“Il frutto dal volto umano” Miti, leggende, ricerche, testi sacri legati alla longevità

L’articolo che state per leggere è stato malinterpretato, modificato, frammentato e alterato da individui che vivono nell’anonimato, al fine di screditare chiunque si ponga domande sui benefici dell’alimentazione frugivora.
Troll_Based_On.pngDa chi? Da un sito (che non nominerò) che si occupa da anni di disinformare (consapevolmente o inconsapevolmente, gratuitamente o a pagamento non è dato sapere) ridicolizzando, o trattando con superficialità imbarazzante tematiche come veganismo, frugivorismo, OGM, scie chimiche, signoraggio bancario, false-flag, relazione acidosi-tumori, rischi/effetti collaterali dei vaccini, massoneria, oltre a molte altre tematiche alternative normalmente ridicolizzate o censurate in Tv.
Non so chi finanzi tali siti di disinformazione, ma tengo a precisare che mi dissocio dalle enormi sciocchezze e dalle falsità che hanno avuto il coraggio di estrapolare anche in questo caso.
Come ho affermato spesso durante i miei convegni, vi invito a usare sempre il vostro discernimento, ovviamente anche in rete: siate curiosi, diventate ricercatori, usate la vostra testa e mettete in discussione le varie versioni al fine di non cadere nella rete della disinformazione a banda larga.
Quando il sistema non riesce ad attaccare un’idea, usa strumenti imprevedibili per attaccare la persona o il gruppo di persone.
Personalmente ne esco rafforzato, convinto che probabilmente qualche anno fa alcune aziende non potevano ancora capire gli enormi benefici che avrebbe apportato la carpotecnia industriale.
Come prevedevo la consapevolezza cresce e diviene sempre più comune; qualcosa sta cambiando negli ultimi tempi e chi segue questo blog con frequenza ne sa qualcosa.
Grazie per l’attenzione amici. Ora vi lascio ad uno dei miei articoli che apprezzo di più.
Buona lettura.

Il frutto dal volto umano

La mela il frutto dal volto umano - Carlo SirtoriCarlo Sirtori, medico e scienziato di fama internazionale ha definito la mela “il frutto dal volto umano“.

Dalle analisicomparate con altri frutti ipotizzò che fosse l’unico frutto con biochimica massimamente idonea al corpo umano.

La sua analisi confermerebbe il rapporto di specie-specificità che si instaura tra una specie animale e una specie vegetale.

Ultimamente sto approfondendo studi sulle proprietà della mela: sto portando avanti sperimentazioni personali e sto approfondendo al tempo stesso simpatici racconti storici, leggendari e mitologici che correlano tale frutto alla tematica dell’immortalità, o meglio ancora, della longevità.

Tradizioni e miti: linguaggio universale dei nostri antenati

I miti e le leggende hanno a che fare con tutti i popoli della terra e li troviamo in ogni civiltà ed in ogni cultura del pianeta: dalla Mesopotamia al Messico, dai mari del nord Europa alle savane dell’Africa. La mitologia sembra essere immune al trascorrere del tempo e così ritroviamo gli stessi racconti confrontando i miti dei nostri antenati più primordiali con quelli dei nostri giorni. La mitologia e la leggenda rappresentano fondamentalmente un ‘linguaggio universale’ che i nostri antenati hanno utilizzato per trasmettere nel tempo importanti messaggi, evitando che andassero perduti.
Mi sono incuriosito ulteriormente scoprendo che la simbologia che ha a che fare con la mela è interminabile e coinvolge popoli lontani tra loro sia dal punto di vista geografico, che temporale. Ovviamente i miti non sono paragonabili ad una pubblicazione scientifica, ma è importante ricordare che dietro la mitologia spesso si celano punti di vista che fanno parte di una profonda saggezza popolare.
iStock_000019714794SmallProbabilmente non è un caso che nelle favole, nelle leggende e in molti testi sacri, da migliaia di anni venisse dato tutto questo interesse ad un frutto così umile. Ma ora riflettiamo sui tanti miti romani, greci, celtici e germanici che la citano.
Il “pomo della discordia” o mela della discordia è l’oggetto lanciato da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti. La dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo la frase “Alla più bella”, causando così una lite furibonda fra Era, Afrodite, e Atena.
pieter_paul_rubens_020_il_giudizio_di_paride_1639Ne l’Iliade Paride diede in premio ad Afrodite una mela d’oro poiché ella era, secondo lui, la più bella dea dell’Olimpo; la mela è presente anche nella leggenda svizzera con Guglielmo Tell; sarebbe interessante inoltre conoscere le origini archetipiche del famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Ma non finisce qui. Avalon, l’ “isola delle mele”, è l’isola mitica dove Artù fu curato da sua sorella Morgana, dopo la battaglia di Camlon. Sapete che proprio sotto un melo insegnava Mago Merlino? In unaleggenda celtica, il dio Lug porta in dono al gran re Cormac un ramo dell’Altro Mondo: è un ramo adorno di tre mele ed è l’insegna della regalità.

