheri, non causano un innalzamento di glucosio nel sangue.

Ipertensione. Le mele abbassano la pressione alta o ipertensione arteriosa e secondo certi studi, basterebbe anche aspirarne solamente l’odore affinché la pressione si normalizzi, secondo il dottore Schwartzt dell’università di Yale.

Protezione contro virus e batteri. Secondo gli studi condotti in Canada, il succo di mela distrugge numerosi virus come quello della poliomielite.

Mele e polmoni. I ricercatori hanno constatato una relazione positiva tra il consumo di mele ed il funzionamento dei polmoni. Nei consumatori di questi frutti si è constatata una più debole incidenza all’asma e una riduzione del rischio di sviluppare una malattia polmonare ostruttiva cronica.

Protezione contro alcuni tipi di tumori. Le fibre solubili ed insolubili della mela agiscono insieme, per eliminare dall’organismo numerosi agenti tossici, compreso il mercurio e il piombo e giocano un ruolo di protezione contro certi tumori. La quercetina, un flavonide, permetterebbe di inibire la crescita di cellule cancerogene nei polmoni, nel seno, nella prostata, nel fegato e nel colon.

La mela contro l’acidità e l’acido urico Ricercatori britannici hanno osservato che da ½ a 1 litro di succo di mela, di pompelmo o di succo di arancia al giorno aumenta il valore del pH urinario e l’escrezione di acido citrico. Questo fattore permette di ridurre considerevolmente il rischio di formazione di ossalato di calcio dei calcoli renali.

Perdita di peso. Una ricerca effettuata dall’Instituto di Medicina dell’Università di Rio de Janeiro, Brasile, ha dimostrato che donne obese (un totale di 411 tra i 30 e i 50 anni) sottoposte ad un regime dietetico comprensivo di una mela, o di una pera, o di un biscotto all’avena, tre volte al giorno, i 3 alimenti apportavano lo stesso numero di calorie. Al termine dello studio, durato 12 settimane, le consumatrici di mele e di pere avevano perso il 50% in più di peso, rispetto alle consumatrici di biscotti all’avena. È stata notata anche una riduzione importante del tasso di zucchero sanguigno in quel gruppo di consumatrici di mela o pera, in confronto a quelle che mangiavano biscotti all’avena. La conclusione è che la consumazione di mele o di pere avrebbe un’influenza positiva sulla perdita di peso. La mela contribuisce a ridurre i glucidi nel sangue ed abbassa la produzione d’insulina, l’ormone dell’aumento di peso. La pectina nelle mele favorisce il metabolismo dei grassi. Questo frutto è eccellente, perché sazia per lungo tempo apportando sufficiente energia al cervello.


Ecco cosa scriveva Arnold Ehret riguardo il fruttosio/mela:

Arnold-Ehret

Arnold Ehret (1866 – 1922)

L’ingrediente più prezioso dell’amore e della vita in generale è lo zucchero d’uva o di frutta, chimicamente denominato Fruttosio. La storia del Paradiso è stata quasi completamente fraintesa. La “Mela” non è mai stato il cibo proibito per l’uomo, perché la Mela di fatto è la Regina di Tutti i Frutti, il cibo divino Paradisiaco, il vero “pane” del Cielo.

Nel suo libro principale “Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco” scrive:

1》 Nelle prime pagine del libro:
Credendo a una ignobile bugia
Adamo violò le leggi dell’Eden –
Da allora sorse il pianto
L’Uomo è caduto! L’Uomo è sconfitto!

Da allora pesa una maledizione
Sugli intenti di ogni uomo
E tutte le ricchezze
Non possono comprare la salute divina.

Vergognosi peccati, malattia, morte
La croce non ha mai cancellato;
Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco

La salute del corpo, la pace interiore,
Sono determinate dai prodotti della Natura.

Mai la razza umana
Sbarazzerà il corpo dalle proprie scorie
Fino a quando la Mela non prenderà il posto
Del simbolo della croce.

Salute, forza e un quieto riposo
Guance rosee – un salutare colorito
Premiano colui che mantiene la promessa,
Fiducia nel programma di Ehret!


COME CONSUMARLA

La mela è un vero alimento “salutare” ma non bisogna dimenticare che una gran parte dei nutrimenti benefici di questo frutto si trova anche nella buccia o appena sotto di essa. È consigliabile, dunque, mangiarla intera. Tuttavia bisogna rammentare che, purtroppo, anche la mela è uno dei dieci frutti o verdure più inquinate a causa dei pesticidi. E’ raccomandabile, quindi, ricadere, per quanto sia possibile, sui frutti generati da cultura biologica o lavarle molto coscienziosamente prima del consumo.

Esiste una grande varietà di mele, sembrerebbe, però, che le migliori specie da un punto di vista “salutare” sarebbero quelle dalla buccia rossa.

Fonte

>> Consigliamo la lettura di questo libro: 

Carlo Sirtori – libro “La Mela il frutto dal volto umano”
Oncologo di fama internazionale candidato nel 1982 al nobel per la medicina.

Se non lo trovate scriveteci.