Testi sacri, longevità e scienza a confronto

Inoltre la mela è divenuta popolarmente il frutto di Adamo ed Eva, anche se alcuni studiosi escludono che l’albero della conoscenza del bene e del male (malum) possa essere associato al melo.
Mela_di_evaLe tradizioni ebraiche (Torah: Genesi, 5) parlarono dell’antico potenziale di vita appartenente ad Adamo ed Eva e ai patriarchi: nei testi sacri delle tre religioni monoteistela Genesi evidenzia i 365 anni di Enoch, i 777 di Lamech, i 895 di Maalaleèl, i 905 di Enos, i 910 di Kenan, i 912 di Set, i 930 di Adamo, i 950 di Noè, i 962 di Iared e i 969 di Matusalemme.

melieden

Nella bibbia, secondo traduzioni dall’ebraico masoretico, il creatore pose nel paradiso alberi da frutto tra i quali senza dubbio “meli dai bei frutti”.
Solo dopo aver abbandonato il Paradiso terrestre (dal greco“giardino recintato di alberi da frutta”) Adamo ed Eva e i loro successori subirono una notevole e graduale riduzione della durata della vita (nella Genesi “Dio” stabilì un allontanamento dalle cosiddette pratiche dell’albero della vita, con conseguente riduzione della lunghezza della vita dell’uomo a 120 anni; Genesi, 6-3).
Inoltre, sempre secondo i testi antichi, non solo Adamo ed Eva arrivavano a superare i 900 anni, ma i cosiddetti Elhoim giungevano a 35000-40000 anni di vita.
A trasformare questi antichi racconti in un’ipotesi potenzialmente realizzabile è la stessa scienza: difatti a concepire una longevità maggiore rispetto a quella a cui siamo abituati oggi sono gli stessi scienziati che hanno compreso che tutelando il telomero e incrementando l’attività dell’enzima telomerasi si possono ottenere risultati importanti sulla longevità (studi scientifici: Studio 1Studio 2Altri studi).
Lo stesso Dott. Pier Giuseppe Pelicci, che vanta un curriculum di tutto rispetto (laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Perugia; specializzato in Biologia Molecolare; esperienze in Francia e negli Stati Uniti; Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dell’Istituto di Clinica Medica I presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Perugia; direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia a Milano, lo IEO), afferma che il nostro DNA è progettato per vivere 120 anni, ma che tale limite può essere abbondantemente superato, arrivando ad affermare «È stato dimostrato in laboratorio che la manipolazione del Dna consente di allungare la vita anche di 10 volte, ma rompere queste barriere genetiche non ha alcun senso se non si invecchia in buone condizioni».
Il Dott. Giuseppe Pelicci afferma inoltre che i geni dell’invecchiamento dipendono anche dal cibo che si mangia e si può tutelare il telomero anche mangiando il cibo giusto, ricco di antiossidanti.
Egli conclude “Negli ultimi dieci anni c’è stata una rivoluzione nella comprensione dei meccanismi molecolari alla base dell’invecchiamento. Oggi sappiamo che la durata della vita e l’incidenza delle malattie sono fortemente influenzati da alcuni geni. Su cui il cibo può agire.”

Ipotesi più accreditate sulle pratiche dell’albero della vita

da 2min 53sec fino a 3min 24sec

Poichè l’Adam aveva un DNA meno puro del creatore potrebbero essere stati necessari “accorgimenti” più numerosi per portarlo alla longevità di cui si parla nei testi sacri.
Sarebbe interessante capire se tali “pratiche dell’albero della vita” avessero a che fare anche con particolari stili di vita. Tra questi potremmo ipotizzare:

– L’alimentazione biocompatibile un’alimentazione a basso introito proteico e ricca di acqua organicata riduce le scorie, pulisce la cellula e tutela massimamente il telomero incrementando l’attività dell’enzima telomerasi (“studio 1” pubblicato a Gennaio 2016 sulla rivista “Aging” evidenzia la relazione tra sana alimentazione e integrità del telomero; “studio 2″ pubblicato su The Lancet evidenzia che un sano stile di vita può incidere sull’incremento dell’enzima telomerasi).
Genesi 1,29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.

Alcuni studiosi, tra i quali anche un noto biblista e medico israeliano, Amos Luzzatto (1928), affermano che quando nei testi sacri si parla di ‘albero della conoscenza del bene e del male’, il significato di male sarebbe da riferirsi alla fisiopatologia del corpo umano.

 
Non a caso successivamente alla cacciata dal paradiso e quindi all’allontanamento dal proprio ecosistema elettivo e dal proprio cibo elettivo, furono date indicazioni diverse dal creatore:
Genesi, 3-18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

– Tecniche alchemiche e sistemi esoterici

– Utilizzo di metalli nobili (oro e argento in primis) sia sottoforma di abbigliamento, o di arredo, sia sottoforma di liquido colloidale potabile.

– La pratica della ritenzione seminale (pratica che secondo antichi racconti sembra prolungasse la vita e la cui conoscenza era tramandata solo ai faraoni Egizi e a pochi loro sottoposti).

– … le pratiche utilizzate potrebbero esser state molteplici; qui possiamo citarne solo alcune delle più probabili.

da 1h, 38min, 18sec  a  1h 39min 42sec

Storia antica, longevità e mele

Una leggenda narra che Alessandro Magno alla ricerca dell’”Acqua della Vita”, tra le tante scoperte che fece individuò in India delle mele che prolungavano la vita dei sacerdoti fino a 400 anni (così recitano alcuni testi on-line che narrano dei suoi viaggi: sito 1 sito 2 sito 3 sito 4). Curiosando in alcuni siti ho trovato inoltre una simpatica notizia: per lui esistevano 2 tipi di mele, la mela della vita e della longevità e la mela che portava alla comune morte, che secondo lui era quella dorata.
GrowApplesTropicsMiniChissà perchè lungo la vallata del Nilo il faraone Ramsete II (XIII secolo a.C.) diede ordine di coltivare enormi distese di meleti? (Fonte: “Foods that Changed History: How Foods Shaped Civilization from the Ancient” di Christopher Cumo)
Il faraone a quel tempo era privilegiato nell’avere accesso ad insegnamenti e conoscenze scientifiche avanzatissime anche per i giorni nostri.
Tra l’altro i dubbi sollevati da coloro che ritenevano impossibile crescere le mele in ambienti tropicali sono fugati dalle ultime ricerche universitarie che confermano che applicando tecniche specifiche possono maturare mele succose e dolcissime anche ai tropici.

Caratteristiche della mela e sperimentazioni personali

Ora vi parlerò della mia esperienza personale e di un gruppo di ricercatori vicini a me, ma vi invito a confrontarvi con un medico o nutrizionista prima di modificare in qualunque modo l’alimentazione. Le diete fai da te non sono mai consigliabili.
Da sperimentazioni personali e di un gruppo di studio amicale la mela rossa sembra essere capace di mantenere inalterato il pH urinario di chi tende al frugivorismo sostenibile a 7,4. Ciò è evidente dopo aver fatto una graduale e lenta transizione vegan-fruttariana.

downloadIl pH del succo della mela rossa inizialmente è 3.9-4.9 a seconda del grado di maturazione; una volta entrato nel corpo, a seguito di innumerevoli reazioni biochimiche ed enzimatiche, in sinergia con l’acido malico, la buccia (alcalinizzante e ricchissima di antiossidanti), il basso rapporto glucosio/fruttosio, l’altissima concentrazione di antiossidanti, sali minerali, vitamine, sembrerebbe garantire un pH urinario che tende ad avvicinarsi in modo più stabile durante la giornata al valore di 7,4.
Normalmente ogni cibo che ingeriamo modifica il pH urinario (il pH del sangue subisce oscillazioni millesimali, andando incontro ad acidemia temporanea) in maniera più o meno evidente. Da personali esperimenti sembra che la mela rossa (più ricca di antocianine) oltre a mantenere pressochè stabile il pH urinario offra enormi vantaggi di risparmio energetico e una riduzione dei fabbisogni indotti grazie ad un basso rapporto Glucosio/Fruttosio. Già solo questo elemento la potrebbe classificare come il cibo elettivo per l’uomo (il più biocompatibile tra tutti i frutti). Le mele gialle e verdi, meno delicate nei confronti di denti e gengive, non sono paragonabili perchè hanno diverse concentrazioni di acido citrico, glucosio, antiossidanti. La mela rossa ha altre caratteristiche importanti: l’acido malico è autodetergente per i denti e normalmente non è aggressivo per le gengive.
Altri dati interessanti: la mela possiede circa l’85% di acqua (la quantità di acqua contenuta nel corpo di un neonato), la massima concentrazione di polifenoli e pectine, alte quantità di carotene e retinolo ed è l’unico frutto che stimola la peristalsi attiva intestinale.

Dubbi e domande sul cibo più idoneo all’uomo: la frutta?

10264854705_536a7afeb0_bPuò l’uomo considerarsi principalmente frugivoro per costituzione anatomica?
Sembrerebbe l’uomo sia strutturato anatomo-fisiologicamente per mangiare frutta, ma riesce certamente ad adattarsi a tutte le condizioni con chiare ripercussioni sulla sua salute.
Studiando l’effetto che hanno certi cibi su denti, gengive, ossa, muscoli, intestino, stomaco, potremmo chiederci quale sia il cibo più adatto a noi.

A questa domanda la scienza sembra aver già risposto tramite la fisiologia comparata e l’anatomia comparata: la frutta.
Dopotutto la nostra dentatura bunodonte (buno=collina, arrotondata) sembra essere idonea a masticare la frutta. La dentatura degli erbivori è seledonte (selenio=luna).
La dentatura dei carnivori è secodonte (sega).

10264806163_4f1b9bef85_bDalla mia sperimentazione e dai racconti di un gruppo di collaboratori ho notato che una delle migliori disintossicazioni (breve periodo depurante) avviene con la mela rossa: i fastidiosi sintomi tipici di altre forme di disintossicazione piu’ intense, come il digiuno o le diete liquide, sono minori e ludicità e forza sono maggiori.

Ciò non vuol dire che l’uomo debba vivere di solo mele, ma dai miei approfondimenti e dalle mie sperimentazioni in una dieta tendente al fruttarismo i risultati sono stati migliori ponendo al centro dell’attenzione la mela rossa prima di altri frutti (non in senso esclusivo).

Dopo aver sperimentato il fruttarismo e gradualmente diversi brevi periodi con abbondanza di mele ed una sana attività fisica, posso dire la mia. Effettivamente i risultati ottenuti non erano paragonabili: fastidi della disintossicazione eliminati del tutto, peso forma stabile, incrementata rapidità di cicatrizzazione, minore sudorazione, maggiore elasticità di tessuti e articolazioni, incrementata resistenza allo sforzo, solo per fare degli esempi.
Ho potuto notare che un buono stato mentale, fisico, emozionale, bassi livelli di stress e una sana gradualità sono fondamentali per un percorso verso la salute e il benessere.

Ora possiamo porci una domanda in più, che ci può spronare a studiare l’uomo e il suo vero potenziale con maggiore passione.images-11.jpeg
Quale tipo di frutto non dovremmo farci mancare tra i tanti? Per quale motivo?
Queste sono domande lecite che ogni ricercatore della salute dotrebbe porsi.Continuiamo a ricercare e sperimentare con la massima umiltà tenendo sempre a mente l’importanza della tolleranza e dell’amore nei confronti di chi abbiamo a fianco, a prescindere dal tipo di percorso che ha deciso di fare.

PER APPROFONDIMENTI:

LA RETE DELLA DISINFORMAZIONE A BANDA LARGA

ALAN WALKER (Antropologo) “I NOSTRI ANTENATI ERANO FRUGIVORI”

MONOFAGISMO ELETTIVO, O RELAZIONE SPECIE-SPECIFICA

ARMANDO D’ELIA, UNO DI NOI

ARNOLD EHRET, UNO DI NOI

FABBISOGNI INDOTTI, QUESTI SCONOSCIUTI

POTENZIALE ANTITUMORALE DEGLI OLIGOSACCARIDI

RITORNO ALL’EDEN (Parte I)

RITORNO ALL’EDEN (Parte II)

IL MELO: UN ALBERO TROPICALE

>FRUTTARISMO BIOCOMPATIBILE O SCONSIDERATO?

Fonte


Scopre che bucce e torsi assorbono al 100 per cento il petrolio disperso negli oceani: “Ma con gli scarti faccio anche ecopelle, pannelli, piastrelle”


Lo scrittore Cesare Marchi lo chiamava «il frutto dal volto umano», con riferimento al cedimento di Eva nell’Eden. Dopo aver conosciuto Alberto Volcan, nomen omen, inventore bolzanino che erutta idee come fossero lapilli, sono giunto alla conclusione che la mela abbia assunto sembianze extraterrestri. Che sia una golden delicious o una stark, una gala o una fuji, una granny smith o una pink lady, un’annurca o una renetta, ecco in rapida sintesi che cosa riesce a fare, questo ingegnere di 79 anni, con bucce e torsi: ecopelle per scarpe, borse e abbigliamento; carta per stampanti; carta igienica; rotoloni asciugatutto; colla; pannelli per l’edilizia; piastrelle isolanti; mangimi; fertilizzanti; persino biscotti.

riciclo_scarti_mele

Pensate che l’ecopelle in mela puzzi? Errore: è inodore. Che sia poco robusta? Errore: ha una resistenza pari a 90 chili per millimetro quadrato. Che sia poco confortevole? Errore: ha superato 12.800 cicli di prova, rimanendo impermeabile. Che non riscaldi? Errore: si conforma in pochi minuti alla temperatura corporea e la mantiene. «Diciamo che se i nostri soldati avessero avuto gli scarponi in Melokraft, il Duce non avrebbe perso la campagna di Russia», sintetizza Volcan, sedicente «ricercatore ecologico e imprenditore vocazionale» che fin dal 2006 ha protetto la sua invenzione con un brevetto internazionale Pct ed è già stato oggetto di ben quattro tesi di laurea discusse nelle Università di Trento e Bolzano e alla Cattolica di Milano.

Ma la scoperta più stupefacente riguarda le proprietà degli scarti di mela essiccati e ridotti in polvere: inseriti nelle barriere di contenimento che vengono posate in mare per circoscrivere gli sversamenti accidentali di petrolio, sono in grado di assorbire al 100 per cento gli idrocarburi, lasciando le acque perfettamente pulite. Tenuto conto che soltanto dall’inizio del terzo millennio vi sono stati 30 disastri ambientali – l’ultimo, a maggio, ha ammorbato le spiagge di Santa Barbara in California – e che il greggio disperso negli oceani ammonta a circa 4 milioni di tonnellate l’anno, Volcan si candida a salvatore del pianeta.

Di cognome farebbe Volkan. In seguito agli accordi del 1939 fra Adolf Hitler e Benito Mussolini, i suoi genitori, contadini, optarono per l’italianizzazione, non volendo diventare cittadini del Terzo Reich. Più che tedesco, si sente turco: «I kan erano dignitari di Solimano il Magnifico giunti da queste parti con l’esercito ottomano che assediò Vienna nel 1529». Perito elettronico, dal 1955 al 1978 ha lavorato all’Iveco come addetto alla riparazione dei forni di fusione: «Arrivano fino a 1.800 gradi per cui due volte l’anno va rifatta la base. Ho vissuto più in fonderia che a casa». Era diventato un mago del settore, girava tutta l’Europa, ma lo chiamavano anche in Russia, Canada, Israele, Guinea. Aveva già 54 anni quando sentì il bisogno di laurearsi in ingegneria elettrotecnica all’Università di Gratz e di specializzarsi allo Joanneum, rinomato istituto di ricerca applicata che ha sede nella città austriaca.

La sua prima invenzione è il bruciatore volumetrico, che ricava energia dagli scarti degli olii combusti. Negli Stati Uniti, dove Volcan è andato di persona a montare la linea di produzione, lo utilizzano sia sugli aerei che superano la velocità del suono sia per spegnere le fiammelle sui pozzi di petrolio. Nel 1985 l’altoatesino diventa consulente dell’Olivetti. Lo mandano in Cina, a Kunming, a piantare la fabbrica da cui uscirà l’M24, il primo computer italiano che fa concorrenza all’Ibm. «Ho avuto modo di conoscere Bill Gates agli esordi. A Ivrea, dove veniva a proporci il sistema operativo Ms-Dos della sua Microsoft, lo snobbavano tutti. Per Elserino Piol e Bartolomeo Bertarione, padri del pc tricolore, era semplicemente “l’americano”, un intruso da cacciare. In America a quest’ora sarei miliardario come lui».

E invece?

«Per dare corpo ai miei sogni, ci ho solo rimesso 600.000 euro».

È troppo in anticipo sui tempi.

«Nel 1999 ho brevettato la prima lavastoviglie al mondo che funziona senz’acqua, senza detersivo e senza brillantante».

Ha detto senz’acqua?

«Sì. Un mio amico gestiva un rifugio a 3.000 metri sul Catinaccio. Per pulire le stoviglie, doveva sciogliere la neve. O usare la minerale in bottiglia. Consideri che solo per riportare a valle i rifiuti con l’elicottero spendeva 30 euro al chilo. Chiese il mio aiuto. Un giorno caddi su una biglia di vetro. Per punire la maledetta, la infilai in un forno a 500 gradi. Ma, anziché sciogliersi, ne uscì perfettamente ripulita. Ripetei l’esperimento con i piatti sporchi di ragù: stesso risultati, sterilizzati».

E allora com’è che a casa mia si usa ancora il Finish?

«Ho proposto la lavastoviglie, brevettata nel 1999, ai maggiori produttori di elettrodomestici. Mi rispondevano: “A che serve? Ce n’è tanta, di acqua”. Adesso, dopo 16 anni, si sono accorti che le risorse idriche scarseggiano e dalla Cina si è fatta viva l’Electrolux. Dalla Cina! Per questo le dico che in America avrei fatto fortuna. Bill Gates andava in banca con il suo bel progetto, la banca lo sottoponeva all’esame di qualche università e poi gli chiedeva: “Quanti soldi le servono?”. E sganciava».

Non sarà che i suoi progetti sembrano irrealizzabili?

«Irrealizzabili? Senta, nel 1997 ho creato per Andrea Merloni il primo scooter Benelli in Pet, costruito con 660 bottiglie di acqua minerale. Per anni ho prodotto gli orologi per l’Arma dei carabinieri con lo stesso materiale. I giganti della plastica, Montedison in testa, mi hanno azzannato. Oggi tutti inneggiano al riciclo».

Per il recupero degli scarti delle mele da che cosa ha preso spunto?

«Dal cimitero».

Prego?

«I miei genitori sono sepolti a Bronzolo. Lì vicino c’è una fabbrica che produce succhi di frutta: 70 tonnellate di scorie l’anno, una puzza infame. Mi sono fatto consegnare una quintalata di quella robaccia e l’ho essiccata nel forno di un mio amico a Rovigo. Poi l’ho macinata e ho portato la polvere a Paolo Bonaguro, amministratore della cartiera Favini di Rossano Veneto, che già aveva fatto la carta con le alghe della laguna di Venezia e con la farina di smog ottenuta dai fumi di combustione della fabbrica. È risultato che la polvere dei pomi conteneva il 70 per cento di cellulosa. Così è nata Cartamela, utilizzata come carta da lettera ufficiale dalla Provincia autonoma di Bolzano. L’aveva adottata anche monsignor Wilhelm Emil Egger, riposi in pace».

Il cappuccino che fu vescovo di Bolzano e Bressanone fino al 2008?

«Proprio lui. E sa che cosa mi diceva sempre? “Volcan, un motivo deve pur esserci se abbiamo identificato la mela con il frutto che cresceva nel Giardino dell’Eden”. Dopodiché ricevetti le diffide da quattro avvocati di Steve Jobs. Sostenevano che non potevo usare il simbolo della mela in quanto era il logo della Apple».

Che pretesa assurda.

«Ci siamo chiariti dopo 14 anni di scaramucce legali. Anzi, stiamo per diventare soci. È venuto a trovarmi Daniel Ku, proprietario della Iwi green plus di Taiwan, che collabora con Tim Cock, l’erede di Jobs. Produrremo le custodie in ecopelle Melokraft per cellulari e tablet della Apple».

L’ecopelle si fa soltanto con la mela?

«E altri vegetali. Penso ai carciofi. E ai pompelmi, che hanno una scorza di 1,5 centimetri. Oro puro. Si sono già fatti vivi gli iraniani, che bevono solo succhi di frutta e non hanno più deserti dove gettare gli scarti. Non che l’Alto Adige sia messo meglio: 500.000 tonnellate l’anno fra bucce e torsoli di mele, spesso destinati a impianti di biogas che però rendono appena l’1 per cento ed emettono diossina».

Brutta roba.

«Gli scarti delle mele dopo due giorni si ossidano e sviluppano aflatossine, fra le peggiori sostanze tossiche e cancerogene. Purtroppo ci sono allevatori che li danno da mangiare alle mucche e ai maiali. Una follia. Intendiamoci, anche mia nonna Emilia lo faceva, ma solo dopo averli bolliti. Sapienza contadina».

Come si fabbrica l’ecopelle?

«Mi sono rivolto ad Anzio Storci, divenuto primo costruttore al mondo di macchine per la pasta perché da giovane aiutò Pietro Barilla a portare due valigie fino in stazione e fu preso a benvolere dall’imprenditore. Ho montato nella sua fabbrica di Collecchio un impianto modificato che miscela acqua, farina di mela e un collante alimentare che la Henkel ha messo a punto per me. Invece della sfoglia per gli spaghetti esce un nastro di ecopelle, 6 millimetri di spessore. Lei consideri che una pelle di vacca misura 70 centimetri per 80. Io posso produrre una striscia di lunghezza infinita e larga anche 3 metri. I cinesi la useranno per farci i rivestimenti delle camere e delle cucine. In collaborazione con Giuseppe Tecco, un imprenditore di Cuneo che macina prodotti vegetali, sto creando un’ecopelle bianca ricavata dai tutoli del mais, cioè la parte interna delle pannocchie».

Immagino che sia biodegradabile.

«Altroché. Se la sotterri, viene attaccata dai microrganismi e si distrugge. La pelle normale no, perché è impregnata dal cloro e dai solventi della concia».

 

Come ha scoperto che gli scarti di mela polverizzati debellano gli inquinamenti da petrolio?

«Merito dell’insonnia. Mi alzo alle 3, mangio una delle mie cinque mele quotidiane, e comincio a lavorare. Una notte m’è saltato in mente di rubare una calza di nylon a mia moglie, di riempirla con 150 grammi di farina di mela e di metterla a bagno in un mastello. Il giorno dopo il recipiente era asciutto e la calza pesava 2,5 chili. Allora ho preparato una seconda calza e ho versato nell’acqua 1 litro di gasolio. Ebbene, ha assorbito la nafta e lasciato l’acqua perfettamente pulita».

Com’è possibile?

«Non me lo chieda: lo ignoro. La chiami evoluzione della specie o come diavolo vuole. So soltanto che 1 chilo di mele essiccate assorbe 5 litri di petrolio. Luis Durnwalder, all’epoca presidente della Provincia autonoma di Bolzano, mi ha messo a disposizione Protezione civile e vigili del fuoco per sei mesi di test. Tutti coronati da successo».

Sta lavorando ad altre idee?

«Sempre. Il professor Fernando Alemanno, specializzato in anestesia e rianimazione, mi ha illustrato il problema del tubo che s’infila in bocca ai pazienti addormentati sul tavolo operatorio. L’anidride carbonica così aspirata è filtrata da un prodotto chimico che viene 15 euro al chilo. Ma, quel che è peggio, smaltire questa schifezza costa 20 volte tanto, 300 euro al chilo. “Studiami qualcosa di alternativo”, mi ha chiesto Alemanno. Detto fatto: l’alito può essere assorbito da pezzetti di calce solidificata con un procedimento di mia invenzione. E alla fine si danno da mangiare alle galline che se ne servono per fare i gusci delle uova».

Le uova all’alito fanno un po’ schifo.

«Scusi, eh, ma lei ha mai visto che cosa beccolano le galline? Se ne sta interessando anche la Marina per i militari chiusi dentro i sommergibili».

Abbiamo finito?

«Non ancora. Dopo un lustro di ricerche, mi sono procurato in un lago tedesco delle alghe che 2.000 anni fa erano batteri, diatomee per la precisione. Ho scoperto che 1 etto di esse assorbe 1,5 litri di pipì. Adesso sto collaborando con il colosso svedese Tena per la produzione di pannoloni e pannolini. La polvere delle diatomee, impastata con l’acqua, diventa una specie di tessuto con 2 micron di spessore. Ed è anche alimentare». (Ne piglia una presa da un sacchettino e la inghiotte). «Per cui i pannoloni finiranno in discarica con l’umido. Quelli in vendita oggi sono fatti invece di polimeri sintetici. Inceneriti a 250 gradi, sviluppano diossina. Ha idea di quanti se ne bruciano ogni giorno in questo mondo fatto di plastica e di vecchi?».

Pensa di arricchirsi con le sue invenzioni?

«È la povertà la ricchezza del mondo. Nel benessere non s’inventa nulla di nuovo. La crisi economica si sta rivelando una benedizione, perché solo nelle difficoltà gli uomini danno il meglio. I soldi non sono mai stati un problema, per me. Vado ancora in giro a riparare forni e ho persino 2.000 euro di pensione. Posso permettermi di continuare a cercare».

Fonte


Confusione mentale, perdita di memoria, difficoltà di parola, disorientamento … il morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza, è traumatico per coloro che hanno e coloro che vedono i loro cari soffrono.Le statistiche raccontano una storia che fa riflettere:

  • Più di 5 milioni di americani vivono con l’Alzheimer
  • Ogni 67 secondi, qualcuno negli Stati Uniti si sviluppa il morbo di Alzheimer
  • Il morbo di Alzheimer è la 6 ° causa di morte in America

Gli scienziati non sono sicuri quando e come inizia il declino, ma sanno che la malattia impedisce alle cellule cerebrali di funzionare bene. Mentre i ricercatori stanno lavorando giorno e notte per trovare modi per combattere il morbo di Alzheimer, che da parte nostra possiamo mantenere il cervello sano con una dieta equilibrata, tra cui più di un particolare frutta … mele.

Anche se le mele hanno a lungo tenuto una reputazione formidabile per tenere lontano il medico, alcuni studi specifici sui loro benefici cerebrali amplificazione sono degni di nota. Un University of Massachusetts-Lowell studio condotto dal Dr. Thomas Shea ha dimostrato che le mele e succo di mela hanno aiutato i topi con una Ahlzheimer’s-come difetto migliorare compiti di memoria.

In uno studio separato condotto da ricercatori di Cornell, una sostanza chimica chiamata quercetina è stato trovato per proteggere le cellule cerebrali di ratto dallo stress ossidativo. “Una mela al giorno può fornire importanti composti bioattivi, che possono svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di malattie neurodegenerative”, spiega Chang Y. “Cy” Lee, Cornell professore di scienza dell’alimentazione.

E in più una buona notizia mela, professore della Cornell University Rui Hai Liu e il suo collega hanno identificato 13 composti in buccia di mela che (in studi in vitro o su animali) sia inibito la crescita o cellule tumorali uccise del fegato, del seno e del colon.
Mentre gli scienziati avvertono contro ritenere che mele o succo di mela è una risposta definitiva a Alzheimer o altre malattie, essi sottolineano che dovrebbe inserirsi in parte di una dieta quotidiana equilibrata. “La varietà è meglio,” dice il Dott. Liu, “Le migliaia di phytochemicals in frutta e verdura può essere visto come una squadra.”

Fonte


La ricerca è recentissima ( http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23511050 Giugno 2013 ) e arriva dall’università di Xi’an in Cina, dove alcuni ricercatori e medici hanno sperimentato delle sostanze contenute nella mela nella cura di un carcinoma umano del colon e con grande sorpresa hanno constatato che gli oligosaccaridi delle mele sono stati in grado di uccidere più cellule cancerogene del miglior farmaco chemioterapico conosciuto contro il tumore del colon.

L’esperimento è stato fatto in vitro e l’interesse è altissimo in quanto se l’effetto fosse replicato anche in vivo la scoperta porterebbe a delle conseguenze positive di enorme importanza nella cura del tumore al colon, dal momento che gli oligosaccaridi sono molecole biologiche naturali che l’organismo umano recepisce e tratta in maniera indolore e processa in maniera biocompatibile, al contrario del farmaco chemioterapico, il quale viene recepito sempre malissimo dall’organismo e spesso scatena reazioni collaterali tossiche nel paziente.

Gli oligosaccaridi di mele hanno ucciso fino al 46 per cento delle cellule del cancro del colon umano in vitro e superato il farmaco chemio più comunemente usato. A soli 0,9 microgrammi per mL (circa 0,9 PPM), gli oligosaccaridi hanno ucciso il 17,6 per cento delle cellule del cancro dopo 36 ore, mentre il farmaco chemio ha ucciso solo il 10,9 per cento (ad una concentrazione più elevata di 1,3 microgrammi per mL).

Fonte